I botteghini per Lecco-Union Brescia restano chiusi. A cinque giorni dalla sfida di domenica 4 ottobre alle 12.30 al Rigamonti-Ceppi, la vendita dei biglietti non è ancora partita e la parola resta all’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, che di norma si riunisce il martedì e pubblica le proprie disposizioni il mercoledì. Il verdetto è dunque atteso per domani, e il chiacchiericcio di queste ore porta tutto nella stessa direzione: la trasferta vietata ai tifosi della Leonessa.
Il giudizio è ancora in sospeso
Il blocco risale alla determinazione n. 35/2026 del 22 settembre, che ha inserito la gara nella sezione «Giudizio sospeso per acquisizione informazioni relative all’incontro», come raccontato il giorno successivo. La Lega è stata invitata a non avviare la vendita dei tagliandi e a tenere sospese le adesioni ai programmi di fidelizzazione: uno stop che vale per tutti, non soltanto per il settore ospiti. Al riparo restano i 1.401 abbonati, già in possesso del titolo d’accesso.
Lo scenario non è inedito. Un anno fa, per la sfida del 19 ottobre 2025, la prevendita poté aprire soltanto il 16 ottobre, tre giorni prima del fischio d’inizio, con i residenti a Brescia e provincia ammessi nel solo settore ospiti e con fidelity card.
Sei Daspo per l’assalto al pullman del Treviso
Nel frattempo, da Brescia è arrivata una notizia pesante. Il questore Paolo Sartori ha emesso sei Daspo, di durata compresa tra i 18 mesi e i 6 anni, nei confronti di altrettanti sostenitori dell’Union Brescia per i fatti del 17 settembre, al termine della gara con il Treviso allo stadio Mario Rigamonti.
Secondo la ricostruzione della Questura, circa quaranta ultras bresciani – alcuni travisati – attesero i due pullman dei tifosi ospiti all’incrocio tra viale Europa e piazzale Vivanti: prima i fumogeni, poi il lancio di oggetti contro il primo mezzo e i calci e pugni sulla porta posteriore del secondo. L’intervento dei reparti antisommossa evitò il contatto tra le due tifoserie. La Digos ha identificato e denunciato alla Procura sei persone, tutte residenti in provincia di Brescia e di età compresa tra i 20 e i 35 anni.
«Questi individui, con il loro comportamento sconsiderato, hanno messo in pericolo la sicurezza, l’ordine pubblico e l’incolumità delle altre persone presenti fuori dallo Stadio che si trovavano nei pressi del luogo dell’aggressione, tra cui famiglie con bambini», le parole del questore.
I precedenti e il ricorso a segno
Per i tifosi bresciani lo stop non sarebbe una novità degli ultimi mesi. Ad agosto il prefetto di Cremona aveva vietato la vendita dei biglietti ai residenti in provincia di Brescia per Pergolettese-Union Brescia del 30 agosto a Crema; il Tar della Lombardia aveva poi accolto il ricorso d’urgenza del club, riaprendo il settore ospiti a un massimo di 300 spettatori, ma la Curva Nord bresciana aveva comunque scelto di non partire. E già a giugno, per la finale di ritorno dei playoff ad Ascoli, i sostenitori della Leonessa avevano dovuto fare i conti con il divieto di trasferta.
Il copione, del resto, è noto anche sulle rive del Lario, a parti invertite. A febbraio furono i blucelesti a restare a casa, dopo che il prefetto di Brescia Andrea Polichetti aveva vietato la vendita ai residenti in provincia di Lecco e il Tar aveva respinto l’istanza cautelare della Calcio Lecco 1912. I supporter lecchesi, come ampiamente noto, non potranno recarsi in trasferta fino al 1° febbraio 2027 per quanto avvenuto prima di Lecco–Catania: seguendo lo stesso filo logico, potrebbe essere il ministro Piantedosi a intervenire con un’ordinanza a lungo termine dopo i fatti di Union Brescia–Trento.
Cosa succede adesso
Se l’Osservatorio indicasse il divieto, il provvedimento spetterebbe al prefetto di Lecco Paolo Ponta, come a febbraio era toccato al collega di Brescia. Solo a quel punto la società bluceleste potrebbe aprire la prevendita, con una finestra ridotta a pochi giorni.











