Una cavalcata straordinaria, culminata con la promozione in Serie A1 per riannodare un filo bruscamente interrotto quattro anni fa. Una stagione andata ben oltre le aspettative, come spiega a LCN Sport Fabrizio “Bicio” Ranieri, general manager del Basket Costa.
«Siamo partiti con l’obiettivo principale delle Next Gen, che andremo a giocare tra dieci giorni a Trieste, e della formazione delle ragazze, che abbiamo inserito copiosamente all’interno del gruppo – spiega – In realtà, man mano che è progredita la stagione, ci si è resi conto che la qualità umana e tecnica era superiore a quella attesa, soprattutto umana, perché è già lì che nascono i successi. Così abbiamo deciso di provarci, di verificare se mantenendo l’obiettivo di dare molto spazio alle ragazze giovani e inesperte, specialmente per la categoria come Pirozzi, Volpato, Sanogo, Olandi, Redaelli, Lelli, che hanno giocato da protagoniste, si poteva tenere altissima l’asticella del risultato finale. Non immaginavamo, prima dell’ultimo mese, che avremmo potuto non solo giocarci la finale, ma addirittura arrivarci. Gli avversari avevano un budget e anche un’organizzazione che pensavamo superiore».
Infortuni e Nazionali: ad aprile il momento difficile
A un certo punto, però, la stagione ha compiuto uno switch e Ranieri sa bene quando. «All’inizio di aprile abbiamo subito una pausa dal punto di vista dei risultati dovuta più che altro agli impegni delle Nazionali, che ci hanno tolto continuità e qualità negli allenamenti per tre settimane. Siamo riusciti a ripartire e nonostante il secondo infortunio grave, quello di Cibinetto (il primo a Bernasconi in ottobre, ndr), siamo riusciti a superare l’impasse senza entrare in extrabudget e ad arrivare al risultato più incredibile che potevamo aspettarci. Ci siamo ritrovati all’improvviso con una squadra che aveva perso il ritmo, perché noi giochiamo una pallacanestro estremamente particolare: ben cinque delle nostre sono state tre settimane a giocare in maniera completamente diversa e quando sono rientrate in sede, oltre a non essersi allenate con le solite abitudini, non giocavano da Costa. Avevamo completamente perso l’identità di squadra. Poi piano piano, abbassando la testa, cercando di non trovare alibi e scuse, ci siamo rimessi lì con volontà, programmazione e anche qualche colpo di fortuna».
«Facundo, filosofia Costa e tenuta psicologica»
Molto, nella stagione d’oro di Costa, è opera di coach Facundo Bereziartua. «È stato fondamentale perché ovviamente, come ogni allenatore, porta la sua filosofia – prosegue Ranieri – Facundo ha avuto la fortuna che la sua filosofia è la mia filosofia e la filosofia di Ennio, il direttore sportivo altro grande protagonista di questo successo, Ennio Zazzaroni. Quando in tre si ha la stessa visione della pallacanestro, si lavora insieme e si nascondono a vicenda i problemi di gestione perché si è convinti di ciò che si sta facendo, è ovvio che tutto funziona meglio. La sua tenuta psicologica è stata eccezionale: per la prima volta ha allenato una prima squadra e si è trovato nei play-off, poi lo hanno convocato con la Nazionale e abbiamo rischiato di non averlo nella prima partita di post-season. Sono state tante le situazioni psicologicamente al limite che siamo riusciti tutti insieme a gestire al meglio, senza litigare tra noi e dando a ognuno la possibilità di esprimersi anche fuori dal club. Cito inoltre gli assistenti Ranieri e Rossi oltre allo staff atletico e a quello medico guidato dal prof Gromero, una lunga lista di nomi impossibile da riportare una a una. E non dimentico, fra i dirigenti, Masha Maiorano».
Non solo giovani: che spinta dalle “anziane”
Oltre alle giovani, tanto hanno dato anche le giocatrici “anziane”. «Abbiamo avuto un nucleo di persone meravigliose: Patty Brossmann sta per lasciare l’Italia per correre in Australia dall’amore e dal nuovo campionato che affronterà. Ha dimostrato un grande attaccamento alla maglia, una dedizione totale agli obiettivi del gruppo, calpestandosi a volte a livello individuale, ma fungendo sempre da stimolo ed esempio per tutte le ragazzine giovani, per l’intensità, per la “garra” che ha messo anche in ogni allenamento. Johanna Teder è riuscita in questo suo primo anno da senior, fuori dall’università, a crearsi una personalità in grande sinergia con l’allenatore che pretendeva da lei di più; è stato un tira e molla per tutta la stagione ma dominato dal rispetto, perché quando la gente si rispetta accetta anche situazioni abbastanza dure da un punto di vista emotivo. Nancy N’Guessan, la capitana, è la nostra bandiera, quella che incarna di più la nostra filosofia e il nostro spirito di affrontare l’attività sportiva; non ha perso l’occasione di incitare le compagne, stare loro vicino e incoraggiarle nei momenti di difficoltà, per dare di nuovo l’esempio non a parole, ma a fatti, di quanto si può mettere in campo per andare oltre i propri limiti. E poi Gioppi, Giorgia Cibinetto, nonostante l’infortunio, ha contribuito a chiudere il cerchio delle senior che hanno saputo dare l’impronta positiva umanamente e psicologicamente al gruppo, perché senza di loro le ragazzine sarebbero state disperse in un deserto e sarebbero morte di sete».
Il ciclone Moscarella: «Fuori dagli schemi»
Poi, nel campionato e nei play-off, si è scatenato l’uragano Marta Moscarella, 19 anni e un talento inestimabile. In una parola: dominante. «Marta è un “animale” e lo dico in tono affettivo, una ragazza che va lasciata a briglie sciolte. Non puoi costringerla in niente, perché non è in grado di stare chiusa dentro uno schema, dentro un’organizzazione troppo ferrea, ha bisogno di lasciare andare quello che sente e quando il suo equilibrio psicologico non viene alterato da troppe cose a cui lei sbagliando dà troppa attenzione, diventa devastante. Ha fatto fatica a reggere il confronto con gente esperta che gli fa un po’ di thrash-talking, di intimidazione fisica: perde completamente il controllo delle emozioni, ma quando piano piano ha imparato a gestire queste situazioni ha giocato su livelli mostruosi».
In A1 «nessun ingaggio da superdiva»
Dopo la rinuncia alla A1 del 2022, cosa accadrà l’anno prossimo? «Affrontiamo la stagione sempre allo stesso modo: riusciremo a confermare chi non pretende ingaggi da superdiva, perché non li possiamo e non li vogliamo dare per filosofia. Piano piano costruiremo la nostra solita squadra fatta di concretezza economica e fiscale, perché dobbiamo stare in piedi, cerchiamo di essere seri e facciamo il passo per la gamba che abbiamo. Ovviamente se questa benedetta provincia di Lecco, o di Como o di Monza Brianza, si decidesse a sprecare meno in realtà meno fruttifere e provasse a dare un occhio anche a questo piccolo paesino che negli ultimi vent’anni ha dimostrato di sapere realizzare progetti unici a livello nazionale… E se qualcuno si ricordasse di costruire un impianto decente nel territorio in modo da permettere a noi del basket, alla pallavolo, alla pallamano e al calcio a 5 di poter giocare ad alto livello non sarebbe una cattiva idea».









