La Calcio Lecco è atterrata in Sicilia. Mercoledì sera, allo stadio “Angelo Massimino” di Catania, i blucelesti si giocano la semifinale dei playoff nazionali di Serie C: l’andata si è chiusa sullo 0-0 al “Rigamonti-Ceppi”, e poiché gli etnei sono testa di serie, al Lecco serve vincere per proseguire il cammino. Chi supera questo turno troverà una tra Ascoli e Potenza, ferme anch’esse sullo 0-0 maturato in Lucania. Alla vigilia del match ha parlato mister Federico Valente.
Prepartita Catania-Lecco, l’intervista di Federico Valente
Mister, il Lecco parte da una posizione di relativa libertà: niente da perdere, tutto da guadagnare:
«Ho detto ai ragazzi di scendere in campo con coraggio e con voglia di far bene, questa è sicuramente la base. I ragazzi sono ambiziosi, vogliono provare con tutto quello che hanno a ottenere il massimo di quello che servirà per passare il turno. Sappiamo della forza della rosa del Catania, che davanti al loro pubblico verrà spinto da un dodicesimo uomo. Noi dal nostro lato proviamo a prendere questa energia per il nostro gioco e di poter fare il meglio possibile. Non è una bocciatura se vado a fare un cambio: sarà da capire bene chi è fresco, chi ha la gamba pronta per fare il nostro gioco intenso. La scelta verrà fatta non solo da me, ma con tutto lo staff e anche parlando con i ragazzi. Perché, alla fine, sono loro che scendono in campo. Tutti i 22 che abbiamo portato, più i tre portieri, sono importanti. Chi scenderà in campo non ho deciso ancora? Il dubbio lo sceglieremo domani mattina».
Come sta la squadra fisicamente? Visto che si gioca dopo 72 ore, sono riusciti i ragazzi a recuperare le energie, le tante energie spese?
«In confronto alla Pianese, sicuramente ci aiuta il non aver dovuto fare il viaggio dopo la partita, che hanno potuto dormire in casa loro. Una distanza di 72 ore non è il massimo per i giocatori, però penso che sapendo già cosa ci aspetta allo stadio… Già questo dà recupero ai ragazzi. L’unico che mi dispiace non avere con noi è Mattia Rizzo: ha provato stamane, ma il resto del gruppo sembra di aver recuperato bene. Chi ha giocato e chi non ha giocato si ha fatto vedere oggi anche in allenamento che vuole giocare all’inizio».
Dopo la penultima partita di campionato avevi detto: «A Catania non potremmo permetterci errori del genere». Siamo arrivati a quel momento lì: la squadra sotto il profilo della concentrazione è cresciuta?
«Guarda caso poi ci è capitato il Catania… Già nella partita di domenica ci ha fatto vedere che rischiare nella zona 1 del tuo campo è un po’ pericoloso, perché loro hanno un buon momento di ripartenza, un buon gioco, giocatori individuali. Come difesa dobbiamo essere pronti subito su tutti i palloni, rimesse, partenza al portiere, calcio d’angolo. Abbiamo già dimostrato nei primi 90 minuti che possiamo essere sul pezzo per tutta la partita. Questa è la base, il minimo che dovremmo rimettere in campo. Poi per far gol sarà ancora più difficile, perché loro hanno preso pochissimi gol in casa: dobbiamo avere la pazienza e l’equilibrio per 95-96 minuti, con la testa lucida, perché la partita non si deciderà subito».
Che impatto avranno i ventimila del Massimino sulla squadra?
«Come io conosco i miei giocatori, loro già in questi giorni hanno parlato tanto con la squadra. Furlan, Zanellato, Sipos, Battistini, Marrone: questi hanno l’esperienza per dare una mano ai giovani, a chi non è abituato. Per me dev’essere una botta di energia, deve darti una spinta, anche se sono con l’altra squadra: sappiamo che se noi facciamo bene, forse ci sarà anche un fischio dall’altra parte, e allora diventano pesanti le gambe dell’avversario. Ma, prima, dobbiamo prendere tutta la carica di questi ventimila spettatori e, da parte nostra, essere pronti per dare il massimo».
Una partita del genere in uno scenario così è anche ciò per cui vive un allenatore: che emozioni si immaginano una volta che si sederà sulla panchina?
«Lo paragono con le partite già vissute in Serie B, alla Sampdoria a Marassi: anche lì c’erano 25mila spettatori, due curve piene e i giocatori che non sentono neanche la tua parola. Mi ha dato euforia, carica ed energia. Sapendo che i giocatori non ti sentono da fuori, devi parlare tramite altri giocatori, e poi capire bene la partita durante le pause e i tempi. Come allenatore è una delle cose più belle: noi tutti, sia giocatori che staff, ci alziamo tutti i giorni per vivere questi momenti».









