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C3, BluCeleste in profondità

Non molte idee, ma quelle poche anche confuse

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Nemmeno quando c’è la sicurezza economica alla Calcio Lecco riusciamo ad avere tranquillità.

Quello a cui abbiamo assistito negli ultimi dieci giorni è degno delle migliori “Telenovelas Sudamericane”. Tutto e il  contrario di tutto.
Del Piano esonerato e con lui il ds Gizzarelli subito dopo l’infausta sconfitta con la Virtus Bergamo.
Chiamato al capezzale della malata, il cavallo di ritorno Luciano De Paola.
Conferenza stampa di presentazione, primo allenamento diretto al Rio Torno, e prima sorpresa: Il ds Gizzarelli è al campo in quanto reintegrato nei ranghi…
Ma la bomba scoppia nella giornata di giovedì, quando da una indiscrezione appresa dalla nostra redazione (siamo stati, come spesso ci capita, i primi a darne notizia) si scopre che De Paola non sarà il prossimo mister della Calcio Lecco 1912.

Apriti cielo!
Dopo un tentativo nella mattinata da parte dei dirigenti del Lecco di smentire la mancata firma sul contratto di mister De Paola, si è poi arrivati all’ammissione oramai palese della rinuncia alla panchina del Lecco da parte del tecnico bresciano.
Il resto è cronaca. Richiamato Del Piano che, essendo sotto contratto e non dimissionario, prepara la recente partita con il Caravaggio, dirigendo allenamento e rifinitura in un clima surreale.
Questa la successione degli avvenimenti degli ultimi giorni, che definire “caldi” è un eufemismo.
Ci corre però l’obbligo di un commento, di una chiosa sulle poco stabili e lineari affermazioni che riguardano il presidente Di Nunno.
Non si può passare da affermazioni tipo: «Se mi danno dei punti di penalità me ne vado» (pronunciata dopo la notizia dei punti di penalità comminati per problemi legati a vertenze della gestione precedente), per poi lasciarsi andare a un’entusiastica «Siamo uno squadrone, vinceremo il campionato, e comunque se non lo vinciamo, andremo in C lo stesso perché ripescati» (dopo la vittoria casalinga con il Crema).
Non si possono capire le richieste, a mezzo stampa, fatte al Comune di volere gestire in prima persona i campi del Bione perché così si potrebbero fare giocare 800 ragazzi da inserire nel vivaio. Richieste che, paragonate alle esternazioni nei dopogara con Virtus Bergamo e Caravaggio, “stridono” e non poco.
Vorremmo ricordare a chi ha la pazienza di leggerci, e al presidente Di Nunno (che non siamo certi ci legga), che in un nostro editoriale uscito dopo la prima giornata di campionato in cui fummo sconfitti dalla Pro Patria, scrivevamo che mettere soldi, e anche tanti in una squadra di calcio, non produce automaticamente la vittoria certa di quel campionato.
In quell’articolo facevamo l’esempio di Rezzato e Crema, che di risorse economiche ne avevano profuse notevolmente di più di quanto era stato messo a budget dalla società Lecco. Nemmeno queste due società sono sicure, nonostante gli sforzi economici, di vincere…
Certo, conta la solidità economica, ma conta parimenti la serietà della società. Conta sopratutto il livello di organizzazione.
Quindi, all’interno stesso dell’ambito societario, bisogna porsi alcune domande.
Chi ha condotto la campagna acquisti?
Chi ha scelto il tecnico e il suo staff, il preparatore atletico, il preparatore dei portieri?
Chi ha scelto il direttore generale?
Facciamo queste domande perché troviamo fuoriluogo che il presidente Di Nunno sia offeso con i tifosi che, a suo dire, non hanno compreso il grande sforzo economico da lui intrapreso per prendere e rilanciare la Calcio Lecco.
Scusi presidente, guardi che tutti hanno capito che lei ha investito pesantemente nella Calcio Lecco.
Lo sanno tifosi, sportivi, giornalisti e addetti ai lavori.
Il problema, vogliamo rimarcarglielo, non è non comprendere i suoi sforzi, è semmai avere capito che il livello di organizzazione e le persone che dovrebbero attuarla non sono probabilmente all’altezza delle aspettative.
Probabilmente c’è ancora un pochino (sempre meno) di tempo per invertire la rotta. Sempre però che si evitino le figure indecorose di questa ultima settimana.
Possiamo non vincere nulla, ma cerchiamo almeno di non essere una barzelletta.
Linotype

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