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La Calcio Lecco via dal “Bione”: squadre nel Milanese. Boscagli e Rossi: «Le parti trovino una soluzione»

La scelta coinvolge le formazioni Under 15 e 17, obbligate a utilizzare i mezzi privati per effettuare il trasferimento sui campi da gioco milanesi. Al centro della polemica l’incremento delle tariffe

La formazione under 17 che ha appena debuttato con il Como
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Tanto tuonò che poi piovve. L’indiscrezione circolava da un po’ e pareva, più che altro, una provocazione messa sul tavolo di una trattativa non facile, ma alla fine la Calcio Lecco 1912 ha scelto di trasferire armi e bagagli a Bresso, nel Milanese. Si parla delle squadre del Settore Giovanile che utilizzavano quotidianamente le strutture del Centro Sportivo “Al Bione” di viale Brodolini, teatro recente di una polemica tra la proprietà bluceleste e l’Amministrazione comunale di Lecco a causa dell’improvviso aumento delle tariffe orarie per l’utilizzo dei campi. Da lunedì 26 aprile le giovani Aquile, precisamente le formazioni Under 17 e Under 15, si stanno allenando nel capoluogo regionale: uno smacco per una città intera e un disagio non da poco per le famiglie degli atleti che risiedono nel nostro territorio.

«Trovate una soluzione»

La concretizzazione di quella che pareva solo un’ipotesi remota ha fatto muovere anche i politici locali. Tra questi Filippo Boscagli e Antonio Rossi (Lecco Ideale), impegnati a mediare tra le parti: «Senza entrare direttamente nel merito sportivo o amministrativo, il dato fondamentale che emerge è che questo fatto coinvolge 150 ragazzi e relative famiglie del territorio. Se da un lato è difficile e doloroso immaginare i blucelesti in un’altra città, quello che emerge ora è una nuova fatica per ragazzi e genitori. Durante i mesi del lockdown gli adolescenti delle giovanili (facendo campionati nazionali) hanno avuto la fortuna di potersi allenare, dapprima grazie alla presenza costante, seppur a distanza di tutto lo staff, e in seguito vicino a casa, sempre seguiti dalla propria dirigenza e staff tecnico. Proprio ora che si stanno allenando in presenza e che alcune squadre hanno visto iniziare il rispettivo campionato, quegli stessi ragazzi devono trasferirsi quasi ogni pomeriggio, finita la scuola, a Bresso per allenarsi».

E il tutto deve avvenire con mezzi privati: «Essendo vietato l’utilizzo di pullman della società questo implica che ogni singola famiglia deve regolarmente accompagnare il proprio figlio ai campi milanesi. E stiamo parlando di decine e decine di famiglie lecchesi che sostenendo le attività sportive dei figli si trovano una difficoltà inaspettata in più, in un periodo non certo facile».

Boscagli e Rossi si appellano alle parti in causa: «Facciamo quindi un appello a tutte le parti in causa, dalla gestione del “Bione” alla Calcio Lecco fino all’amministrazione comunale, per trovare una soluzione che venga incontro alle esigenze di tutti ma in particolare quei ragazzi che stanno crescendo in clausura – per i quali lo sport è una parte rilevante delle loro vite -, e le loro famiglie. Siamo disponibili, e lo abbiamo ampiamente dimostrato, a farci parte attiva nel supportare gli attori di questa vicenda, come delle tante tematiche educative e sportive, per trovare una soluzione che consenta alla nostra città ed ai suoi giovani di mantenere sul territorio un settore giovanile importante e in costante crescita».

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