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Il Lecco riparte con sei superstiti, vestito diverso e lacune

Trentatré operazioni e sei superstiti, con un attacco riscritto da capo: il mercato bluceleste letto dopo il gong, tra tagli agli ingaggi, duelli persi e contratti corti

Il Lecco sceso in campo a Treviso BONACINA/LCN SPORT
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Tempo di lettura 5 minuti

Una rosa demolita e ricostruita praticamente da capo, per più ragioni. È esattamente la fotografia del mercato chiuso alle 20 di martedì: diciotto acquisti e quindici cessioni, trentatré movimenti in tutto, sei soli superstiti del gruppo che il 20 maggio aveva chiuso la stagione. Secondo le stime di Transfermarkt — che lasciano sempre il tempo che trovano — il valore della rosa bluceleste è oggi di 5,45 milioni, contro gli 8,25 attribuiti al gruppo 2025/26; l’età media scende da 24,3 a 23,9. L’abbassamento anagrafico rivendicato da Carlo Maria Zerminiani nell’intervista rilasciata dopo il gong è dunque un fatto. Il resto della logica è un fattore tecnico–economico: si sono tagliati gli ingaggi più pesanti e solo una parte di quelle risorse è stata ridestinata altrove, optando per elementi più tecnici che muscolari come da richiesta di mister Valente. Resta quella promessa che ha contraddistinto l’estate — «se esce un “otto”, entra un “nove”», Aliberti dixit — che non si può dire rispettata, almeno sulla carta, anche se di giocatori di livello ne sono arrivati, all’ombra del Resegone: difficile vendere quanto fatto sul mercato come un netto miglioramento, ovvero quello che era stato promesso il 9 luglio.

Un attacco diverso

Nel 2025 dietro Sipos non c’era nulla: la somma Murillo-Capello-Casarotto distribuisce la potenzialità in modo più uniforme di quanto facessero Sipos-Furrer-Galeandro fino alla fine del girone d’andata, prospettiva poi chiaramente migliorata con gli ingressi di Konatè e Duca. E se Murillo non fosse a disposizione? Il designato, con caratteristiche evidentemente diverse, è dichiaratamente Capello, senza dimenticarsi che la strada battuta era che portava all’inserimento di Magrassi, “9” fatto e finito: dopo la fuga in extremis dell’attaccante, si è presa un’altra strada. Così come sono stati persi altri duelli in sede di mercato, come quelli per Favale e Piovanello con la Casertana.

Capello con Urso BONACINA/LCN SPORT

Undici contro undici

Il modo più diretto di misurare la demolizione e ricostruzione è mettere in fila due formazioni. Il 20 maggio, nell’ultima partita della scorsa stagione — il 3-3 del Massimino davanti a ventimila spettatori — il Lecco scendeva in campo così: Furlan; Battistini, Marrone, Romani; Urso, Zanellato, Mallamo, Metlika, Kritta; Duca; Sipos.

Oggi, in linea puramente teorica e con tutte le varianti possibili tra 3-4-2-1, 3-5-2 e 3-5-1-1, l’undici di base può essere questo: Vettorel; Triacca, Arena, Sinn; Rizzo, Metlika, Mallamo, Urso; Capello, Casarotto; Murillo.

Con un’avvertenza, perché da quella lavagna manca Silvan Sidler: il Lecco lo ha preso per farne un titolare, sa fare il braccetto su entrambi i lati e all’occorrenza il quarto o il quinto di centrocampo. Quando sarà in condizione, il discorso potrebbe chiaramente cambiare.

Del primo — e indubbiamente competitivo — undici iniziale restano in tre: otto caselle su undici sono state riempite da qualcun altro.

Contratti corti, orizzonte corto

Il dato che dice di più non è nell’undici, è nelle clausole contrattuali. I biennali inseriti sono cinque — Vettorel, Fasan, Urso, Arena, Rizzo — accanto a una lunga fila di annuali e a otto prestiti. Si è ceduto tantissimo e si è costruito quasi nulla a livello patrimoniale: una rosa che, all’apparenza, ha poco futuro oltre questa stagione. In linea, del resto, con un progetto che il presidente Aniello Aliberti aveva annunciato triennale e che a quel terzo anno è arrivato: allo Sheraton, tra gli addetti ai lavori, la curiosità su come si svilupperà l’ultimo anno del ciclo non mancava. Ovviamente è la stessa curiosità che — con l’aggiunta di una certa tensione — si respira quotidianamente a Lecco e dintorni.

In mezzo restano anche delle scelte difficili da comprendere. Giuseppe Battimelli, preso in estate e girato al Club Milano prima ancora di essere visto, ripete il copione di Mazzola un anno fa: preso, mandato alla Vogherese, due anni di contratto prima della risoluzione consensuale. Sprechi, in una sessione che di margini non ne aveva.

Ora solo il campo

Quella assemblata non la reputiamo una squadra priva di valori. Il malumore però c’è, e si è visto anche a ridosso del tunnel degli spogliatoi dopo Lecco-Arzignano, con il presidente protagonista di un breve diverbio sull’onda delle critiche ricevute. Un punto in due giornate non aiuta a stemperarlo, questo sentimento, al di là del livello non basso delle prestazioni offerte.

Restano un paio di caselle libere in lista e la porta socchiusa sugli svincolati, legata però all’uscita degli ultimi due esuberi: Di Gesù e Grassini, con i mercati esteri ancora aperti — la Svizzera fino all’8 settembre, la Polonia al 9, la Serbia addirittura al 18 — oltre alla possibilità di scendere tra i dilettanti. Per il resto, mister Federico Valente ha finalmente una rosa chiusa su cui lavorare, nel bene e nel male, sicuramente costruita per rispondere meglio alla sua idea di gioco rispetto a un gruppo più esperto e con una curva di crescita potenzialmente più breve, ma chiaramente anche in grado di offrire risultati e punti sin da subito, com’era esattamente stato un anno or sono. Ma i punti, allora come oggi, servono come benzina nel lavoro quotidiano e fanno la differenza tra un progetto tecnico — che sia a lungo o brevissimo termine — funzionante e uno fallimentare.

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