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«Per noi prima viene la crescita del ragazzo, poi quella del giocatore»

Intervista a Edoardo Pogliaghi, responsabile del progetto di settore giovanile condiviso delle società Np Olginate, Carpe Diem Calolzio e Cb Pescate. «Porteremo questo gruppo a confrontarsi con un campionato Gold»

Edoardo Pogliaghi
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Tempo di lettura 5 minuti

È Edoardo Pogliaghi il punto di riferimento del settore giovanile delle tre società Np Olginate, Carpe Diem Calolzio e Cb Pescate, realtà che hanno scelto di unire competenze, entusiasmo e progettualità per accompagnare la crescita dei giovani atleti. Nel suo ruolo, Pogliaghi coordina e sviluppa l’attività del vivaio, con particolare attenzione non soltanto agli aspetti tecnici e sportivi, ma anche alla formazione e alla crescita personale dei ragazzi. Un incarico importante, che testimonia la volontà delle tre società di investire sul futuro e di costruire un percorso condiviso capace di valorizzare i giovani e il loro talento.

Dodo, la stagione 2026/27 è ormai ai blocchi di partenza. Qual è lo stato di salute del settore giovanile e con quali ambizioni vi presentate al via dei campionati?
«È il mio terzo anno come responsabile tecnico delle tre società e sicuramente siamo cresciuti, anche nei numeri. Gli obiettivi rimangono quelli degli anni passati: continuare a crescere e portare, dove possibile, almeno un gruppo per annata a confrontarsi con un campionato Gold. Quest’anno purtroppo la Federazione non ci ha dato questa possibilità con uno dei nostri gruppi e un po’ mi dispiace, ma continuiamo a lavorare nella stessa direzione, senza perdere di vista l’obiettivo principale: far crescere e migliorare i ragazzi, non semplicemente vincere».

Npo, Pescate e Carpe Diem rappresentano tre realtà con identità e storie diverse. Qual è la visione comune che state cercando di costruire attraverso il settore giovanile?
«Le tre società mantengono le proprie identità, ma condividono sempre di più una progettualità. Credo che si parta dalle società, si passi dagli allenatori e si arrivi ai ragazzi: avere fondamenta solide ci permette di costruire un percorso serio e strutturato nel tempo, anche per le famiglie».

Quanto è importante, oggi, avere una progettualità condivisa tra le tre società, evitando che il settore giovanile sia semplicemente una somma di singole squadre?
«È fondamentale. L’obiettivo è che non siano semplicemente tre settori giovanili che lavorano parallelamente, ma un progetto nel quale ci si confronta e si cerca la soluzione migliore per ogni ragazzo, mantenendo comunque le caratteristiche delle singole società».

Quali sono le principali novità tecniche e organizzative introdotte quest’anno?
«Abbiamo aumentato il numero degli allenatori, inserendo anche giovani che sono cresciuti nel nostro settore giovanile. Abbiamo poi investito sulla preparazione atletica con Lorenzo Panzera, che seguirà i principali gruppi, e stiamo lavorando per inserire altre figure che possano completare ulteriormente lo staff».

A che età bisogna iniziare a lavorare maggiormente sugli aspetti tattici e sulla comprensione del gioco?
«La comprensione del gioco va sviluppata fin da piccoli, chiaramente con modalità diverse a seconda dell’età. Prima ancora degli aspetti tattici, però, bisogna costruire delle buone basi tecniche e motorie, che permettano poi al ragazzo di capire e interpretare il gioco».

Nel basket moderno atletismo e tecnica viaggiano sempre più insieme. Quanto spazio occupa la preparazione fisica nel vostro percorso giovanile?
«Ha un ruolo sempre più importante. Per questo abbiamo deciso di investire sulla figura del preparatore atletico. L’obiettivo è che il lavoro fisico accompagni quello tecnico, rispettando sempre l’età e la fase di crescita del ragazzo».

Quanto è importante il lavoro individuale? Avete previsto percorsi specifici per permettere ai ragazzi più motivati di migliorare alcuni aspetti del proprio gioco?
«È sicuramente un obiettivo per il futuro. Vediamo sempre più ragazzi che hanno voglia di imparare e di lavorare sui propri punti deboli, ma oggi non siamo ancora in grado di attivare un vero programma individuale ad uno a uno con l’allenatore. Durante gli allenamenti, però, poniamo grande attenzione allo sviluppo tecnico e atletico del singolo, per poi portarlo all’interno della parte tattica. L’idea è arricchire il più possibile il bagaglio del giocatore e svilupparne il talento».

Parliamo degli allenatori: quanto è importante investire sulla loro formazione per far crescere realmente il movimento?
«È fondamentale. Aumentare il numero degli allenatori significa anche avere più possibilità di confronto e di crescita. Il fatto di aver inserito ragazzi provenienti dal nostro settore giovanile è poi particolarmente importante: significa dare continuità al percorso e creare nuove figure all’interno delle società».

Che cosa chiedi a un allenatore del settore giovanile oltre alle competenze prettamente tecniche?
«Gli chiedo soprattutto di essere un punto di riferimento. Serietà, presenza, entusiasmo e capacità di rapportarsi con i ragazzi. Deve trasmettere valori oltre che insegnare pallacanestro».

Tu che vivi quotidianamente il settore giovanile, qual è la soddisfazione più grande: vedere un ragazzo vincere una partita importante o assistere alla sua crescita nel tempo, anche quando i risultati sul campo non arrivano?
«Sicuramente la crescita. Una vittoria fa piacere, ma vedere un ragazzo migliorare nel tempo e arrivare magari a giocare in prima squadra è una soddisfazione molto più grande».

Anche il settore femminile sta crescendo. Quali sono le prospettive?
«Stiamo cercando di strutturarlo sempre meglio. In Carpe Diem abbiamo inserito Simone Santoro e continua la collaborazione con Mandello, che avrà anche una prima squadra. Questo è importante perché permette alle ragazze di avere uno sbocco anche dopo il settore giovanile e di vedere un percorso possibile davanti a loro».

Dodo, se dovessi lanciare un messaggio a un ragazzo che oggi entra per la prima volta in palestra con una palla da basket in mano, cosa gli diresti?
«Di divertirsi, avere pazienza e non avere paura di sbagliare. Il basket è un percorso: se hai voglia di imparare e continui a metterti in gioco, puoi crescere tanto, dentro e fuori dal campo».

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