Non ce n’è per nessuno. Tadej Pogacar scrive un’altra pagina della sua mirabolante carriera di fuoriclasse, una pagina della storia del ciclismo che sta aggiornando a suon di record. A Bergamo lo sloveno trionfa in solitaria, come ormai prassi, e conquista il quinto Giro di Lombardia consecutivo. Nessuno, nemmeno Fausto Coppi, vi era mai riuscito.
L’iridato arrivava alla classica delle foglie morte da superfavorito dopo le vittorie al Campionato del mondo, al Campionato europeo e alla Tre Valli Varesine che certificavano il suo stato di forma perfetto. Da Como a Bergamo, 238 chilometri con passaggio sulle strade lecchesi – da Onno a Calolzio – la UAE di Pogacar ha sempre controllato la corsa: ai -35 dal traguardo lo sloveno ha salutato il gruppetto che era con lui, dopo il gran lavoro di Rafał Majka, ed è andato a riprendere il fuggitivo di giornata, l’americano Quinn Simmons. Da lì, Pogacar non si è più voltato, facendo corsa solitaria contro i miti del passato. Per lui la decima classica “Monumento” in carriera, ventesima vittoria stagionale.
Alle sue spalle l’indomito Remco Evenepoel, ancora una volta: il belga è il più forte di tutti gli “altri” nelle corse dure di un giorno, ma non basta. Pesante il ritardo, quasi 2 minuti. A completare il podio l’australiano Michael Storer.
Come ogni anno, il Lombardia è stato una grande festa per gli appassionati di ciclismo assiepati lungo le strade, in particolare le salite. Bellissimo il colpo d’occhio della gente in festa sullo strappo di Colle Aperto per giungere a Bergamo Alta. In tanti hanno assistito al passaggio della corsa anche nel Lecchese.






















