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Valente opinionista in Svizzera. Al Mondiale brillano tre suoi ex allievi

Il tecnico del Lecco ospite negli studi RSI per commentare la rassegna iridata. In campo nella Svizzera tre giocatori cresciuti sotto la sua guida: Manzambi, oggi conteso da mezza Europa per 70 milioni, Vargas e Muheim

Mister Federico Valente alla RSI
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Tempo di lettura 6 minuti

Doppia presenza da opinionista televisivo per Federico Valente. Nelle serate di domenica 5 e lunedì 6 luglio il tecnico della Calcio Lecco 1912 è stato ospite negli studi della RSI, l’emittente della Svizzera italiana, per commentare le partite del Mondiale in corso tra Stati Uniti, Canada e Messico. Un ritorno naturale, per un allenatore che in terra elvetica ha costruito la prima parte della propria carriera, tra i settori giovanili di Lucerna, Zurigo e – poi in Germania – Friburgo, prima del salto in Italia con la Primavera e la prima squadra del Südtirol e, dall’estate 2024, con il Lecco. Il legame di Valente con il calcio svizzero si sta materializzando, in queste settimane, sui campi del Mondiale. Nella rosa della Svizzera di Murat Yakin – che ha chiuso al primo posto un girone con Canada, Bosnia e Qatar, ha superato 2-0 l’Algeria nei sedicesimi e questa sera, martedì 7 luglio, affronta la Colombia negli ottavi a Vancouver – figurano infatti tre giocatori che il tecnico bluceleste ha allenato nei rispettivi percorsi di formazione.

Manzambi, il gioiello da 70 milioni

Il più luminoso, in questo momento, è Johan Manzambi. Classe 2005, ginevrino di origini angolane e congolesi, è stato allenato da Valente al Friburgo Under 19 nella stagione 2022/23. Oggi è una delle rivelazioni assolute del torneo: sua la doppietta da subentrato nel 4-1 alla Bosnia, sua anche la rete nel 2-1 al Canada che è valso il primo posto nel girone, suo l’assist nel successo sull’Algeria. Prestazioni che hanno fatto esplodere una valutazione già in ascesa: partito da una quotazione attorno ai 20 milioni a inizio stagione, il centrocampista del Friburgo – sotto contratto fino al 2030 – è arrivato a essere stimato attorno ai 50 milioni prima del Mondiale e, secondo diverse fonti, potrebbe oggi superare i 70.

Eppure, quando lo scoprì, il ragazzo era tutt’altro che una certezza. Valente lo ha raccontato: «È venuto lo scout da me e mi ha detto: “Guarda, ho visto uno del Servette, te lo devi guardare”. “E chi è?”. “Manzambi”. Mai sentito. È venuto con la sua famiglia, l’abbiamo conosciuto, io ho guardato i video: era veramente un giocatore che non sapevo dove mettere, se sottopunta, mediano o esterno». E soprattutto, ricorda il tecnico, era fisicamente acerbo: «Adesso esagero un po’, 25 kg forse. Era veramente molto snello, fino, non aveva ancora quella dinamicità che ha adesso».

La differenza, spiega, l’hanno fatta il carattere e il lavoro: «Devo fargli i complimenti, perché è stato sempre zitto, ha pedalato, si è dato da fare come non tanti che conosco. Sinceramente questo percorso non avrei pensato che lo potesse fare in tre anni. L’ha fatto, invece, e l’ha fatto molto bene». Il tutto partendo da una condizione di svantaggio: «Se arrivi dal Servette e finisci in una struttura tedesca, dove prima devi martellare, devi camminare, fai un po’ fatica all’inizio. Lui però ha sposato questa idea di essere intenso anche contro la palla».

