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Noseda naufraga ma conclude la traversata dell’oceano a Santa Lucia

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Ha rischiato tantissimo, vicino agli scogli con la barca che scarrocciava. Ma alla fine Dario Noseda ce l’ha fatta: è giunto a destinazione nonostante il naufragio finale

L’epilogo è andato in scena nella notte italiana tra lunedì e martedì. L’entourage che segue la sua Star “Pa2sh” ha ricevuto la telefonata del coraggioso velista mandellese che avvertiva di inviare il Soccorso marittimo poiché in gravi condizioni di pericolo. La guardia costiera di Santa Lucia (isola a sud di Martinica, diventata via via la nuova meta finale al posto di Nassau), recuperate le coordinate, si è alzata subito in volo con un elicottero per recuperarlo. Nelle due ore necessarie per arrivare a destinazione non è mancata la paura, causa silenzio da parte di Noseda, ma poi una successiva telefonata ha rassicurato gli animi.

«Sono io, sono io, sono vivo! Sono naufragato, ho camminato per non so quanto ed ora sono qui alla marina di Rodney Bay, ho avvisato personalmente la capitaneria», ha detto Dario. Da notare che il velista non camminava da quaranta giorni e si è fatto subito una “passeggiata” di 4,5 chilometri

L’avventura di Noseda si è così conclusa, non senza colpi di scena (la sua “Pa2sh” è distrutta), ma attraversare l’Oceano Atlantico su una Star, come avevamo scritto a novembre alla sua partenza, non è certo uno scherzo. Il mandellese ha percorso, da Tenerife a Santa Lucia, ai Caraibi, circa 2.600 miglia nautiche, diventando il primo a realizzare la traversata su un’imbarcazione così piccola.

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