Zero virgola cinque percentuo. Un numero che, letto così, sembra quasi niente. Ma per la Serie C è la fine di una lunga esclusione e l’inizio di qualcosa di concreto. La Lega Pro potrà beneficiare dello 0,5% delle risorse derivanti dai diritti audiovisivi sportivi assegnate alla Figc: è l’impegno assunto giovedì dal ministro dello Sport e dei Giovani Andrea Abodi, nel corso dell’incontro andato in scena al Ministero dell’Economia e delle Finanze insieme al ministro Giancarlo Giorgetti, al presidente della Lega Pro Matteo Marani e al vicepresidente Gianfranco Zola.
140mila euro in più
L’intesa si traduce nel via libera all’emendamento proposto al Decreto Sport, che ridisegna la ripartizione delle risorse destinate dalla Federazione. Il testo prevede l’assegnazione «nella misura dello 0,5% al soggetto che organizza il campionato professionistico di Serie A femminile e nella misura dello 0,5% al soggetto che organizza il campionato professionistico di Serie C con vincolo di destinazione per lo sviluppo dei settori giovanili femminili e maschili delle società associate, per favorire gli investimenti nelle infrastrutture e nella qualità dei formatori dei giovani atleti ed atlete selezionabili per le nazionali federali».
È il vincolo, più ancora della cifra, a definire la portata della misura: quei soldi non potranno finire nel calderone dei bilanci correnti, ma dovranno andare sui vivai, sulle strutture e sulla formazione di chi allena i ragazzi. Un cifra che si aggirerà intorno ai 140mila euro.
La soddisfazione di Zola
«Ringraziamo il ministro Abodi e anche il ministro Giorgetti per averci accolto e ascoltato», ha commentato Gianfranco Zola all’uscita dall’incontro. «Abbiamo trovato un accordo e siamo contenti perché ci dà l’opportunità di andare avanti con questo nostro progetto. Dal nostro punto di vista è una grande soddisfazione, siamo molto contenti».
Il “progetto” a cui il vicepresidente fa riferimento è quello che porta il suo nome: la riforma che dalla stagione appena iniziata introduce il salary cap e i vincoli sul minutaggio dei giovani, e che proprio nella valorizzazione dei vivai trova la propria ragione d’essere. Senza risorse dedicate, però, quella riforma rischiava di restare un impianto teorico caricato interamente sulle spalle dei club.
I numeri che hanno convinto il tavolo
La strada era stata aperta dall’audizione di Marani in commissione alla Camera, dove il presidente della Lega Pro aveva portato i dati del campionato: oltre 252mila minuti giocati da under 21 italiani e una percentuale di impiego di calciatori italiani superiore all’87% del totale. Cifre che raccontano meglio di qualsiasi rivendicazione quale sia il ruolo effettivo della terza serie nel sistema: il laboratorio dove si formano i giocatori che poi popolano le categorie superiori e, in prospettiva, la Nazionale.
Investire nella Serie C, era stato il ragionamento portato al tavolo, significa investire nella filiera più importante dello sviluppo del calcio giovanile italiano. Un argomento che, evidentemente, ha fatto breccia.
Cosa significa per il Lecco
Anche per una piazza come quella bluceleste il discorso non è astratto. La Calcio Lecco 1912 arriva da un biennio in cui il settore giovanile ha prodotto uno scudetto Under 15 e una finale nazionale Under 16, cui si somma la promozione dalla Primavera 3 alla Primavera 2 con il successo finale conteso fino all’ultimo secondo al Como poi promosso. Nel tempo vari elementi hanno esordito in Serie C e in queste settimane sono arrivate più firme sui primi contratti professionistici da parte degli atleti.











