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C3, BluCeleste in profondità

Down by the river…

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Tempo di lettura 3 minuti

Eppur si muove. Sottotraccia, come piace dire a chi sa parlar bene. O sotto il livello dell’acqua, visto che seguiamo lo scorrere dell’Adda. Una volta superata Pescarenico, il lago diventa fiume. E da Olginate, sfiorata non a caso, si arriva fino a Trezzo d’Adda. Pure con la ciclabile, volendo. Che c’entra, direte ? Un attimo, ci arriviamo.

Con i play off che si allontanano grazie alla frenatona della truppa di Roncari, si è finalmente riaperta la discussione sul fronte societario, da noi sollecitato ad ogni piè spinto e lasciato in un angolino per mesi dal resto del panorama bluceleste.

Ancora impantanata sul fronte del ritiro delle quote della attuale proprietà (che poi sarebbe sempre quella vecchia), la Cento BluCeleste non fa più mistero di aver intavolato contatti per rilevare il titolo sportivo da altri lidi così da rientrare nel professionismo pur senza vincere il campionato. Il segreto di Pulcinella è il disimpegno della dirigenza della Triutim, dopo la rapidissima salita dai campionati locali della bergamasca fino alla terza serie nazionale: là manca quel che abbiamo qua e viceversa. A Lecco ci sono storia, stadio, pubblico, passione, interesse. Ma know-how e soprattutto dané, per el balùn…gnà l’umbra.

Ora però, sempre che la trattativa prosegua e sfoci in qualcosa di più concreto rispetto alle tante parole carpite e spese (chi frequenta gli stadi e gli ambienti vicini al calcio lombardo ormai ha origliato spifferi di ogni tipo: cessioni, fusioni, vendite, passaggi di quote, titoli e giocatori. In uscita da Trezzo verso mezzo mondo. Ci manca solo la via che porta agli sceicchi e poi le abbiamo sentite tutte…), c’è da capire e soprattutto da dire alla gente che tipo di accordo si sta o si starebbe per discutere. Perché la confusione ha preso subito il sopravvento tra i tifosi e adesso basta mezza parola in più o in meno (soprattutto in meno) per far apparire come “fusione” e perdita di identità centenaria quella che potrebbe essere una semplice acquisizione del titolo, per trasformare un’operazione di crescita in un pastrocchio che mette una pàtina di polvere (all’unto ci aveva già pensato il tizio sudaticcio dell’estate scorsa) sulla nostra storia.

Per questo è arrivato il momento di mettere le carte in tavola: ormai si gioca allo scoperto e dire come stanno realmente le cose può far solo bene all’ambiente, teso e preoccupato: non si creda che il silenzio sia un segnale di placida accettazione dello status quo. Tutt’altro….

Anche perché il ritardo accumulato dal punto di vista delle scelte tecniche in previsione della prossima stagione può condurre a due soli sbocchi: ripartire da zero e quindi buttare alle ortiche quanto di buono, e non è poco, faticosamente costruito in questo primo anno di D; oppure avere già in mano un progetto serio che contempli il salto di categoria con una struttura (diesse, allenatore, giocatori) solo da ritoccare.

Anche se, in entrambi i casi, resta il mistero più grande: per acquisire quote societarie e titoli sportivi serve moneta contante. Chi cascia i danée ?

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