Sul ruolo ideale, Valente non ha dubbi: «Il suo miglior ruolo è la trequarti, sottopunta, dove si può muovere liberamente tra le linee e poi puntare anche l’ultima linea e andare a cercare la porta». E sul futuro, con mezza Europa alla porta – dal Real Madrid al Paris Saint-Germain, dal Bayern Monaco, che l’ex bavarese Thomas Müller ha pubblicamente consigliato ai propri vertici, a diversi club di Premier League, su tutti il Newcastle – il tecnico suggerisce prudenza: «Penso che al Friburgo abbia avuto il suo nido, dove si sente a suo agio. Fare un prossimo step in Germania penso sia la cosa giusta, senza fare un salto troppo grande. Ha bisogno di giocare, di continuare a fare minuti». La posta in palio, per il ragazzo, è di trasformarsi nel calciatore svizzero più caro di sempre, primato che appartiene tuttora a Granit Xhaka, capitano della nazionale, passato all’Arsenal per 45 milioni nel 2016. Curiosità nella curiosità, il talento rossocrociato è stato compagno di squadra, nelle giovanili, dell’attuale centrocampista bluceleste Gabriel Pellegrino.

Vargas e Muheim, i due veterani

Accanto a Manzambi, due volti di maggiore esperienza. Ruben Vargas, esterno offensivo oggi al Siviglia dopo cinque anni e mezzo di Bundesliga all’Augusta, è passato tra le mani di Valente al Lucerna Under 15 nella stagione 2012/13: perno ormai stabile della nazionale con oltre 60 presenze, è andato a segno contro la Bosnia e ha firmato l’assist per la doppietta di Manzambi. Un grande ex di lusso in chiave azzurra, se si pensa che proprio contro l’Italia, agli ottavi di Euro 2024, mise a referto gol e assist nel 2-0 che eliminò la nazionale di Spalletti.

Anche la sua, spiega Valente, è la storia di un talento sbocciato in ritardo: «Ruben ha fatto un percorso non così facile, perché fisicamente all’Under 15 sembrava un giovanotto di 12-13 anni, era molto fino, snello. Poteva fare dei dribbling molto interessanti, come li sta facendo anche adesso, però faceva il dribbling e il difensore lo riprendeva perché non aveva ancora quella dinamicità». Decisivo, in quel caso, un aspetto di sistema che il tecnico riconosce alla scuola elvetica: «Devo fare un complimento a tutta la Svizzera, perché questa possibilità di “ritardare” i giocatori ti dà la chance di farli giocare un anno ancora con i più piccoli. Così Ruben ha avuto il suo tempo per svilupparsi». Un profilo comunque diverso da quello di Manzambi: «Ruben è un esterno alto che cerca il dribbling, che rientra; ha quell’uno contro uno in cui punta l’uomo e cerca anche il tiro».

E poi Miro Muheim, terzino sinistro classe 1998 oggi titolare all’Amburgo in Bundesliga, allenato da Valente allo Zurigo Under 16 nel 2013/14: sceso in campo nella gara inaugurale del girone contro il Qatar – dove un’autorete proprio del difensore fissò l’1-1 –, resta un tassello della rosa di Yakin, dopo un passato che l’aveva visto transitare anche per le giovanili del Chelsea.

Non solo Svizzera

Dagli studi RSI, Valente ha allargato più volte lo sguardo oltre il caso dei suoi ex allievi, toccando un tema che gli sta a cuore: la valorizzazione dei giovani, in Svizzera come in Italia. «I talenti ci sono, ma ovunque, anche in Italia – ha osservato –. Il problema è che i giovani al momento fanno fatica a essere valorizzati: c’è uno che a 17 anni va a giocare in Bundesliga e non gioca in Serie A. Per me è una cosa folle». Un invito al coraggio, rivolto anche al calcio del suo Paese: «Devi buttare dentro i giovani talenti che hai, perché sennò finisce che non giocano e se ne vanno via. La qualità c’è, ma servono anche allenatori forti che diano valore al lavoro e non guardino solo ai risultati».

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