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Bruschi e Villani

Bruschi & Villani 23 Settembre 2013
Lecco, bello e incompiuto

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Tempo di lettura 3 minuti

Il Lecco esce dallo stadio Legler con la convinzione di essere una squadra che sa giocare il pallone, che sa imporre il proprio gioco. Ma anche con la certezza di essere una formazione che non sa concretizzare in gol la propria superiorità. Il volume di gioco è quasi sempre sprecato. Gli attaccanti non segnano e i centrocampisti non si inseriscono. Questione di convinzione più che di moduli o di schemi, anche se ci resta l’impressione che se mister Butti non avesse tolto Rota, pur stanco che fosse, forse il Pontisola non avrebbe pareggiato. Ma, al di là di questo particolare tattico, sembra proprio che il Lecco sia bello ma incompiuto.
Difficile trovare altra definizione per una squadra che in tre su quattro gare disputate si impone all’avversario per più di metà gara, ma ne esce con due pareggi e una sconfitta.
Difficile spiegare con la sfortuna o gli arbitraggi un trend che sta consolidandosi quasi quanto il penultimo posto in classifica.
Sarà il calendario difficile, sarà la mancanza di qualche uomo giusto al posto giusto.
Sarà persino la mala fede arbitrale nei confronti del Lecco confermata anche a Ponte San Pietro. Ma non siamo di quelli che pensano che sfortuna e torti delle giacchette nere spieghino tutto.

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La verità sembra essere una sola. Il Lecco non è ancora uscito dall’aula scolastica. Mister Giuseppe Butti è sicuramente un allenatore molto preparato, ma, almeno per ora, non riesce a trasfondere la sua grinta e la sua determinazione nei giocatori. Gli schemi ci sono, come detto, e c’è anche il gioco.
Va da sé che quel che manca è proprio la rabbia agonistica e il coraggio. E quest’ultimo, come diceva il Manzoni a proposito di Don Abbondio, se non ce l’hai, non te lo puoi dare… Eppure il confronto con la stessa squadra della passata stagione è impietoso. Mauri, Di Ceglie, Redaelli, Aldegani, Romeo, Rota, Castagna, sembravano avere una marcia in più. Si “mangiavano” letteralmente gli avversari con mister Fiorenzo Roncari in panchina. Il contraltare è il gioco: il Lecco della scorsa stagione aveva un unico schema: palla lunga e pedalare. Ma se dobbiamo scegliere, vista la fatica che fa il Lecco ad andare in gol, allora ci piacerebbe vedere meno gioco e più reti. Anche perché, è ormai dimostrato, il gollettino, seppur immeritato, seppur su rigore, questo Lecco lo prende sempre. Fosse impermeabile agli attacchi avversari allora potremmo galleggiare aspettando, sullo 0 a 0, la segnatura decisiva. Ma così, invece, si rischia di autoaffondarsi.
Butti è davanti a un bivio: deve continuare con il suo 3-5-2, anche perché cambiare ora sarebbe da suicidio, ma deve anche saper dare un’anima a questa squadra. La partita con l’Aurora Seriate di domenica prossima è da vincere a tutti i costi proprio per riuscire a dare concretezza a questo Lecco bello e incompiuto che ancora non convince.

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