«Partecipare a questa gara straordinaria vale un’intera stagione; vincerla vale una carriera». La sintesi è di Stefano Pedrinazzi, presidente del Comitato lombardo della Federazione ciclistica italiana, e l’albo d’oro gli dà ragione. Sabato 3 ottobre torna Il Lombardia Under 23, la classica d’autunno dei corridori sotto i ventitré anni che il Velo Club Oggiono organizza dal 2010: 98ª edizione, 177 chilometri, classe 1.2U dell’Uci Europe Tour, partenza e arrivo a Oggiono.
La corsa è stata presentata martedì 29 settembre in Consiglio regionale con i sottosegretari Mauro Piazza e Federica Picchi. Piazza ha parlato di «un appuntamento di straordinario valore sportivo e una significativa opportunità di valorizzazione territoriale», Picchi di «un appuntamento formativo per i nostri giovani». La Regione, del resto, ci ha messo anche risorse: la corsa oggionese è seconda nella Linea A del bando regionale per le manifestazioni sportive e porta a casa 15mila euro, il massimo della tornata.

Il disegno: circuito, lago, finale
Il tracciato si divide in tre blocchi. Dopo 6,36 chilometri di trasferimento, il chilometro zero scatta alle 12.30 a Barzago, sulla ex statale 342 all’altezza della nuova sede di Elettrosystem. Seguono quattro giri del circuito brianzolo di circa 20 chilometri tra Oggiono, Ello, Dolzago, Castello Brianza, Sirtori, Barzago, Garbagnate Monastero, Molteno e Sirone: su ogni tornata lo strappo verso Ello e quello di Bevera di Sirtori, e una strada che la direzione di corsa descrive senza giri di parole, tra rotatorie, dossi, spartitraffico e un centro di Oggiono stretto e ricco di strettoie. Un’ottantina di chilometri nervosi, buoni per le fughe e per chi deve limare.
Chiuso il circuito, al chilometro 90,8, si va verso il lago: Galbiate, Civate, Valmadrera, le gallerie illuminate di Parè (1.600 metri) e Melgone (2.200), poi la Lariana fino a Bellagio, con una carreggiata che si restringe fino all’imbocco della salita. Il presidente Daniele Fumagalli parla di un percorso «severo, tecnico, ricco di storia», e la Regione nel suo comunicato di un tracciato reso ancora più duro che in passato.

Il Ghisallo: tre chilometri veri e un respiro a Guello
La salita simbolo della corsa, entrata nel tracciato nel 1920 per intuizione della Milanese, misura 8,8 chilometri dalla Regatola di Bellagio al santuario: 470 metri di dislivello, media del 5,7%, pendenza massima del 14,8%. Numeri medi che ingannano. I primi tre chilometri viaggiano sempre sopra il 9% (9,6, 10,9 e 9,4 nei parziali del profilo ufficiale), con il primo picco al 14% poco dopo la partenza; poi il tratto di Guello concede respiro, tra un 2%, un breve falsopiano in discesa e un 1,3%. Il conto si chiude nell’ultimo chilometro, al 10%, con una punta al 12% prima dello scollinamento.
In vetta il Gran premio della montagna intitolato a Giovanni Villa, che l’anno scorso andò al belga Louic Boussemaere, in fuga lungo la salita. Da lì mancano oltre cinquanta chilometri: la discesa verso Asso, con spartitraffico, tornanti e una galleria di 200 metri, e il trasferimento tra i laghi di Segrino e Pusiano rendono difficile che il Ghisallo decida la corsa. Più facile che la scremi.
Colle Brianza e Marconaga, dove si vince
Il finale comincia dopo il passaggio sotto il traguardo di Oggiono, a meno di 27 chilometri dall’arrivo. La salita verso Villa Vergano e il Ravellino di Colle Brianza misura 6,2 chilometri con 309 metri di dislivello: la media del 4,5% è figlia di due tratti quasi pianeggianti, perché il primo chilometro sale al 9,3% e il terzo al 9%, con la punta del 19%. La direzione di corsa segnala un fondo stradale in cattive condizioni all’attacco, e una discesa con spartitraffico, curve e un tornante.
Da Dolzago parte poi l’ultimo strappo, quello di Marconaga di Ello: 1,8 chilometri al 6,8% di media, con parziali crescenti fino all’8,6% e una punta al 14%, più una curva stretta a gomito verso destra. Dallo scollinamento restano 6,5 chilometri.
Gli ultimi tre sono tutti da leggere: un chilometro in discesa su carreggiata ampia, poi strada pianeggiante e più stretta, sei rotatorie (l’ultima a 500 metri) e, ai 400 metri, una curva a destra di 90 gradi che immette sul rettilineo di viale Vittoria, largo cinque metri e in pavé. Chi arriva in testa alla curva ha un vantaggio difficile da recuperare.

