Uno ha vinto la maratona olimpica sul percorso storico, da Maratona ad Atene. L’altro ha dato il proprio nome a un elemento della sbarra che i campioni venuti dopo di lui continuano a portare in gara. Stefano Baldini e Igor Cassina, medaglie d’oro ad Atene 2004, si sono ritrovati sullo stesso palco giovedì 8 ottobre a Lariofiere di Erba, ospiti della serata per i 50 anni di Cab Polidiagnostico, il gruppo sanitario nato nel 1976 a Barzanò. Davanti a circa 600 persone, intervistati dal giornalista sportivo Fabio D’Annunzio, hanno raccontato la strada verso il podio e quello che è venuto dopo. Il motivo dell’invito lo ha spiegato l’amministratore delegato Paolo Godina: «Ho voluto questi atleti perché ogni volta rivedo la loro vittoria alle Olimpiadi e mi vengono le lacrime agli occhi».

Baldini e i guadagni marginali
Per Baldini, oro il 29 agosto 2004 in 2h10′55″, Atene è stata il frutto di un’età e di un metodo. «La differenza la fanno le piccole cose, i guadagni marginali, ci sono arrivato a 33 anni». Fino ad allora il successo lo aveva sfiorato senza afferrarlo: «Mancava quella ciliegina, sono sempre arrivato vicino alla vittoria ma quel giorno è stato veramente speciale». Su un tracciato che, ha ricordato, «parte dal mare e arriva al mare ma con le colline in mezzo», la svolta è stata tattica prima ancora che atletica: «Ho trovato la chiave per essere competitivo con il resto del mondo, inserendo i cambi di ritmo nel finale che erano il punto di forza degli atleti africani».
Un lavoro costruito con l’allenatore Luciano Gigliotti, che pretendeva aggiornamento continuo e confronto con il resto del mondo. Gli ultimi 10 chilometri di quella gara restano, a giudizio di Baldini, tra le migliori prestazioni di sempre in quel frangente. Il rettilineo finale fu invece «un godersi l’ultimo minuto e mezzo, il momento della consapevolezza».

Alle spalle ha 240mila chilometri certificati. Rispetto al 2004 l’allenamento è cambiato molto, tra «scarpe performanti, tanti dati, integrazione che ha fatto passi da gigante», ma il punto resta un altro: «La prevenzione fa la differenza, come i test di valutazione sempre più approfonditi». Oggi Baldini allena un gruppo numeroso di giovani e a loro vuole trasmettere «la capacità di autogestirsi», usando la maratona come metafora di «un viaggio in te stesso e con te stesso». Con una confessione: «Nettamente meglio far l’atleta dell’allenatore: gestire tanti atleti fa dormire decisamente meno».
Il ritiro, ha ammesso, è arrivato in ritardo: «Clamorosamente, avrei dovuto smettere due stagioni prima», perché correre gli piaceva troppo. Poi il timore del mondo del lavoro e le opportunità che si sono moltiplicate, «anche un po’ troppo perché di tempo libero ne ho veramente poco». E la medaglia? «Oggi è in una cassetta di sicurezza in una banca», perché «devo scendere dal podio e starci giù ogni giorno».
A margine della serata, ai nostri microfoni, Baldini ha definito eccellente il momento dell’atletica italiana: merito dei gruppi sportivi militari, che garantiscono continuità a circa 200 atleti, e di leader come Gianmarco Tamberi, capaci di trascinare l’intero movimento. Ai giovani ripete che la salute viene prima del carico di lavoro, perché solo un atleta sano ottiene risultati costanti.
Cassina, la testa prima del fisico
Brianzolo di Seregno, oro alla sbarra, Cassina è partito dall’infanzia: «Sono sempre stato terribile da piccolino, la prima volta che sono entrato in palestra mi sono placato». Il fisico non era dalla sua: «Quando ho iniziato non avevo un rapporto peso/potenza che potesse semplificarmi la vita, sono stato bravo a usare la testa, quello è stato il mio punto di forza». E nemmeno l’ambiente: «Ero preso in giro dai compagni e i miei allenatori non credevano nelle mie capacità e inizialmente avevano anche ragione».
A spingerlo, racconta, è stata «la voglia di fare qualcosa che andasse oltre l’immaginario». Dal Kovacs, un elemento che «facevamo in due al mondo», è nato con i suoi tecnici il movimento Cassina, un Kovacs teso con avvitamento che la Federazione internazionale di ginnastica ha battezzato con il suo nome dal 2002: «Un movimento così folle che non era visto di buon occhio». Gli chiedevano un esercizio più contenuto, ma «noi brianzoli abbiamo la voglia di spingerci al nostro 100%». Ai nostri microfoni ha ricordato che l’elemento è ancora nei programmi di gara dei campioni olimpici venuti dopo di lui.

Il passaggio più intenso riguarda una signora non vedente, accompagnata da un pastore tedesco, conosciuta al villaggio olimpico. Gli aveva promesso di seguirlo; il giorno della finale, non potendo esserci, gli fece recapitare una lettera. Prima di rientrare in Italia Cassina tornò a cercarla e la ritrovò: «Ha percepito l’energia. Ci sono cose nella vita che vanno molto oltre un risultato importante».
Poi il Cassina 2, con «un avvitamento in più sull’asse longitudinale», che non è riuscito a mettere in sicurezza: «Non ho avuto il tempo tecnico per renderlo sicuro». Nel 2006, proprio eseguendo il Cassina, la caduta e per la prima volta la paura. Oggi chiede che nelle scuole si facciano vere lezioni di ginnastica, perché tutti i ragazzi sviluppino le capacità motorie di base: essere campioni nella vita, sostiene, dipende da coraggio, testa e impegno più che da una classifica.
Atene, quindici anni dopo
Il filo che lega i due campioni passa anche dalla corsa, che per un ginnasta, ammette Cassina, «non c’entra». Raccolta la sfida della sorella, ha corso la prima maratona a Treviso; quindici anni dopo l’oro è tornato ad Atene per correrla con Baldini, chiudendo in 3h57′. «Sono stato soddisfatto. Tutto parte da pensieri ed emozioni per poi arrivare ai risultati, è un percorso logico».
Lo sport secondo Cab Polidiagnostico
Per Godina lo sport è «uno strumento insostituibile di sostegno della salute» e i suoi valori «sono quelli che incarna la mia azienda»: competitività, rispetto delle regole, sacrificio, come ha spiegato a margine. Secondo i dati diffusi dal gruppo, sono oltre 100 le società e associazioni sostenute, e tra i servizi c’è la medicina sportiva, rafforzata a febbraio con l’acquisizione del centro di medicina dello sport di Eupilio.
Godina ha aggiunto anche una precisazione: l’agonismo estremo non sempre coincide con il benessere, e lo sport va promosso anzitutto come strumento di prevenzione per tutta la popolazione. Il gruppo, che oggi conta 16 poliambulatori, 50 punti prelievo e quasi 800 professionisti, punta ora su nuove strutture, punti prelievo e servizi di radiologia nelle zone ancora scoperte. Baldini, del resto, l’augurio lo aveva già fatto: «Proseguire all’infinito questa maratona».









































