C’è un piccolo legame – di riflesso – con Lecco nella favola inglese di Johan Manzambi. A raccontarlo è Federico Valente, allenatore bluceleste, ospite in collegamento dal Lario a RSI Sport dedicata al ventunenne ginevrino che sta incendiando la Premier League. Prima di sedersi sulla panchina bluceleste, Valente lo ha avuto nel settore giovanile del Friburgo, quando Manzambi era un ragazzo appena sbarcato in Germania senza una parola di tedesco nel suo vocabolario.
I numeri ricordati in trasmissione spiegano il clamore: sei partite ufficiali con l’Aston Villa, tre gol e tre assist, il colpo di testa decisivo a Newcastle e la rete all’esordio in Champions League contro il Fenerbahçe, nel giorno del suo ventunesimo compleanno. In Inghilterra lo chiamano già “Swiss Superman”.
Il ragazzo arrivato Friburgo
Il Manzambi conosciuto da Valente era un’altra cosa. «Quando è arrivato a Friburgo era un giovanotto piccolo, non era ancora formato, non aveva ancora muscoli», ricorda il mister, che non nasconde l’orgoglio: «Mi rende sicuramente fiero perché so da dove viene».
Un ragazzo indietro fisicamente, che all’inizio nemmeno giocava: con Valente in panchina, secondo i dati di Transfermarkt, ha messo insieme 8 presenze e un gol in 363 minuti. La differenza, secondo Valente, l’ha fatta la testa: «Ha pedalato ogni giorno. Quando lui entrava in campo voleva essere meglio del giorno prima». Da lì la convinzione di avere davanti «un giocatore non solo di potenzialità tecnica ma anche di mentalità», perché «la base di tutti i giocatori, oggi come oggi, è la mentalità».
«Guten Tag»: l’aneddoto
L’immagine più nitida è quella del primo giorno. Manzambi non parlava tedesco, eppure «il primo giorno di allenamento è arrivato e ha detto guten Tag». Sarebbe stato comodo restare nel guscio dei compagni francofoni; lui, racconta Valente, «si è messo in mezzo ai giovani tedeschi e voleva imparare la lingua per prima cosa», tra scuola online e campo.
Un carattere solare – «era un ragazzo super super simpatico», «rideva sempre, ride sempre» – che gli ha fatto guadagnare presto la fiducia dei dirigenti. Poi la scalata: la seconda squadra già da diciannovenne e la prima squadra con Julian Schuster, che lo conosceva dall’Under 23. «Non so se lui avrebbe fatto tutti questi step così veloci in un’altra società», ammette Valente.
La corsa al professionismo
Alla domanda se si aspettasse una carriera così folgorante risponde: «Sinceramente no». Tutto nacque dalla telefonata di uno scout del Friburgo, Christoph Wetzel-Veilandics, che gli segnalò un giovane del Servette. Nel video, un gol da metà campo «contro il Basilea in Coppa». Poi la videochiamata con i genitori, «super umili», e la scelta: «Noi ci crediamo in questo giovanotto».
Ma la Premier, quattro anni dopo l’arrivo in Germania nella stagione 2022/23, era fuori da ogni previsione: «Mai avrei scommesso né un centesimo. Che diventasse professionista sì, però quando e dove no».
Il segreto dell’impatto in Premier
Come ricordato in trasmissione, Manzambi è arrivato a Birmingham senza preparazione estiva, reduce da un infortunio nella parte finale del Mondiale. Per Valente l’adattamento lampo è «un mix di tutto», con la fame davanti al resto: dopo un Mondiale così, osserva, si potrebbe tirare il fiato, invece lui «si mette subito a pedalare». Il tecnico cita Federico Chiesa e Florian Wirtz, giocatori affermati che in Premier hanno impiegato tempo a imporsi, per sottolineare la naturalezza di un ragazzo che a Friburgo non era sempre titolare.
Sul piano tecnico, Valente individua le armi: «quando cambia passo con la palla, quando si inserisce, quando va a concludere». E il gol di testa a Newcastle, pur senza centimetri da torre, racconta di un buon tempismo nell’attaccare la porta.
Il prossimo step
La parola chiave resta step. Già durante il Mondiale, quando era chiamato a commentarlo da esperto, Valente aveva detto di sperare che Manzambi facesse «una scelta giusta per il prossimo step». L’Aston Villa di Unai Emery, che «gioca un calcio propositivo», lo è: ora serve confermarsi per una stagione intera, senza infortuni. Poi, nel ventaglio del mister, ci sono le big inglesi, dal Chelsea al City fino al Tottenham di De Zerbi.
Top player? Per Valente lo è già, perché è arrivato nel campionato più forte. «La conferma è sempre la cosa più difficile», avverte, ma la chiusa è un attestato di fiducia: «Per come lo conosco, penso sì: lo può fare».












