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C3, BluCeleste in profondità

Per arrivare all’alba, non c’è altra via che la notte

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Non se ne vede la fine. La tristezza delle domeniche calcistiche per i molti tifosi che amano la Calcio Lecco 1912 è stata in questa sciagurata stagione il leitmotiv.
Qualche flebile speranza rimane ancora accesa, anche se non può certo alimentare entusiasmi traditi, usati, ingannati, nelle stagioni gettate al vento negli ultimi dieci anni.
 
Ognuno ha un suo colpevole da additare. Attribuire la paternità del “disastro societario” a destinatari che hanno attraversato i destini della società bluceleste è operazione semplice, visto che quando la si mette in pratica (la colpevolizzazione), il disastro è già avvenuto ed è all’evidenza.
 
Se facciamo un’analisi obiettiva relativa al solo aspetto sportivo di questi ultimi anni, possiamo salvare la stagione in cui sulla panca del Lecco sedeva Fiorenzo Roncari, e  gli ultimi due anni: il secondo di Rocco Cotroneo e lo scorso campionato con Luciano De Paola.
Riguardo proprio all’ultimo campionato, dobbiamo rilevare che il Monza (già promosso in Lega Pro) ottiene questa promozione facendo gli stessi punti che fece il Lecco la scorsa stagione arrivando secondo e vincendo poi i play-Off.
 
Non sappiamo come finirà sportivamente questo tristissimo campionato per i nostri colori (speriamo bene, certo!) ma quello che dobbiamo registrare tutti e metabolizzare, è che il calcio in questi ultimi anni è profondamente cambiato.
La presenza di pubblico negli stadi di tutti le categorie si è rarefatta, se non addirittura desertificata. 
 
Le ragioni sono molteplici, e non solo di carattere economico (costi dei biglietti), ma anche di contemporaneità televisiva, di stadi ridotti tanto male da risultare impraticabili, da un senso di appartenenza ai colori delle squadre tifate che va scemando, ucciso da un marketing che di cuore o sentimenti non capisce il senso.
 
Il titolo dell’editoriale però narra di “notte”e “alba”. La notte che stiamo vivendo è lunghissima, nera e buia, senza un barlume di luna o una sola stella… 
Le condizioni perché torni “l’alba” sono semplici, ma così semplici da risultare elementari. Ci vogliono persone con risorse economiche vere!
Se non arriva una proprietà foderata di soldi, qui a Lecco, non si va da nessuna parte.
 
Due esempi recenti di società gloriose che vivono un’alba radiosa dopo avere attraversato le tenebre della notte più nera, sono: il Monza che in due campionati in D è riuscito subito a risalire; la SPAL, fallita, ripartita dai dilettanti e dopo una ridda di promozioni pronta nientemeno che al proscenio della serie A.
 
Abbiamo citato entrambe queste due positive vicende, perché all’isediamento del “board societario” in entrambi i casi vi furono levate di scudi contro i nuovi proprietari che venivano tacciati da parte di frange delle pertinenti tifoserie come “biechi affaristi” per non dire di peggio.
 
Se esiste ancora qualcuno che possa ipotizzare che con il calcio si guadagna, si faccia avanti. Ci sono una miriade di società conciate male in vendita.
La verità è un’altra: uno dei vezzi nazionali più diffusi è fare i milionari con il portafoglio degli altri. In questo a Lecco siamo maestri.
Leggere sulla stampa, o sentire parlare di società che vorrebbero acquistare il Lecco, utilizzando l’aiuto degli sponsor(!!?) equivale a dichiarare di non avere il becco di un quattrino.
Della serie “entriamo, poi ci facciamo aiutare proprio dagli sponsor”: abbiamo già visto quest’anno, nella prima parte del campionato, gli esiti di questa bella filosofia…
 
Per dare un futuro alla Calcio Lecco, solo il primo anno i quattrini da mettere sono: 200.000 € per titolo sportivo e pendenze giocatori, 450.000 € gestione per un campionato di serie D di buonissimo livello, 150.000 € per la gestione del settore giovanile.
Totale per ripartire come si deve, mal contati, 800.000 euro.
Conosciamo qualcuno di Lecco pronto con il portafoglio in mano a sobbarcarsi la spesa?
Forse uno ci poteva essere, ma prima che iniziasse questo disgraziato campionato ipotizzò a bocce ferme che forse sarebbe stato meglio portare i libri in Tribunale, visto lo stato di assoluta indigenza delle casse societarie e i debiti pregressi.
Apriti cielo! Qualsiasi fenomeno da tastiera lo apostrofò malamente. Il Lecco fallito? Ma che pazzia è mai questa?
Difatti abbiamo visto come è andata a finire…
 
Chi di noi metterebbe soldi (a perdere) dentro una società, per poi sentirsi insultare ancora prima di arrivare? Nessuno!
 
Piantiamola con il criticare tutto e tutti.
Se vogliamo arrivare all’alba, lasciamo nella notte i cattivi pensieri, le demagogie e sopratutto il becero pettegolezzo.
Con queste brutte cose non ci paghiamo il caffè. Se vogliamo cappuccino e brioche ci vogliono i soldi!
 
Linotype

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