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Picco Lecco, Lancini: «Il nostro lavoro non è stato ripagato». Il ricordo del vicepresidente Luciano Lavecchia

La schiacciatrice biancorossa stava vivendo la sesta stagione in Prima Squadra: dopo una prima fase in chiaroscuro aveva iniziato a trovare le giuste argomentazioni per tornare ai suoi livelli

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La classica scure che, all’improvviso, taglia di netto una stagione potenzialmente di gloria. Lecchese doc, studentessa universitaria, assistente alla comunicazione e schiacciatrice di ottimo livello per la Serie B1, Arianna Lancini stava vivendo la seconda stagione in terza serie nazionale. A un avvio un po’ stentato aveva fatto seguire delle grandi prestazioni, in particolar modo dopo il rientro dalla pausa invernale. Dove si sarebbe potuti arrivare, in campionato e Coppa Italia, è un dubbio che non sarà mai risolto per via dell’interruzione della stagione decretata ormai qualche settimana fa.

«Passare da quattro allenamenti e la partita a fare gli esercizi in casa è veramente dura – racconta Lancini a LCN Sport -. Studiare da qui, invece, è molto più comodo, perchè frequentare l’Università con lavoro e pallavolo non era per niente facile. Le problematiche nella scuola, , per quanto riguarda il lavoro, sono tante: in questo momento la priorità non è più finire il programma scolastico, perchè sarebbe veramente difficile»

Sport: «Tanto dolente, accettare la decisione della Fipav non è stato facile, è stata la cosa più dolorosa perchè era un annata fantastica. Il traguardo intermedio della Coppa Italia personalmente mi rendeva orgogliosissima. E’ stato difficilissimo accettare il fatto di non poterla disputare, mi ha dato una consapevolezza in più che l’anno scorso non avevo. E’ dura e girano, non lo nego, ma in questo momento va bene così. Tutto il lavoro fatto, però, non viene ripagato neanche “di tanto così”. Nei giorni scorsi ho detto a coach Milano che non ci ha fatto neanche lasciato festeggiare a dovere la qualificazione alla Coppa Italia per scaramanzia».

Primo e secondo anno di “B1”, quali differenze? «Sono entrambi gruppi che lasciano qualcosa di forte, perché sono stati due anni belli. Quest’anno potevamo crescere ancora parecchio, ci abbiamo messo del tempo a capire il gioco da praticare e c’è un po’ di dispiacere per questo crescendo che ci sarebbe potuto essere. A livello personale ho fatto fatica ad adattarmi inizialmente, arrivavo da un anno finito “a bomba” ed è stato difficile cambiare vari aspetti. Sono contenta di quello che si è creato nel tempo».

Nel frattempo si è sviluppato un gran legame con Martinelli: «Dicono che ci sia anche una somiglianza fisica, ma io non la vedo così marcata (ride, ndr). Ci siam trovate, sono contenta di questo». Cambio di regia: «Non è stato facile cambiare, Stomeo e Dall’Igna sono due grandissimi palleggi, ma anche per questo all’inizio ho un po’ faticato, dato che Stefania arrivava dalla Serie A2 e aveva un’idea diversa di pallavolo».

La “botta” è arrivata anche dalla prematura scomparsa di Luciano Lavecchia, past president vicinissimo alla Prima Squadra: «Per me è stata una persona importante, sono alla Picco da più tempo di tutte le altre ragazze. Lui tornava dalla Puglia giusto per l’inizio del campionato e presenziava a praticamente ogni allenamento, ci portava i regali di Natale e durante l’anno. Era una presenza importante».

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