Nel pomeriggio di venerdì 5 dicembre è stato presentato il progetto di riqualificazione funzionale e urbanistica dello stadio Rigamonti-Ceppi. Un piano ambizioso battezzato “One for all Stadium” che prevede una ristrutturazione radicale dell’attuale impianto con un investimento preliminare di 15 milioni di euro, cantiere della durata di cinque anni e una filosofia chiara: rendere lo stadio polifunzionale, vivo e autosufficiente economicamente. Il progetto, che si ispira ad analoghe esperienze in corso nel resto d’Italia, punta a trasformare lo storico stadio lecchese in una struttura moderna capace di ospitare non solo le partite di calcio ma anche eventi, concerti e attività commerciali. Alla presentazione hanno partecipato il presidente della Calcio Lecco Aniello Aliberti, il mandatario Paolo Valassi, l’architetto Giulio Ceppi e il progettista Maurizio Faravelli, oltre ai presidenti della Ghislanzoni Gal e del Circolo della Scherma, due realtà che sarebbero ancor più parte integrante del nuovo complesso.

Aliberti: «Un sogno da realizzare con i privati»
Il presidente Aniello Aliberti ha aperto la presentazione definendo il progetto «il sogno di Paolo Valassi» e ricordando come l’idea gli fosse stata illustrata già una settimana dopo il suo arrivo a Lecco. «Siamo contenti di ospitare un’iniziativa notevole e voglio fare i complimenti a tutti coloro che hanno dato vita a questa idea. Io l’avrei intitolato “il sogno di Paolo Valassi” che prosegue da anni: una settimana dopo il mio arrivo a Lecco, infatti, me l’aveva già presentata. Devo ribadire il sogno, in due anni è stato molto difficile avere delle risorse. Ma nella vita i sogni sono importanti e questo si può fare solo in forma privata: se si trovasse la strada per formare un team di imprenditori io andrei a piedi a Lourdes per avere una struttura del genere», ha dichiarato Aliberti.

Il presidente ha poi sottolineato l’urgenza di intervenire sull’attuale impianto, ricordando i recenti problemi che hanno messo in difficoltà la società. «È un sogno che io appoggio, se si acquisisse lo stadio Calcio Lecco avrebbe tutti gli interessi del caso per giocare in una struttura del genere: avete visto i problemi che abbiamo avuto con la cabina elettrica e la possibilità di andare a Zanica, inoltre il manto erboso è a fine vita e va sicuramente rifatto. Ora stiamo rendendolo drenante con dei palliativi per arrivare alla fine del campionato», ha spiegato evidenziando le criticità dell’impianto attuale.
Valassi: «Lo stadio deve rimanere qui, è la nostra identità»
Paolo Valassi ha illustrato la visione complessiva del progetto con passione, spiegando come sia nato da un accordo con la precedente proprietà e sottolineando il coinvolgimento di più realtà sportive. «In questo progetto sono coinvolte anche la Ghislanzoni Gal e il Circolo della Scherma, parliamo di un progetto importante per la città e i tifosi che deve passare attraverso la Legge Stadi come nel caso di Pisa. Perché siamo qui? Avevo un accordo con la precedente proprietà e siamo arrivati a questa sorta di accordo di programma tra di noi che possa permetterci di progettare e intervenire», ha spiegato Valassi.
L’obiettivo dichiarato è creare uno stadio vivo e polifunzionale che possa rendere autosufficiente l’intero complesso. «Dobbiamo guardare avanti, ma con quali obiettivi? Lo stadio dev’essere vivo e polifunzionale, per questo coinvolgiamo Ghislanzoni Gal e Scherma. Accanto a queste attività ci devono essere delle attività complementari per far sì che sia patrimonializzato e possa rendere autosufficiente il complesso. Lo stadio è una radice della nostra storia e della nostra identità, deve rimanere qua insieme alla Curva Nord perché è una memoria collettiva che attraversa le generazioni», ha affermato con l’imprenditore.