Il parterre: 36 squadre da 18 nazioni
Al via 29 formazioni internazionali, 14 delle quali sono le squadre di sviluppo dei team World Tour, e 7 italiane, ciascuna con quattro o cinque corridori. Tra le straniere ci sono Red Bull-Bora-Hansgrohe Rookies, la squadra del vincitore uscente, Team Visma | Lease a Bike Development, UAE Team Emirates Gen-Z, Soudal Quick-Step Devo Team, Lidl-Trek Future Racing, Groupama FDJ United, Decathlon CMA CGM Development Team e XDS Astana Development Team. Il contingente italiano schiera Biesse Carrera Premac, Campana Imballaggi-Morbiato-Trentino, General Store-Essegibi-F.lli Curia, Solme Olmo Arvedi, U.S. Vertematese, Team Technipes #inEmiliaRomagna Caffè Borbone e UC Trevigiani Energiapura Marchiol.
I nomi dei corridori saranno certi solo sabato mattina: la conferma dei partenti si chiude alle 9.45 nella sede del Velo Club, in via Papa Paolo VI.
Un albo d’oro che parla straniero
Nelle 97 edizioni disputate le vittorie italiane sono 81, ma il vento è cambiato. Nelle ultime dieci un solo successo tricolore, quello di Andrea Bagioli nel 2019; per il resto Belgio, Francia, Australia, Bielorussia e, l’anno scorso, Gran Bretagna con Callum Thornley, che si impose allo sprint su Elliot Rowe e Antoine L’Hote. Il primo degli italiani fu Mattia Negrente, quarto.
Più indietro nel tempo, l’albo d’oro è una galleria di futuri campioni: Sean Kelly nel 1976, Moreno Argentin nel 1979, Maurizio Fondriest nel 1985, Stefano Garzelli nel 1996, Gianni Moscon nel 2014, Fausto Masnada nel 2015 davanti a Giulio Ciccone. Otto le vittorie di corridori lariani e brianzoli, l’ultima di Antonio Quadranti nel 2002. Chi vuole ripercorrere le edizioni più recenti trova i nostri racconti nell’archivio dedicato al Velo Club Oggiono.
Premi e dove seguirla
Al vincitore vanno 2.377 euro, su un montepremi di 5.932. Accanto al Gpm, la corsa assegna il premio speciale in ricordo di Franco Binda, storico direttore di corsa, al miglior italiano in classifica, il premio combattività Elettrosystem e, per la prima volta, il Trofeo memorial Lazzaro Valsecchi.
L’arrivo è previsto tra le 16.15 e le 16.36, a seconda della media. In piazza Sironi a Oggiono la presentazione delle squadre alle 10.30, il maxischermo con la diretta streaming dalle 14.20 alle 17 e la premiazione alle 17.30.
Resta da capire se il tracciato rinnovato basterà a spezzare il copione dell’anno scorso, chiuso da uno sprint ristretto, o se il pavé di viale Vittoria premierà ancora chi ha le gambe per l’ultimo rettilineo. E se, dopo sei edizioni, un italiano tornerà ad alzare le braccia.











