Con il pallone tra i piedi c’è nato, parole sue. Solo che oggi, invece di cercare la porta, Fabio Cardinio lo consegna ai bambini: da tre anni l’ex attaccante della Calcio Lecco 1912 è il responsabile della Scuola Calcio della Polisportiva Valmadrera 1974, con competenze che nel tempo si sono allargate anche alle squadre del settore giovanile. Lo abbiamo incontrato a bordo campo, in una mattina di allenamento dei più piccoli, per ripercorrere questo triennio e capire dove porti la crescita della società.
Il gol del decennio
Prima di diventare un formatore, Cardinio – lecchese, classe 1987 – è stato uno degli attaccanti più prolifici della Serie D lombarda: oltre duecento presenze e più di settanta reti nella quarta serie. Dopo le esperienze con Oggiono, Olginatese, Folgore Caratese e Seregno, nel 2013 è approdato al Lecco, dove in tre stagioni e mezza ha messo insieme un centinaio di presenze e una quarantina di gol. Nella stagione 2014/15, con Rocco Cotroneo in panchina, ha chiuso da capocannoniere della squadra con 16 reti, a pari merito con Riccardo Capogna.
L’annata successiva, quella del secondo posto a ottanta punti alle spalle del Piacenza, gli ha consegnato il momento più bello. Il 15 maggio 2016, nella sfida playoff con il Pontisola al “Rigamonti-Ceppi”, Cardinio ha firmato la rete che LCN Sport, tirando le somme degli anni Dieci, ha eletto gol del decennio bluceleste.
Pochi giorni dopo è arrivato il successo nella finale con il Seregno, ma l’autunno successivo ha travolto la società fino al fallimento di dicembre. In quello stesso mese Cardinio è tornato proprio al Seregno, dove ha chiuso l’annata prima dell’ultimo trasferimento al NibionnOggiono in Eccellenza.

Allenatori che conoscono lo spogliatoio
In campo sapeva servire gli assist, e uno lo ha servito anche in questa chiacchierata, toccando un nervo scoperto del calcio italiano: la formazione di chi allena. Quando è arrivato a Valmadrera, racconta, l’ambiente era tranquillo e con la società si è deciso di cambiare passo. Senza tradire la vocazione dell’attività di base – «guardiamo tanto il bambino, non c’è selezione» – l’obiettivo è garantire numeri stabili per ogni annata. «Prima il concetto era semplice: chi vuole venire, viene al campo e gioca», ricorda.
Il salto passa dai tecnici. «Ci sono allenatori qualificati, che hanno studiato per fare questo», sottolinea Cardinio, con i patentini che servono a dare qualcosa di diverso sul campo. Ma il desiderio va oltre il titolo: «Io vorrei tantissimo allenatori che hanno giocato a pallone, perché sono fondamentali, sanno come è fatto lo spogliatoio». Dietro c’è anche una critica ai metodi di oggi, che a suo giudizio non sempre aiutano lo sviluppo dei più piccoli: «Secondo me ci vuole ancora qualcosina di ciò che si faceva quando io ero piccolo».
Voglia di pallone, non di oratorio
Il secondo pilastro riguarda le motivazioni. La scuola calcio, nella visione del responsabile, «non è più una roba tanto di oratorio»: chi si presenta al campo deve farlo «perché gli piace giocare a pallone». Che sia già bravo o che debba migliorare conta meno, perché a quello pensano gli allenatori.
Il nodo, spesso, sono le famiglie, ed è un tema che Cardinio affronta con i genitori a inizio stagione: «Molte volte il genitore porta il bambino al campo perché a lui piace giocare a pallone, ma non è una cosa giusta per la crescita». Se la passione non c’è, il consiglio è semplice: «Ci sono mille sport», soprattutto di questi tempi pieni di alternative.
Un solo filo fino alla prima squadra
Da quest’anno, spiega, l’idea è legare tutti i passaggi del vivaio. «La scuola calcio è proprio l’inizio di tutto il percorso», che prosegue nel settore giovanile fino alla Juniores. La prima squadra fa storia a sé, ma la richiesta è chiara: che escano «dei ragazzi dal settore giovanile da portare in prima squadra». Un cambio di mentalità rispetto al passato.
Oltre i confini di Valmadrera
In un territorio dove molte società si fondono e qualcuna sparisce tristemente, la Polisportiva prova ad allargare lo sguardo. Cardinio si confronta con responsabili di altri club e «anche con qualcuno del professionismo», con l’umiltà di chi continua a imparare: «Io sono nel calcio da 20 anni, ma ci sono persone che sono nell’ambiente da 40 anni e prendo sempre consigli da loro».
I primi effetti si vedono sul campo, dove arrivano «bambini che vengono anche da fuori perché comunque sta girando una buona cosa su Valmadrera».

