Valassi ha poi ricordato gli sforzi compiuti per adeguare lo stadio alla Serie B, sottolineando la necessità di un intervento strutturale. «Per giocare in Serie B abbiamo fatto un miracolo in due mesi per arrivare a giocare qui, ma non si possono buttare continuamente soldi a pioggia per la manutenzione. Bisogna crederci pensando alle nuove generazioni trovando le risorse necessarie attraverso ristorazione, alloggi, uffici e quant’altro. Lo stesso vale per la sostenibilità ambientale. Fondamentale è anche l’interazione con l’amministrazione e il resto della città, tifosi in primis».
Il progetto, secondo Valassi, deve guardare al futuro seguendo l’esempio di altri imprenditori che hanno lasciato il segno nella città. «Questa presentazione è uno step, ma sono opportuni i passaggi con le istituzioni e la città. Oggi lanciamo un ulteriore sasso: non dobbiamo fare le cose semplicemente per noi, ma per tutti. Sono visionario? Sì, sono visionario come ai tempi della sistemazione dello stadio per giocare in Serie B: creare un legame trasversale con tutti è l’obiettivo. Gli esempi sono l’Università e il Teatro della Società, dove imprenditori illuminati come Vico Valassi ed Eufrasio Anghileri si sono messi a disposizione, o l’associazione Amici di Lecco».
«Il calcio è un volano, ma tutti gli sport hanno questa caratteristica: per questo oggi ci sono qui i presidenti della Ghislanzoni Gal e del Circolo della Scherma. La città avrà un grande processo di trasformazione, spero che con il buon senso, la fiducia e la trasparenza potremo farcela. Il presidente ha uno spirito che lo contraddistingue e che deve contraddistinguere tutti, si è messo un obiettivo importante davanti: servono passione e coraggio per assolvere a questo compito. Ringrazio anche tutti gli sponsor che stanno aiutando e sono altrettanto illuminati», ha concluso Valassi.
I dettagli tecnici: dai 7.574 ai 12.500 posti e tribune modulari
L’architetto Giulio Ceppi e l’ingegner Maurizio Faravelli hanno presentato gli aspetti tecnici del progetto con dovizia di particolari, spiegando la filosofia alla base dell’intervento. «Abbiamo guardato allo stadio come a un oggetto urbano e abbiamo proseguito su questo lavoro con questa filosofia aprendolo il più possibile alla città senza togliere nulla alla prerogativa del calcio. Ci siamo concentrati su due grandi blocchi con la realizzazione di circa 4.000 nuovi metri quadrati: non si vive di soli biglietti, serve anche altro e la logica è riqualificare l’intorno perché lo stadio oggi è un muro», ha spiegato Ceppi.
L’architetto ha poi illustrato i dettagli volumetrici dell’intervento. «Senza spaventarsi, il blocco della Ghislanzoni Gal per noi è il riferimento volumetrico per creare un complesso più articolato rispetto a ciò che abbiamo oggi, con un dislivello di tre metri tra via Don Pozzi e l’odierna via Ugo Merlini, ex via Cantarelli. Lo sviluppo consegnerebbe alla città una struttura anche in grado di ospitare eventi e concerti, inserendo del “verde” nel complesso urbanistico».

La ricostruzione modulare e progressiva delle tribune – distinti, curva nord e curva sud – con un nuovo rampaggio e geometria ridefinita, offre numerosi benefici. Le tribune sono pensate come moduli unitari replicabili, realizzabili in più fasi temporali. La capienza prevista nella prima fase è di 7.574 posti a sedere, così distribuiti: 2.907 posti ai distinti più 12 posti per disabili, 1.876 posti alla curva nord, 1.524 posti alla curva sud e 1.245 posti nella tribuna centrale GAL più 10 posti per disabili.
Nella fase successiva, con l’eventuale completamento delle gradinate, si potrebbe arrivare a 12.500 posti. «Si lavorerebbe a blocchi usando anche dei prefabbricati e si affronterebbe anche il problema acustico. Bisogna ragionare in maniera unitaria dopo un secolo di lavori e aggiustamenti. Ma è fondamentale anche ciò che si fa dentro uno stadio tra luci, suoni e intelligence», ha aggiunto Ceppi.
La tribuna sarà accessibile alle persone con difficoltà motoria grazie a una nuova passerella da via Don Pozzi che porta direttamente alla quota di accesso. La parte frontale viene leggermente estesa per consentire la larghezza utile alla passerella, che funge anche da copertura per le panchine poste a un livello inferiore rispetto al terreno di gioco. I microvolumi interni come depositi, bar e servizi sono integrati nella nuova struttura delle curve.
Rebranding: un nuovo logo per il futuro
Il progetto comprende anche un rebranding del logo della Calcio Lecco 1912. L’attuale stemma, secondo l’analisi del designer, presenta diverse criticità: tipografia poco connotante con serif non adatti al mondo sportivo, simbolo dell’aquila in posizione troppo dominante, forma ovale dello scudetto poco replicabile e di difficile applicazione.
La proposta di nuovo logo prevede una forma circolare dello scudetto più versatile, l’aquila in posizione dinamica rispetto alle geometrie esistenti, l’integrazione del pallone nella lettera O, l’uso verticale dei colori blu-celesti a richiamo della maglia storica e una tipografia lineare altamente leggibile di sapore vintage. Il logo «diventerebbe più leggibile e utilizzabile anche commercialmente», aprendo possibilità per merchandising e comunicazione integrata.
La struttura: cosa cambia
Sotto la tribuna verranno recuperati spazi attualmente inutilizzati per realizzare:
- spogliatoi
- bagni
- sale doping
- sale massaggi
- ampi spazi di servizio
Cronoprogramma e costi: cinque anni di cantiere a fasi
Il progetto è stato concepito per essere realizzato modularmente, senza impedire le attività di gioco durante le diverse stagioni del campionato. Il cronoprogramma prevede una durata complessiva di cinque anni, suddivisa in fasi distinte che permetteranno di minimizzare l’impatto del cantiere sul contesto cittadino e sulla praticabilità del campo.
La prima fase riguarderà l’ampliamento della tribuna nord con i nuovi servizi per la Calcio Lecco, i servizi alla persona e la club house. Successivamente si procederà con il rifacimento dell’ex villetta per gli uffici e la foresteria. La terza fase vedrà la realizzazione dell’ampliamento tribuna sud per la sala scherma e l’hospitality. Le fasi finali saranno dedicate alla demolizione e ricostruzione delle curve nord e sud e dei distinti.
I costi preliminari stimati ammontano a 15 milioni di euro per il progetto completo, escluso il costo per l’acquisizione della struttura dal Comune di Lecco. La ricostruzione modulare delle tribune, pensate come moduli unitari replicabili, permetterà di ottimizzare tempi e costi esecutivi. La sezione progettata è infatti una costruzione modulare e seriale realizzata in carpenteria metallica.
Gli spazi verdi di compensazione e l’accessibilità
Obiettivo fondamentale del progetto è rendere lo stadio urbanisticamente più permeabile e accessibile. Oltre alla nuova connessione pedonale tra via Don Pozzi e via Ugo Merlini, vengono create zone verdi di compensazione per circa 1.000 metri quadrati, pensate come spazi di sosta e relazione che fungano da filtro verso la città.
Per la progettazione delle nuove aree urbane è proposto un sistema modulare di giardino con arredi componibili a secco, che integri non solo il verde ma anche l’impiantistica necessaria: illuminazione e video display, diffusione acustica, wi-fi e punti di ricarica, raffreddamento e riscaldamento, irrigazione. Spazi urbani accessibili per tutti, basati sui criteri del Design for All, reversibili e scalabili.
Lo stesso sistema sarà impiegato sulle terrazze e coperture piane dei nuovi volumi edificati, creando un dialogo tra piano della strada e coperture per circa 777 metri quadrati di coperture verdi calpestabili.

