Quarantaquattro punti in 22 partite, secondo posto in classifica e una media di due punti a gara che tiene il Lecco nel cuore delle posizioni di vertice del girone A di Serie C. I numeri parlano chiaro e raccontano una squadra che sta rispettando e superando le aspettative di inizio stagione. Antonio Minadeo, direttore sportivo dei blucelesti, ha fatto il punto della situazione in un’intervista a 360° rilasciata a “Diario 1912”, analizzando il percorso compiuto finora, le operazioni di mercato effettuate e quelle ancora da perfezionare. Un bilancio che mette in luce non solo gli aspetti tecnici, ma anche la dimensione umana di un gruppo che sta dimostrando grande coesione e voglia di proseguire su questa strada. Dalle uscite di Frigerio, Tordini e Galeandro alla ricerca di una punta da affiancare a Leon Sipos, passando per le situazioni dei vari Grassini, Alaoui e Lovisa, il dirigente ha affrontato tutti i temi caldi di questa finestra di mercato invernale, senza dimenticare di sottolineare il ruolo della proprietà Aliberti e l’attaccamento straordinario della tifoseria bluceleste.
Minadeo a 360° tra campo e mercato (ma non solo)
Direttore, come sono state gestite le uscite di Frigerio e Galeandro, due situazioni presumibilmente diverse tra loro?
«La questione è molto semplice: per Frigerio è arrivata una richiesta da una categoria superiore proprio mentre parlavo con lui di un eventuale rinnovo. Quando si è presentata l’occasione della Serie B non abbiamo potuto in nessun modo trattenerlo, anche perché non sarebbe stato giusto forzare la mano. Su Galeandro, invece, la decisione di mandarlo a giocare altrove per questi ultimi sei mesi è stata pienamente condivisa tra noi, il ragazzo e il suo entourage. Al di là dell’aspetto tecnico, sono due giovani eccezionali che meritavano di essere assecondati per il loro bene morale e professionale».
Ci sono altri giocatori che potrebbero partire, come Grassini, già vicino al Siracusa in estate. E qual è la situazione di Alaoui?
«Per quanto riguarda Grassini, è il campo a dire che finora è stato impiegato poco; è un ragazzo fantastico e positivo nello spogliatoio, ma ha comprensibilmente voglia di giocare, quindi ci siederemo con lui per valutare il futuro, proprio come fatto con Galeandro e Frigerio. Su Alaoui è normale che un ragazzo del 2006 possa incontrare rallentamenti nell’adattarsi a una nuova cultura e a un nuovo calcio, specialmente se gioca poco. Se ci fossero le prospettive per agevolare il nostro investimento su di lui allora prenderemmo in considerazione un prestito, preferibilmente ma difficilmente in Italia, per permettergli di tornare a esprimersi ai suoi livelli ottimali».
Lovisa non è mai stato accostato a possibili uscite nonostante il minutaggio limitato. Qual è l’idea della società su di lui? E, soprattutto, riuscirete a intervenire sul mercato delle punte?
«Lovisa per noi è un ragazzo esemplare che garantisce equilibri fondamentali nello spogliatoio; parla quattro lingue e aiuta moltissimo i compagni stranieri nell’integrazione. È stato sfortunato perché davanti ha giocatori come Kritta e Romani che stanno facendo bene, ma non abbiamo mai pensato di cederlo, anche perché il mister lo vede in crescita. Riguardo alla punta, abbiamo le nostre idee sul tavolo fin dal primo gennaio. Se si presentasse l’occasione giusta per inserire un profilo capace di sostituire o affiancare Leon, siamo pronti a intervenire insieme alla proprietà e al mister, pur rispettando il valore di chi è già in rosa come Basili che è stato impiegato lì».

Questi 44 punti in 22 partite, con il secondo posto in classifica, rappresentano un risultato notevole contro squadre con budget superiori come Vicenza e Union Brescia. Il merito è di…
«… Di tutti. non esiste una singola persona capace di compiere un percorso simile da sola. Dobbiamo ringraziare ogni figura, dai magazzinieri alla dirigenza, ma i primi sono sicuramente Aniello, Michele e Francesco Aliberti. Hanno creato questa struttura mettendoci cuore, professionalità e passione, trasmettendoci un modo di vivere la quotidianità basato sull’umiltà e sull’assenza di presunzione».
Qualche mese fa circolavano voci su un possibile passaggio di mano della società. Come sono andate realmente le cose?
«In una cena familiare a cui ero presente, i signori Aliberti accennarono al fatto che qualcuno voleva rilevare la società offrendo cifre importantissime, ma a patto di cambiare tutto. La risposta fu netta: in questo momento non si cambia niente e si va avanti con le persone scelte da loro. Mi meravigliai della loro fermezza vista l’entità delle offerte, ma questo dimostra il loro attaccamento».

Vi aspettavate di avere una media di due punti a partita a metà gennaio?
«Sarei spavaldo se dicessi di sì, e a casa mia si dice che “gli spavaldi cadono di faccia”; con umiltà dico che non ce l’aspettavamo, anche se il nostro auspicio era creare qualcosa di importante. L’umiltà, però, non deve mai precludere l’ambizione: quello che abbiamo fatto finora appartiene al passato, ora dobbiamo guardare avanti perché non mi piacerebbe arrivare a giugno con un pedigree diverso da quello mostrato finora».
Come funziona concretamente il rapporto di lavoro tra te e mister Valente nella scelta dei giocatori?
«Il rapporto col mister è ottimo, scherziamo molto in privato. La nostra struttura è semplice: la parte tecnica è formata da allenatore e direttore sportivo, e la società avalla ogni decisione sia tecnica che economica. Ogni giocatore viene valutato insieme, da me e dal mister; non ho bisogno di vantarmi delle singole operazioni, l’importante è che la squadra continui a fare due punti a partita. Gestiamo il club come un’azienda familiare, dove ognuno rispetta il ruolo dell’altro».

Rispetto a un anno fa la situazione è molto più solida. Avete trovato la quadra giusta?
«Senza tornare all’anno scorso, abbiamo finalmente trovato una quadra e creato una base su cui lavorare, con un’età media molto bassa, sotto i 24 anni. Seguiamo un fairplay finanziario reale: non ci sono squilibri negli stipendi, tutti sanno cosa guadagnano gli altri e nessuno supera certe soglie per rispetto del gruppo. Spero che questo nucleo possa andare avanti a lungo, perché trovare persone con questo spessore morale è davvero difficile».
La tua figura viene è poco mediatica, quasi “invisibile”?
«Non sono il tipo di persona che deve mettere in mostra se stessa o il proprio lavoro; se i risultati sono questi, mi sta bene passare per quello che “non conta niente”. Il presidente mi ha dato un 10 in pagella l’anno scorso, ma penso abbia esagerato: per come sono fatto preferisco un’offesa a un complimento, non mi piace riceverne. L’importante è che il Lecco vada avanti».
Come state vivendo l’attaccamento della tifoseria in questo momento?
«Non voglio sembrare ruffiano, ma lo zoccolo duro della nostra tifoseria e la Curva mostrano un attaccamento che raramente si vede in questa categoria. Spero davvero che noi si possa essere all’altezza dell’amore che nutrono per questa squadra».









