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Zanellato si racconta: «Trattato con i guanti. Io una stella? In campo ne abbiamo 11»

Il centrocampista bluceleste dopo l’allenamento aperto ha parlato di sè stesso, della Triestina e del legame speciale con i tifosi. In estate ha firmato fino al 2028

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Tempo di lettura 5 minuti

A Lecco per scelta. Al termine dell’allenamento aperto di martedì Niccolò Zanellato si è fermato davanti alle telecamere per fare il punto sulla preparazione in vista della trasferta di Trieste e sulla stagione appena iniziata. Non prima di essersi sottoposto a una sessione di meet&greet con i tanti giovani tifosi presenti al “Rigamonti-Ceppi”. Il centrocampista, autore del primo gol stagionale nel successo per 2-1 contro l’Ospitaletto, ha mostrato attaccamento ai colori blucelesti e consapevolezza del ruolo che ricopre all’interno del gruppo di mister Valente. L’ex giocatore di – tra le altre – Milan, Crotone, Spal e Catania ha ripercorso i momenti salienti della prima uscita stagionale, dall’emozione del gol realizzato sfruttando la perfetta combinazione con Ferrini e Furrer fino all’errore che ha portato alla rete dell’Ospitaletto. Il classe ’98 ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro collettivo, rifiutando l’etichetta di stella della squadra e preferendo parlare di un gruppo coeso dove ognuno ha il proprio ruolo specifico. Una mentalità che rispecchia la filosofia che mister Valente sta cercando di trasmettere al gruppo («La squadra è sopra tutto»), indispensabile per aver lunga vita all’interno della stagione.

L’intervista di Niccolò Zanellato

Un gran gol e anche l’errore sul gol dell’Ospitaletto. Ma Zanellato, quello vero, si è visto nel gol e nei tanti passaggi illuminanti, no?
«Sì, sono molto contento perché iniziare la prima partita con un gol è molto importante sia per la squadra che per me. È stato un primo tempo sicuramente dispendioso e non siamo ancora al 100%, quindi ci sta anche essere un po’ più stanchi durante il corso del secondo tempo, però in generale sono contento e le prime partite sono sempre così. Cercheremo di andare avanti ancora meglio di come abbiamo fatto».

Come ti trovi in coppia con Metlika?
«Mi sono trovato bene con Antonio (Metlika, ndr), così come mi sono trovato bene con Mallamo e con Bonaiti anche durante il precampionato. Abbiamo sempre girato e alternato, penso che il mister abbia ragione: bisogna essere capaci di adattarsi un po’ a compagni che sono un differenti, però quando si ha un’idea comune di calcio, chiunque giochi è la stessa cosa. Questa è la nostra forza, non solo dei centrocampisti, ma anche di tutti gli altri reparti».

La Triestina è un grande rebus in questo momento per il vostro girone.
«Sì, onestamente a noi che si giochi su un campo o su un altro la condizione degli avversari interessa fino a un certo punto. Per noi tutte le partite sono identiche. Da un lato, giocare con niente da perdere o comunque in una situazione non ottimale può essere anche favorevole per una squadra, quindi noi dobbiamo stare comunque all’erta e le squadre sono, come ho detto prima, tutte le stesse, cioè le dobbiamo incontrare tutte prima o dopo e quindi ci trovare pronti per la sfida di questo weekend».

Hai calcato anche campi di Serie B e Serie A: si dice che questi allenamenti abbiano l’intensità di serie superiori.
«Sì, sono allenamenti studiati al minimo dettaglio. Quando si dice che un mister è preparato, non è preparato solo la domenica, ma c’è tutto un lavoro dietro ed è studiato nei minimi dettagli ogni giorno. Sono tutte cose collegate a quello che la domenica bisogna fare e sicuramente l’intensità è alta; abbiamo avuto un giorno libero, ma per arrivare bene a marzo, aprile, che sono i momenti in cui, diciamo, il campionato entra più nel vivo, bisogna mettere minuti nelle gambe già negli allenamenti di inizio stagione».

Facciamo un salto indietro: hai scelto di restare nonostante altre offerte.

«Sì, certo. Io sono venuto qui perché sono stato trattato con i guanti da tutti. Penso di aver meritato anche questo trattamento, però non è scontato e un fattore che ha influito sulla mia scelta è stato sicuramente questo. Avevo varie richieste, però poi quando la società ti viene incontro e quando i tifosi ti fanno sentire importante, penso che valga più di qualsiasi altra soddisfazione. Quindi questo è stato il motivo della mia scelta. Con il presidente, con Antonio Minadeo, con Francesco Aliberti, con tutti quelli dello staff, insomma, mi trovo benissimo, sono come una seconda famiglia, non mi fanno mancare nulla ed è giusto anche, secondo me, per i valori che mi hanno sempre insegnato, ripagare anche queste attenzioni».

Abbiamo appena visto i bambini che sono venuti a cercarti: in sei mesi e poco più tu sia entrato nel cuore di questi tifosi blucelesti.
«Sì, questo è il mio obiettivo più importante, perché alla fine le cose che rimangono sono queste, queste emozioni. E poi, essere stato premiato, sarà un caso, segnando il primo gol della stagione sotto la Curva è stata la ciliegina. È solo l’inizio e spero di farne tanti altri».

È difficile essere la stella di una squadra?
«Siamo undici stelle, come nel firmamento. Non ce n’è una vera e propria. Io mi impegno, mi piace prendermi le responsabilità, ma senza i miei compagni non posso rendere come voglio. Quindi per me sono importanti ed è dimostrazione che se al 60º si fanno i cambi, entrano giocatori che sono bravi uguali. Poi, in campo è giusto che chi ha qualcosa in più debba prendersi qualche responsabilità in più. Ecco, su questo sì, sono d’accordo».

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