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C3, BluCeleste in profondità

Tra campo e realt�

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Finisce qui. Stretti fra alla delusione di chi sognava un cammino luminoso che ci portasse fino alla finalissima di giugno e i rimpianti di chi non si era illuso più di tanto ma sotto sotto sperava che la realtà fosse più romanzata dei sogni.
L’atto finale, con una sconfitta netta sul piano del gioco e delle occasioni da rete, che solo qualche episodio sanzionato in maniera diversa avrebbe potuto tingere di colori blucelesti (invece che del misterioso rosso “no logo” e in un caso “no number” indossato dagli avversari), è stato un lento scivolare verso l’eliminazione di una squadra svuotata dalla prestazione di tre giorni prima, zavorrata dai 25 gol relegati in panchina nelle saccocce del suo intristito uomo-immagine ridotto a rincalzo, imballata e senza idee negli uomini di maggior classe. E’ andata avanti per forza d’inerzia ma l’incornata di Cristofoli ha avuto l’effetto di un phon puntato su un cubetto di ghiaccio: in quel momento si è capito che era finita, che la grande corsa si fermava al “Breda” e che sarebbe arrivato presto il tempo dei bilanci.
E allora proviamo a stilarne un primo, sommario ed incompleto: sul campo sono stati ottenuti risultati sufficienti a soddisfare una piazza che, nonostante la partenza dal fondo della fossa, ha sempre puntato a traguardi più vicini alla vetta che non ad una tranquilla salvezza. Partita dopo partita si è scoperto che il silente Raineri aveva organizzato delle splendide nozze pur potendo contare su una dispensa in cui i fichi secchi erano già un lusso: qualcuno in maniera continuativa, qualcun altro a fasi alterne o a sprazzi, i vari Mauri, Di Ceglie, Rudi, Mignanelli, l’Uggè della prima parte, il Sarao della seconda, l’Aldegani fatto rientrare in fretta e furia dall’esilio di Mapello, il Rota “giùin” e quello “vecc”, qualche lampo di Martin e Chessa in avvio hanno presto fatto capire che nonostante la CALAta dei barbari estivi ci era stata consegnata una rosa di primo piano e in grado di competere con tutti. Con la ciliegiona di un Castagna “alla Seveso”…
I punti persi con regolare spreco in trasferta ci hanno impedito di andare a lottare per il primo posto come probabilmente avremmo potuto fare senza questo handicap, spiegabile con lacune mentali, tattiche e qualche dose di coraggio. I play off sono stati una piacevole appendice, ma era onestamente impensabile invertire il trend in maniera continuativa a fine stagione. Detto ciò, e ringraziato chi ci ha messo cuore, anima, muscoli e polmoni per onorare la maglia bluceleste (troppo spesso bianca. O blu. Almeno mai assieme…), viene naturale pensare a quell’ultimo venerdì di agosto e ringraziare il cielo per essere ancora qui.
Ma se non ci si vuol accontentare di sopravvivere ora serve un passo avanti chiaro e deciso nelle strategie che riguardano il futuro. Perché un altro anno in D magari lo si potrà anche sopportare, ma un’altra estate di incertezze no.

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