Seguici

"Yoga e sport" con Yoga Nilaya

“Ritrovare fiducia nel corpo: lo yoga dopo un infortunio”

Lo yoga come strumento di riabilitazione consapevole: dal trauma fisico alla ricostruzione della percezione di sé

Una classe al lavoro a Yoga Nilaya
Condividi questo articolo sui Social
Tempo di lettura 5 minuti

Un infortunio, per uno sportivo, è sempre un’esperienza di sospensione.
Non solo perché interrompe il gesto atletico, ma perché mette in discussione l’identità stessa di chi pratica sport. Il corpo, che era strumento di libertà, diventa improvvisamente un terreno incerto, fragile, quasi estraneo.

In questa fase di vulnerabilità, lo yoga può offrire qualcosa che la fisioterapia da sola non fornisce: una preparazione al sentire.
Non un protocollo tecnico, ma un’educazione alla fiducia — nel corpo, nel respiro, nel tempo della guarigione.

La rubrica “Yoga e sport”

Dal controllo al dialogo

La logica sportiva tende a essere binaria: prestazione o pausa, vittoria o sconfitta, allenamento o recupero.
Lo yoga propone un paradigma diverso, fondato sull’ascolto e sulla continuità.
Non chiede di “fare” qualcosa, ma di stare dentro il movimento, di osservare le sensazioni senza giudicarle, di riconoscere che il corpo non è solo muscolo, ma linguaggio.

Dopo un infortunio, lo yoga diventa un linguaggio di riconciliazione.
Attraverso posture accurate e progressioni mirate, aiuta a riattivare la propriocezione — la capacità di percepire la posizione e il movimento del corpo nello spazio — e a sciogliere le microtensioni accumulate dalla paura del dolore.

In questo senso, la pratica è meno un esercizio e più un dialogo: una forma di diplomazia tra la mente che vuole tornare e il corpo che ha bisogno di tempo.

La respirazione come riabilitazione

Ogni postura nello yoga è sostenuta da un ritmo respiratorio preciso.
Respirare profondamente, con consapevolezza, produce effetti tangibili: abbassa la frequenza cardiaca, regola la pressione sanguigna e calma il sistema nervoso.
Ma soprattutto, rieduca il corpo alla fiducia nel proprio ritmo.

Dopo un trauma, molti atleti sviluppano un respiro corto e alto, quasi difensivo.
Il prāṇāyāma (l’insieme di tecniche di controllo del respiro) lavora proprio qui: insegna a riaprire lo spazio toracico, a percepire di nuovo l’espansione, a lasciare entrare ossigeno e, metaforicamente, la fiducia.

La respirazione profonda diventa così il ponte invisibile tra riabilitazione e mente.
Non si tratta di “ripartire”, ma di riabitare il proprio corpo.

L’infortunio come maestro

Nella tradizione indiana, ogni ostacolo (kleśa) è considerato un potenziale strumento di consapevolezza.
Applicato allo sport, significa che un infortunio può diventare un’occasione per conoscere il proprio corpo in modo più sottile, per comprendere il confine tra forza e rigidità, tra disciplina e ascolto.

Molti atleti professionisti raccontano di aver scoperto nello yoga non solo un metodo di recupero, ma una nuova etica dell’allenamento.
Una mentalità più rispettosa, più attenta ai segnali precoci di affaticamento, più capace di fermarsi prima che il corpo lo imponga.

La guarigione, in questa prospettiva, non è un ritorno al punto di partenza, ma un avanzamento di coscienza.
Il corpo guarito non è identico a quello di prima — è più saggio.

Una medicina antica per lo sport moderno

Lo yoga, nella sua forma più autentica, è un laboratorio di equilibrio.
Equilibrio tra azione e riposo, sforzo e resa, forza e delicatezza.
Proprio ciò che manca, spesso, nella vita di uno sportivo contemporaneo.

Reintrodurre lo yoga nei protocolli di recupero significa reintrodurre la lentezza come parte della forza.
Un concetto che non appartiene al mondo della resa, ma a quello della precisione: il gesto lento, consapevole, è più efficiente, più intelligente, più sostenibile.

Chi si rialza dopo un infortunio con la consapevolezza che la forza nasce anche dal respiro, porta sul campo — o nella vita — una qualità diversa.
Non solo muscoli più pronti, ma una mente più chiara.

Lo sapevi che…
Uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine (2022) ha mostrato che l’integrazione dello yoga in programmi di riabilitazione post-trauma riduce i tempi di recupero neuromuscolare del 23% e migliora la percezione del dolore cronico del 30%.

La rubrica “Yoga e Sport – L’altra metà dell’allenamento”

a cura di Valentina Castelnuovo, insegnante certificata dal 2012, presidente di Yoga Nilaya

C’è un punto in cui la forza smette di essere solo una questione di muscoli, e diventa qualcosa di più sottile.
È lì che comincia lo yoga.

Per troppo tempo, lo yoga è stato percepito come un territorio distante dal mondo dello sport: lento, contemplativo, quasi mistico.
Eppure, chi lo pratica con costanza scopre presto che le sue regole e norme non sono affatto lontane da quelle dell’allenamento moderno: concentrazione, respiro, equilibrio, gestione dell’energia, recupero.

Lo yoga non sostituisce lo sport — lo completa.
È l’altra metà dell’allenamento: quella che non si misura in tempi o distanze, ma in presenza mentale, stabilità emotiva e intelligenza del gesto.
Il corpo, dopo tutto, non è un campo di battaglia, ma un alleato da conoscere con precisione e rispetto.

In queste pagine racconteremo lo yoga con linguaggio sportivo e contemporaneo, senza rinunciare alla sua profondità culturale.
Parleremo di come la respirazione può cambiare una prestazione, di come il recupero non sia un momento di pausa ma di costruzione, di come la calma interiore possa fare la differenza tra la distrazione e la lucidità.

Lo yoga non è una moda, ma una tecnologia antica per il corpo e la mente dell’atleta moderno.
Un invito a ritrovare il ritmo naturale dentro il ritmo del gioco.

ASD Yoga Nilaya | Ashtanga Yoga Lecco
23900 Lecco Via Fiumicella 25
www.yoganilaya.itinfo@yoganilaya.it
Tel. 347 8028594

Condividi questo articolo sui Social

Lecco Channel Web Radio

Diario 1912 - Il nostro podcast

LECCO CHANNEL NEWS TV

SEGUICI SU FACEBOOK

Altre notizie in "Yoga e sport" con Yoga Nilaya