È morto Giuseppe Marchioro, per tutti “Pippo”, allenatore ed ex calciatore. Se n’è andato ieri, 6 agosto 2026, a Cesena, all’età di 90 anni, compiuti lo scorso 13 marzo. In una carriera in panchina durata quasi trent’anni ha guidato, tra le altre, Cesena, Milan e Reggiana. Meno nota, ma non meno significativa per chi segue il Lecco, la sua parentesi da calciatore con la maglia bluceleste, nella stagione 1956-57.
Una sola gara con la maglia del Lecco
Milanese del quartiere di Affori, cresciuto nel vivaio del Milan, Marchioro arrivò a Lecco giovanissimo, poco più che ventenne. Fu proprio quella la stagione in cui i blucelesti, guidati in panchina da Camillo “Dino” Achilli e presieduti dal Presidentissimo Mario Ceppi, chiusero il campionato di Serie C al secondo posto, alle spalle del Prato, conquistando la promozione in Serie B dopo dieci anni di assenza dalla categoria. Fu il primo, decisivo gradino di un cammino che Ceppi avrebbe completato tre anni più tardi, portando il Lecco per la prima volta in Serie A.
Per Marchioro, però, quella parentesi bluceleste restò breve: una sola presenza, il 13 gennaio 1957, quindicesima giornata, nel 2-1 casalingo sul Livorno (Fonte: Tutto il Lecco partita per partita, Fontanelli, Invernizzi, Menicatti, Geo Edizioni, 2018). La sua carriera da calciatore proseguì altrove, tra Parma, Pro Patria, Pro Vercelli, Varese, Catanzaro e Legnano, fino al ritiro a 32 anni.
«La Calcio Lecco 1912 partecipa con dolore al lutto per la scomparsa di Giuseppe “Pippo” Marchioro, allenatore che ha scritto pagine di storia del calcio italiano e attaccante che ha vestito i colori blucelesti nella stagione 1956/57 in Serie C, stagione conclusa con la promozione in Serie B. Il Club si unisce nel cordoglio alla famiglia», si legge in una nota diffusa venerdì mattina dalla società bluceleste.
Una carriera lunga trent’anni in panchina
Marchioro iniziò ad allenare nel 1968, come vice a Monza. Guidò poi Verbania, Alessandria e Como, prima del grande salto a Cesena, che portò in Serie A per la prima volta nella sua storia nella stagione 1975/76, seguita l’anno dopo dalla qualificazione in Coppa UEFA. Passò quindi, per una breve parentesi, sulla panchina del Milan, nella stagione 1976/77: fu lui a intuire per primo le qualità di un giovanissimo Franco Baresi, che sarebbe stato lanciato in prima squadra nei due anni successivi da Nils Liedholm.
Tornato a Cesena e poi di nuovo al Como, passò in seguito da Avellino, Ancona e Prato, fino al Barletta, dove nel 1987 vinse il campionato di Serie C1 e conquistò per la prima volta nella storia del club la promozione in Serie B. Sulla panchina del Foggia, nella stagione successiva, resta l’aneddoto della Coppa Durum, torneo amichevole che vide di scena anche Porto e Sampdoria, oltre al Real Madrid, poi vittorioso 3-1 sui rossoneri pugliesi.
L’esperienza più lunga fu quella alla Reggiana, dal 1988 al 1994: sei stagioni in cui portò il club dalla Serie C1 alla Serie A, con la promozione in B nel 1989 e quella in A nel 1993, seguita dalla salvezza ottenuta anche grazie al successo sul Milan a San Siro. Il club granata lo ha ricordato con una nota, definendolo «storico allenatore granata dal 1988 al 1994», e sottolineando come, con sette stagioni consecutive sulla panchina reggiana, sia stato il secondo tecnico più presente nella storia del club dopo Luigi Del Grosso. La nota si chiude con un saluto semplice: «Non ti dimenticheremo mai, Pippo».
Chiuse la carriera in panchina nel 1997, alla Triestina, dopo le ultime tappe a Genova e Venezia.










