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Bruschi e Villani

Bruschi & Villani 28 Ottobre 2013
GAUDEAMUS,
ma Butti per ora non si tocca

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Tempo di lettura 4 minuti

Ci sono cose nella vita dalle quali non si può prescindere, in termini di godimento. Una è soggettiva, l’altra oggettiva. Soggettiva è qualsiasi soddisfazione ognuno di noi si prenda nella propria esistenza: dal primo bacio alla laurea passando al primo lavoro, il primo stipendio e via dicendo, declinando le piccole e grandi gioie della vita. Difficile, però, far capire a qualcun altro che non sia sé stesso, quale interno piacere ci abbia procurato questa o quella circostanza.

Tutt’altra cosa sono le godurie calcistiche. Le uniche a essere oggettive. In che senso? Che tutti le possono capire e in un certo qual modo condividere. Anche i tifosi della Pro Sesto sanno, loro malgrado, che il Lecco e i tifosi blucelesti, Domenica hanno goduto.

Non tanto e non solo per la vittoria, già di per sé sufficiente a giustificare la prima, vera, gioia di questo campionato. Quanto perché il vero nirvana i blucelesti l’hanno provato passando dal paradiso all’inferno e ritorno. Roba da kamasutra calcistico. Soprattutto perché l’orgasmo pallonaro è stato ottenuto contro un avversario primo in classifica, anche se al Rigamonti-Ceppi non si è dimostrato tale, e che non aveva ancora preso nemmeno un gol. Diamo l’attenuante generica, ai biancocelesti, dell’inferiorità numerica e dei due rigori, peraltro nettissimi, subìti. Ma questo non basta a spiegare la sconfitta dei sestesi e la vittoria del Lecco. In realtà senza il rigore del2 a2 procurato da Bugno, difficilmente staremmo parlando di una vittoria bluceleste. Ma il calcio è fatto di episodi e stavolta questi hanno girato a favore delle aquile, segno che dalla vetta del Resegone qualcuno finalmente comincia a guardar giù. Era ora!

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Ma al di là delle dissertazioni edonistiche lasciateci dalla gara di domenica, bisogna chiarire quale sia stata la vera chiave di volta della partita. È importante. E per noi è stata l’unità d’intenti dei giocatori. In grave difficoltà, sull’1 a 2, hanno giocato tutti per “salvare” il loro allenatore da una contestazione strisciante, e non solo come ben sappiamo, che sarebbe esplosa in caso di sconfitta.

L’abbraccio collettivo a mister Butti da parte della squadra, a fine gara, ci ha messi nelle condizioni non di risparmiargli critiche tecnico tattiche, nel caso ne avessimo da muovergli, ma di evitare di pensare che nello spogliatoio qualcuno gli remi contro. Le critiche, cioè, sono tutt’ora presenti. Criticabile, per noi il cambio Capogna-Rota, rivelatosi invece decisivo in positivo per le sorti blucelesti. Ma se la squadra risponde in questo modo alle critiche mosse al suo allenatore, vuol dire che Butti ha lavorato e sta lavorando bene con i suoi ragazzi. E, dunque, che merita di continuare a farlo.

Rimaniamo del nostro avviso: troppo inesperto e la reazione umanamente comprensibilissima e giustificabile, nei confronti del tifoso che lo ha minacciato di morte coram populo sta a dimostrarlo, per una piazza così calda. Troppo scolastico per dare la necessaria concretezza a questa squadra.

Ma Giuseppe Butti è anche un gran lavoratore, un meticoloso preparatore di partite e, soprattutto, una persona intellettualmente onesta. Così il fatto che, per noi, abbia sbagliato più volte partita, non viene sorpassato dalla vittoria di ieri, ma viene bypassato dal rispetto che verso di lui nutre la squadra.

Potrà sbagliare ancora, mister Butti, ma se saprà tenersi così vicini i ragazzi, allora avrà sicuramente l’opportunità di imparare, di crescere insieme ai suoi giocatori, per lo più giovani, e dunque di disputare un girone di ritorno da riscossa. Intanto godiamoci questi tre punti, perché sono, nella settimana del cioccolato lecchese, un piacere “fondente”. Ma prepariamoci anche a toglierci qualche soddisfazione in più perché, lo diciamo sottovoce, forse per il secondo anno consecutivo il Lecco ha uno spogliatoio. Ssssssss… Non ditelo a nessuno. Non vorremmo essere smentiti già da Legnago…

A risentirci…

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