Quelli di Lecco e Reggina sono casi mai visti prima. Sul fronte bluceleste il problema stadio era stato risolto già il 21 giugno – ritardo accumulato a causa delle lungaggini della Prefettura di Padova -, mentre in casa amaranto giusto il 5 luglio sono state sanate le pratiche relative a debiti tributari (757mila euro) e pagamento verso persone per incentivo all’esodo non aderenti all’accordo pari a 651mila e 304 euro. Mancherebbero i debiti verso fornitori, da saldare entro il 12 luglio e il 12 settembre a seconda delle scadenze imposte settimane fa. E intanto è stato firmato un preliminare per la vendita della società alla Guild Capital. Le potenziali riammesse in Serie B – Brescia e Perugia – aspettano di veder passare sul fiume i cadaveri delle due società respinte da Commissione infrastrutture e Covisoc, che intanto hanno ricevuto e discusso i ricorsi con le proponenti: i pareri tecnici saranno sul tavolo del Consiglio federale che scatterà tra poco, ovvero alle ore 10, in via Gregorio Allegri, 14, quartiere Pinciano di Roma.
Il Lecco spera di veder riconosciute tutte le carte messe sul tavolo, soprattutto una solidità economica che in Serie B è tutt’altro che semplice da riscontrare, ma è pronto – come la Reggina – a dar battaglia anche al Collegio di Garanzia del Coni: il problema è che prima di quel verdetto potrebbero passare anche un paio di settimane, tempi che fanno a cazzotti con quelli dello sport. Il 13 luglio, infatti, la squadra di mister Luciano Foschi si ritroverà al “Rigamonti-Ceppi” e partirà per il ritiro – oggi più la valdostana Saint-Vicent della piemontese Arona – e sarebbe cosa buona e giusta avere in mano presente e futuro prossimo. In ogni caso parliamo di due situazioni del tutto nuove, che faranno giurisprudenza e creeranno dei precedenti qualsiasi siano le sentenze.












