Il calcio italiano scuote le fondamenta della sua struttura piramidale. Nella sede federale di via Allegri si è tenuta, giovedì 19 febbraio, la seconda riunione del tavolo delle riforme convocata dal presidente della FIGC Gabriele Gravina, alla quale hanno partecipato i rappresentanti di tutte le componenti federali. Tra i temi discussi, quello che più colpisce — e che riguarda da vicino anche la Calcio Lecco — è la prospettiva di un downgrade della Serie C: da categoria professionistica a dilettantistica. Una rivoluzione che, se confermata, cambierebbe le regole del gioco per decine di club, compreso quello bluceleste attualmente impegnato nel girone A della terza serie nazionale.
Il downgrade della Serie C: cos’è e perché se ne parla
Il presidente Gravina ha presentato ai presenti uno studio dettagliato sui risparmi fiscali e previdenziali che si potrebbero conseguire — a normativa vigente — attraverso il passaggio della terza serie dal professionismo al dilettantismo. Non si tratta di una decisione già presa, ma di un’analisi ufficiale portata sul tavolo come base per un confronto futuro, a conferma che l’ipotesi è tutt’altro che campata in aria.
La questione non è nuova: la più che precaria sostenibilità economico-finanziaria della Serie C è da anni al centro del dibattito nel mondo del calcio italiano. Molti club della terza serie faticano a reggere i costi legati allo status professionistico — contributi, contratti da professionisti, strutture obbligatorie — e il numero di fallimenti e rinunce all’iscrizione registrati negli ultimi anni parla da solo.
Meno promozioni, meno retrocessioni
Non c’è solo la questione del dilettantismo all’ordine del giorno. Gravina ha presentato anche una bozza di riforma strutturale che prevede la riduzione del numero di promozioni e retrocessioni a tutti i livelli del calcio italiano. L’obiettivo dichiarato è quello di “raffreddare” il sistema, limitando i movimenti tra categorie che spesso generano instabilità finanziaria nei club.
Sul fronte della gestione delle crisi societarie, la proposta punta alla definitiva eliminazione, in prospettiva, di ripescaggi e riammissioni, meccanismi che fino a oggi hanno permesso a club esclusi o retrocessi di rientrare nel sistema per vie traverse. La direzione indicata è quella di una maggiore stabilità e pianificazione a lungo termine, con meno spazio per le soluzioni tampone.
Il direttore tecnico del calcio giovanile
Tra i temi affrontati figura anche la riforma del settore giovanile. Il presidente federale ha annunciato l’intenzione di introdurre in tempi rapidi la figura del “direttore tecnico” del calcio giovanile italiano, sul modello già presente in numerose federazioni europee. Il progetto di integrazione tra il Settore Tecnico, il Settore Giovanile e Scolastico e il Club Italia — commissionato a suo tempo alla società di consulenza PwC — era già stato consegnato durante il primo incontro di gennaio. Ora si passa alla fase operativa.
La riforma arbitrale in sei punti
L’altro grande capitolo riguarda il mondo arbitrale. Gravina ha sottolineato come la situazione attuale richieda un intervento deciso e complessivo. Trattandosi di materia di esclusiva competenza del Consiglio Federale, il numero uno della FIGC ha articolato il piano di riforma in sei punti:
- introduzione del professionismo arbitrale di vertice attraverso la creazione di una società indipendente, partecipata al 100% dalla Federazione;
- revisione dei meccanismi elettorali interni all’AIA;
- ripensamento del modello di governance;
- separazione netta tra gestione politico-associativa e gestione tecnica dell’AIA;
- intensificazione dei processi di razionalizzazione e contenimento dei costi;
- efficientamento della struttura organizzativa e dei processi operativi interni.
Un’agenda ambiziosa, che si inserisce in un percorso riformatore che la FIGC intende portare avanti nelle prossime settimane attraverso ulteriori incontri e confronti con le componenti federali.



