Lo stadio multi-identitario: concerti, cinema ed e-sport
Se un aspetto fondamentale della riqualificazione è la possibilità di ospitare eventi non calcistici, data la carenza in città di strutture per spettacoli e concerti all’aperto, i distinti potrebbero essere attrezzati con tribune telescopiche per occupare parte della superficie a terra con circa 500 posti aggiuntivi.
Tra le possibili attività: open-air cinema con grande schermo di proiezione collegato a struttura gonfiabile, concerti e spettacoli tramite copertura dell’area da gioco con pavimentazioni facilmente montabili e removibili che non intaccano il prato, eventi sportivi indoor come e-games o x-trials con campi di gara costruiti sopra il terreno esistente con pavimentazione resistente.
«Gli stadi di nuova generazione diventano spazi vivi e adattivi, capaci di trasformarsi in pochi minuti grazie a tecnologie ambientali e superfici dinamiche. Il Rigamonti-Ceppi, ripensato in chiave multi-identitaria, potrà diventare un vero hub urbano capace di generare attività durante tutto l’anno», ha sottolineato Ceppi illustrando la visione di uno stadio che comunica attraverso luce, movimento ed elementi spaziali.
Sostenibilità e tecnologie innovative: Light Steel Frame e ceramica smaltata
Ceppi ha posto l’accento sulla qualità estetica e sulla sostenibilità ambientale del progetto, illustrando le scelte architettoniche e tecnologiche che renderanno il Rigamonti-Ceppi un esempio di modernità. «Un tema importante è quello della qualità estetica, sotto il livello della terra segue un linguaggio solido che poi cambia salendo con i piani, arrivando a una produzione di 150.000 euro annui parlando di fotovoltaico», ha spiegato l’architetto.
Il progetto prevede l’utilizzo di tecnologie costruttive all’avanguardia. La struttura principale sarà realizzata con il sistema Light Steel Frame, una tecnologia performante in acciaio leggero le cui componenti vengono prefabbricate e assemblate a secco. Il risultato è un cantiere pulito e veloce, rispettoso dei tempi e dei costi di progetto. Il sistema costruttivo si basa sull’assemblaggio di aste in acciaio con profilo a C, denominate CFS (Cold Formed Steel), che possono essere integrate a ogni tipo di carpenteria.
La pelle esterna dello stadio sarà costituita da moduli tridimensionali in terracotta smaltata, materiale naturale a basso impatto ambientale con certificazione EPD. «Con la tecnica della seconda cottura si ottengono elementi di facciata della massima qualità, soprattutto grazie alla smaltatura dei bordi. L’effetto cromatico dello smalto è particolarmente brillante ed espressivo, inattaccabile da agenti atmosferici e atti vandalici», ha precisato Ceppi. Il rivestimento è stato pensato per rispondere a diverse esigenze funzionali: una fascia compatta di circa 827 metri quadrati alla base per garantire massima resistenza alle aggressioni, una fascia filtrante di circa 2.060 metri quadrati più dinamica e porosa alla luce, e una copertura attiva per protezione dagli agenti atmosferici.

