«Vorrei parlare della partita e non dell’arbitraggio, abbiamo visto tutti la partita e mi fermo qui». Federico Valente ha chiuso così, domenica, il capitolo arbitrale di Lecco-Union Brescia. Una frase misurata, coerente con lo stile avuto dall’allenatore sul tema durante questo periodo alla guida dei blucelesti. Ma quando gli episodi smettono di essere episodi e diventano una serie, il silenzio rischia di trasformarsi da virtù in rinuncia preventiva.
Tre partite, un filo rosso
Il primo nodo si stringe al Tenni il 31 agosto. In pieno recupero Arena contrasta Romeo al limite dell’area: Ambrosino di Torre del Greco, all’esordio in campionato in Serie C, fischia una punizione, poi rivede l’azione all’FVS e trasforma la punizione in rigore. Gerbi segna al 97′, il Lecco torna a casa a mani vuote. «Penso fosse fuori area», dirà Triacca a fine gara.
Il 20 settembre, contro la Pergolettese, David Kovacevic di Arco Riva fischia praticamente ogni contatto, salvo quello che conta. Prima punisce Litti, travolto e strattonato da Roversi davanti alla panchina del quarto uomo; poi, in pieno recupero, lascia correre in area un contatto tra gli stessi due protagonisti. Finisce 0-0, senza dare a Metlika la sacrosanta possibilità di andare sul dischetto e sporcare il tabellino.
Domenica, al “Rigamonti-Ceppi”, Leonardo Di Mario di Ciampino ha battuto entrambi i precedenti. Al 20′ concede a Crespi un rigore per un intervento di Mallamo che sembra sul pallone e lo conferma anche dopo la chiamata FVS del Lecco; il centravanti degli ospiti spara alle stelle. All’81′ la scena si ribalta: Casarotto brucia Silvestri partendo da sinistra, si mette tra palla e avversario e viene colpito da dietro; un istante dopo Fasan anticipa Sørensen, che guarda solo il pallone e lo calcia via. Le immagini mostrano il difensore danese fermare la corsa subito dopo il contatto: un linguaggio del corpo che ha il sapore della confessione. Il Lecco chiede la revisione, Di Mario assurdamente resta sulla sua decisione. Il primo contatto può dividere, il secondo no: l’arbitro era a pochi metri e il calcio è visibile a chiunque. Nel conto finiscono anche il secondo giallo mai arrivato ad Armati, ammonito all’11′, e qualche cartellino mancato per le ripetute provocazioni al pubblico di casa.
Lo schermo non basta
Un tema che conferma la scarsa utilità del FVS, almeno usato in questa maniera. A Treviso è servito per assegnare un rigore contro, domenica non è servito a correggerne uno a favore. Lo strumento mostra ciò che le telecamere riprendono e la Serie C vive su inquadrature centrali che lasciano scoperti i contatti in area, anche se ad questa stagione son state introdotte le telecamere posizionate sulla linea dell’area di rigore. La telecamera di controcampo farebbe la differenza. Resta però il punto più grave, e nessuna tecnologia lo risolve: un fallo così, a quella distanza, si vede a occhio nudo.
Chi parla e chi no
Nel post partita Eugenio Corini ha fatto il contrario di Valente. Ha dato la sua lettura – «Su quello non dato al Lecco c’è prima fallo su Silvestri, mentre su Crespi c’è un impatto chiaro mentre sta tirando» – e ha rilanciato: «Vorrei che andaste a rivedere qualche nostro episodio come quello di Trento». Un allenatore che punta al campionato difende la propria squadra anche così, mettendo agli atti i torti subiti.
Il Lecco no. Non serve la piazzata né la caccia al colpevole: serve una voce, nelle forme che la società ritiene opportune. Sarebbe interessante sapere se gli episodi di Treviso, della Pergolettese e di domenica siano stati segnalati nelle sedi competenti. Perché chi tace, in un campionato in cui gli altri parlano, finisce spesso per non pesare.
Il cambio che fa discutere
Detto dell’arbitro, c’è una scelta di Valente che ha fatto discutere. I cambi offensivi della ripresa hanno prodotto: Bonaiti ha servito l’assist, Casarotto ha segnato e si è procurato un rigore, Fasan ha avuto un’occasione e subito il contatto più netto della giornata, per quanto abbia mancato un’altra volta il colpo davanti al portiere. Non convince, invece, l’ingresso di Anastasini per Urso a una ventina di minuti dalla fine, sulla fascia destra.
Lo dicono i numeri Opta della partita. In quella fase il Lecco era sotto assedio: l’Union Brescia ha chiuso con il 70% di vantaggio territoriale e 34 cross contro i 4 blucelesti, con un baricentro delle Aquile molto basso, a 41,5 metri. Su quella fascia servivano gamba, struttura e duelli. Nei suoi 20 minuti Anastasini ha toccato 5 palloni, con 4 passaggi riusciti su 4, nessuna palla persa e 2 recuperi: pulito con il pallone, pezzo forte della casa, ma è stato chiamato a un altro lavoro che non ha nelle corde. Un duello vinto su due, un solo duello aereo, perso.
E i due gol arrivano proprio da lì. Sull’1-1, nato dal corner di Boci, sul primo palo non salta nessuno e Casasola trova la deviazione vincente dopo che lo stesso classe 2006 viene scavalcato; sul 2-2 è ancora Casasola a crossare, dalla fascia presidiata da Anastasini, senza che l’esterno riesca a sporcare la traiettoria, mentre Arena perde completamente il tempo su Spagnoli. Valente stesso l’ha detto: «Mi fa male prendere due gol su due cross».
Anastasini, appena rientrato a disposizione, è una mezza punta che ha giocato quasi sempre sul centro-sinistra negli anni delle giovanili: inventargli un ruolo da esterno destro nel finale di una partita così è una forzatura. In panchina c’erano Triacca e Mihali, che hanno caratteristiche più adatte; Triacca, titolare nelle prime giornate, è scivolato ai margini delle rotazioni proprio quando ce ne sarebbe stato bisogno. Sarà utile capire il perché.
Oltre il novantesimo
C’è poi un conto che riguarda soltanto il Lecco, e che l’arbitro non giustifica del tutto, perchè comunque gli avversari vengono portati dentro l’area. A Treviso, Trento e domenica contro l’Union Brescia, il gol decisivo è arrivato oltre il novantesimo: Gerbi al 52′ st, Molina al 50′ st, Spagnoli al 51′ st. Tre reti in tre partite che valgono quattro punti: uno lasciato al Tenni, uno al Briamasco, due 48 ore fa, quando il 2-1 di Casarotto sembrava aver chiuso i conti. Qualcosa che assomiglia a una tendenza: nei minuti di recupero il Lecco ha lasciato per strada troppo. Gli errori arbitrali vanno denunciati, ma questi punti si possono riprendere solo lavorando sul campo.
Domenica al “Rigamonti-Ceppi” arriva l’Alcione Milano. Il Lecco ci arriva con una prestazione che dà fiducia, un punto dolceamaro e la necessità di tornare a fare bottino pieno.





















