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Calcio Lecco, Lella si vede con Capogna: «Non esiste dualismo, vogliamo la C a tutti i costi»

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Arrivato alle soglie della fatidica “quota trenta”, Tommaso Lella ha fatto un passo indietro.

Ha accettato di non essere, per ora, il primo degli eleggibili, là davanti, per giocarsela ad armi pari con Riccardo Capogna, suo coscritto. Non era facile, di certo, per uno abituato a vedere il campo spesso e volentieri e a trovare con costanza la via della rete. Arrivato alle soglie della fatidica “quota trenta”, Tommaso Lella ha scelto di provare a vincere dopo un decennio passato a toccare o sfiorare con regolarità la doppia cifra. Ne sanno qualcosa i tifosi della Calcio Lecco 1912, che spesso hanno dovuto ingoiare bocconi amari a causa sue (sei gol in sei precedenti), ma che ora lo ritrovano in campo con la “9” bluceleste a fare quello che ha sempre fatto: pressare, fare la guerra con ogni difensore che passa dalle sue parti e attaccare le porte avversarie con il sangue negli occhi, guadagnandosi applausi e apprezzamenti vari anche per qualche giocata spettacolare.

Che quello di Lella sia effettivamente considerabile un passo indietro rispetto alla titolarità fissa in realtà minori e meno ambiziose, è, a ben vedere, solo un possibile abbaglio. «Con Capogna non esiste il dualismo, perchè entrambi vogliamo per Lecco la Serie C a tutti i costi. Era giusto, alla mia età, venire qui e mettermi alla prova nella piazza più importante della mia carriera. Inoltre, io e Riccardo abbiamo caratteristiche diverse, potremo anche giocare insieme in determinate situazioni», ci ha spiegato nelle interviste di metà settimana.

Opinione legittima quest’ultima: Capogna è una sorta di scardinadifese, che in tempi passati ha spesso e volentieri giocato da seconda punta per le sue evidenti capacità di vestire i panni dell’assistman prima di diventare un centravanti efficacissimo anche dentro l’area; diversamente, Lella è l’attaccante, il “9” vecchio stampo con il gol nel sangue, che, nonostante un passato da esterno offensivo, gioca anche per la gente e vive novanta minuti sul filo dei nervi buttandola sulla guerriglia sportiva. 

Due modi diversi e complementari di vedere il ruolo, ma che li hanno portati a indossare costantemente il soprannome di “bomber” da parte dei compagni di squadra che si sono trovati a fianco. Di certo c’è un fattore: se mai nelle retrovie dovessero trovarsi in difficoltà in fase di transizione, buttare la palla verso uno dei due (o entrambi) potrebbe essere un modo per condurre la nave in un porto sicuro. E, per chiudere il discorso sul dualismo, basta guardare una foto per capire come vanno le cose.

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