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Calcio Lecco, Tacchinardi: «Così non basta!». Di Nunno: «Stipendi congelati fino a maggio»

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In casa Calcio Lecco l’alta tensione è di casa da tempo.

L’ingaggio di mister Alessio Tacchinardi non ha dato i frutti sperati: in due partite il nuovo tecnico ha raccolto altrettante sconfitte immeritate, figlie di errori individuali in ambo le zone del campo. I blucelesti giocano solo sulla forza nervosa che deriva dalle reti avversarie, fattore che però spesso produce una frenesia fine a sè stessa. La classifica piange e pone il Lecco a metà tra la zona playoff e quella playout: uno status di “ciapanò” che non può piacere.

Apre il lungo valzer della conferenza stampa post partita Angelo Maiolo, team manager, che come spesso accade porta anche la voce del presidente Paolo Di Nunno: «Si sta creando un brutto clima. I tifosi hanno tutte le ragioni del mondo quando contestano, anche perchè ogni domenica c’è qualche scusante. Il presidente? Fino a maggio pagherà gli stipendi, dopodichè penso che lascerà. Il mister, invece, lavora, suda e fatica, non ha delle che abbia delle colpe, ha trovato la squadra che c’è.»

Il primo tentativo di parlare di mister Tacchinardi, invece, lo stoppa proprio il presidente Di Nunno, che in via telefonica annuncia guerra ai suoi giocatori: «Mi stanno rubando i soldi a Lecco, gli stipendi saranno congelati fino a maggio. Hanno fatto dieci partite da leoni e venti da c******i. Non li pago più! Dal primo giugno non sarò più il presidente della Calcio Lecco 1912, i giocatori saranno pagati e poi fuori dai… Cristofoli? Non ha voglia di giocare, se non ha voglia di stare qui risolviamo il contratto e lo lasciamo libero.»

Chiusa la telefonata, mister Tacchinardi può prendere definitivamente la parola: «La squadra in settimana lavora in maniera inappuntabile, ma gli avversari ora come ora vanno il doppio di noi; nel secondo tempo ho fatto delle scelte per colmare il gap fisico. Nello spogliatoio non c’è nessun casino, ma da oggi gioca chi ha voglia di correre. Voglio una squadra che sputi l’anima e non tutti lo stanno facendo: questi non giocheranno più. Se non si gioca come nel secondo tempo faremo tre mesi d’inferno. Io mi prendo le mie responsabilità, se la società vuole lasciarmi a casa domani mattina è libera di farlo. Acquisti? Alcuni giocatori provato a chiedermi ventimila euro, cifre che non si vedono neanche in Serie B. Non è gente che serve a noi.»

Un pezzo del palco se lo prende anche Angelo Battazza: «Non mi si dica che sono un pagliaccio! Senza di me il Lecco sarebbe finito da dieci anni. Gente che parla così di me non sa neanche come è fatto il calcio! Di Nunno è una persona onesta, ha sempre pagato e pagherà anche qui. Ad averne! Se il presidente andrà via dovrò mettermi in mezzo io per non far sparire il Lecco. Io ho messo il grano in tutti questi anni, non le noccioline!»

Quasi tagliati fuori, Francesco Luoni e Ivan Merli Sala prendono la parola ad animi più calmi e, sostanzialmente, esprimono gli stessi concetti: «Dobbiamo avere la fame del secondo tempo, così questa partita difficilmente l’avremmo persa. In settimana ci alleniamo bene, io non posso dire niente a nessuno».

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