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Bruschi e Villani

Bruschi & Villani 4 Febbraio 2013L?ennesima occasione perduta

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L’ennesima occasione perduta. Due punti regalati nel recupero alla Pergolettese. Due punti regalati all’Alzano in zona Cesarini. Senza parlare dei punti lasciati a Darfo, Brunico, contro il Fersina… Al di là dei torti arbitrali, ricorrenti e che fanno pensare, il Lecco anche con l’Alzano, pur disputando una grande partita, ha lasciato l’amaro in bocca ai suoi tifosi che l’hanno seguita per televisione o dalla collinetta del parco Belgiojoso dimostrando ancora una volta grande attaccamento.

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Ai benpensanti che criticano chi, allo stadio, eccede in amore per il Lecco e che, sbagliando, insulta (degli sputi non vogliamo nemmeno commentare), lasciamo lo spettacolo di uno stadio silente, freddo, inospitale. Un bravo al Lecco che, nonostante il Rigamonti-Ceppi fosse una landa deserta, ha saputo ridargli calore con grandi giocate e grandi gol. Peccato, lo ripetiamo, per l’ennesimo spreco, per aver dilapidato un piccolo tesoretto di punti. Ma resta il fatto che noi, tra un “vaffa” e un “moccolone”, preferiamo avere sempre i tifosi allo stadio. Quelli che, ora, molti criticano. Forse, però, al di là dell’inopportunità di certi atteggiamenti, con i tifosi più “cattivi”, usiamo il virgolettato per capirci, questa gara non sarebbe finita così. Vuoi per la tensione sempre al massimo e dunque la concentrazione, che trasmettono ai giocatori. Vuoi per la pressione che esercitano su avversari e arbitri. Ci sembrava irreale giocare in un Rigamonti-Ceppi senza curva. Tribuna e distinti, anche fossero stati pieni, non riescono a ridare, in campo, quel calore che serve per trasportare la squadra alla vittoria, almeno nei momenti di difficoltà. E che quattro parolacce possano determinare squalifiche del campo o partite a porte chiuse è un precedente pericoloso: in serie D si può perché non ci sono, a parte quella del Lecco e poche altre, tifoserie. Ma trasportato in serie A (e persino sui divani di casa nostra), la parolaccia è malvezzo diffuso. Ma di stadi a porte chiuse non ne abbiamo mai visti per tali motivi. Detto questo, visto che la regola è stata estesa a tutta la serie D e non solo ai tifosi blucelesti, si dovrà cercare di stare attenti per il futuro per non dare agli avversari il vantaggio di un Rigamonti Ceppi muto e freddo. L’Alzano Cene, al di là dei demeriti della difesa bluceleste ha sfruttato anche questo particolare. Noi speriamo non debba più succedere.

Sul piano tecnico tattico, invece, ci auguriamo che questo Lecco diventi meno sciupone, più convinto e cattivo quando deve portare a casa una vittoria. Più determinato quando deve chiudere una partita. Altrimenti gli sforzi di società e tifosi rischiano di andare sprecati. Mancano ancora tredici partite e tutto può succedere, ma ogni volta che il Lecco è lì per fare il salto di qualità inciampa in qualche incidente di percorso. È ora di smetterla anche perché il Lecco ha dimostrato di valere i play off a prescindere. E forse avrebbe meritato qualcosa di più se fosse stato più maturo. Ma gare come quella contro l’Alzano, hanno dimostrato che il Lecco è uscito dal liceo, ma non ha ancora preso la laurea. Insomma, deve crescere. 


 

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