La copertura fotovoltaica, estesa su circa 3.491 metri quadrati, utilizzerà moduli totalmente integrabili al tetto con tecnologia Kalzip AluPlusSolar, dotati di un’anima interna in plastica fibrorinforzata e protetti da pellicole all’avanguardia. Il sistema permetterà la produzione di energia solare e la raccolta di acque piovane su una superficie totale di oltre 9.225 metri quadrati.
Sul fronte dei costi e delle tecniche costruttive, Ceppi ha rassicurato sulla sostenibilità economica dell’intervento. «Con queste tecnologie a secco a 1.500 euro al metro quadro si può costruire, tenete conto che la tribuna rimarrebbe quella che è nella parte superiore. Di cemento, del resto, ne vedo già tanto a Lecco. E l’attività di tutte le realtà coinvolte proseguirebbe», ha dichiarato, specificando che la parte superiore della tribuna attuale rimarrebbe invariata.
Maurizio Faravelli ha aggiunto dettagli sulla viabilità e la gestione degli spazi esterni. «Quando lo stadio sarà chiuso si potrà parcheggiare in via Don Pozzi, ricavando degli spazi per i magazzini e i chioschi», ha spiegato il progettista. La ricostruzione modulare delle tribune consentirà di aggiungere circa 50 nuovi posti auto per l’uso infrasettimanale, mentre l’area all’incrocio tra via Pascoli e via Merlini sarà destinata all’accesso dei mezzi pesanti al campo per manutenzioni straordinarie ed eventi come concerti e allestimenti.

Le preoccupazioni di Scherma e Gal: «Non possiamo fermare l’attività»
Se da un lato il progetto entusiasma per la sua visione, dall’altro emergono le legittime preoccupazioni delle società sportive coinvolte, che dovranno convivere con un cantiere di cinque anni senza interrompere le proprie attività. Un nodo cruciale che dovrà essere affrontato con un piano logistico dettagliato.
Federico Bonomelli, presidente del Circolo della Scherma, ha espresso apprezzamento per il progetto ma ha sollevato questioni concrete. «Il progetto è fantastico e mi piace un sacco, ma non possiamo permetterci di sospendere l’attività. Per noi il problema è quello dei più livelli, che rovina la comunione tra tutti gli aspetti anche dell’inclusione che abbiamo sviluppato nel corso della nostra storia», ha dichiarato evidenziando come l’attuale configurazione su un unico piano favorisca l’integrazione e l’accessibilità.
Anche Paolo Gilardoni, presidente della Ghislanzoni Gal, ha posto l’accento sulle difficoltà operative quotidiane. «Le criticità restano, noi viviamo le partite interne con un grande stato d’ansia. Il nostro problema è che viviamo 330 giorni l’anno dalla mattina alla sera e la logistica sarebbe difficile», ha spiegato riferendosi alla necessità di garantire continuità alle attività durante i lavori.
I numeri del progetto
Il nuovo Rigamonti-Ceppi in sintesi:
- Investimento: 15 milioni di euro (escluso costo acquisizione dal Comune)
- Durata lavori: 5 anni a fasi progressive
- Capienza: 7.574 posti (fase 1), espandibili a 12.500 (fase 2)
- Nuove costruzioni: circa 4.000 metri quadrati di nuovi spazi
- Servizi Calcio Lecco: 2.451 metri quadrati totali
- Uffici e foresteria: 1.690 metri quadrati
- Sala Scherma: 835 metri quadrati
- Servizi alla persona: 1.576 metri quadrati (Feetness Spa, Digital Training, Rehab Center)
- Club House: 525 metri quadrati
- Aree verdi compensazione: circa 1.000 metri quadrati
- Nuovi parcheggi: circa 50 posti auto aggiuntivi
- Copertura fotovoltaica: 3.491 metri quadrati
- Produzione energia: 150.000 euro annui stimati
- Rivestimento facciata ceramica: 2.887 metri quadrati totali
Il progetto, firmato dall’architetto Giulio Ceppi di Total Tool Milano con la collaborazione degli ingegneri Maurizio Faravelli e Luigi Rigamonti dello studio Ellevi di Lecco, rappresenta una scommessa ambiziosa per riportare lo stadio al centro della vita cittadina, non solo durante le partite ma tutti i giorni della settimana.





















