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Il giro di boa

A Vercelli si chiude il blocco di dieci partite indicato da Valente per il primo bilancio: il Lecco ci arriva con 10 punti, a uno dai playoff e quattro sopra i playout

Il Lecco sceso in campo contro l'Alcione BONACINA/LCN SPORT
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Nelle regate la boa non è il traguardo: è il punto in cui si vira e si capisce se il primo bordo era quello giusto. Per il Calcio Lecco quel punto ha una data, venerdì 16 ottobre, e un indirizzo, quello dello stadio Silvio Piola. La sfida alla Pro Vercelli delle 20.30 è la decima giornata del girone A e chiude il blocco che Federico Valente ha sempre indicato come soglia per il primo giudizio. Lo aveva detto nel 2025, lo ha ripetuto alla vigilia della gara con il Desenzano, il 16 settembre, quando i punti erano quattro in quattro giornate: «Per me bisogna tirare la prima linea dopo dieci partite». Ed eccoci arrivati a ridosso di quel moomento.

I conti delle prime nove

Prima della virata, i numeri. 10 punti in nove giornate, frutto di due vittorie, quattro pareggi e tre sconfitte; 7 gol fatti e 9 subiti, con la porta avversaria violata in appena quattro partite su nove. Il dodicesimo posto fotografa una squadra a un punto dalla zona playoff, e a quattro lunghezze dal Carpi, primo dei playout. È la zona grigia del campionato, una palude nella quale ci si deve muove con attenzione: chi resta impantanato scopre tardi quanto sia profonda.

Il contesto è un altro pezzo del ragionamento. Il calendario ha messo il Lecco di fronte a sette delle prime nove della classifica: contro Cittadella, Union Brescia, Arzignano, Trento, Treviso, Desenzano e Alcione Milano sono arrivati sei punti, con due sconfitte maturate al 95′ tra Treviso e Trento e un solo passaggio davvero a vuoto, il 3-0 del Tombolato. Le uniche vittorie sono quella di misura sulla Giana Erminio e quella larga di Desenzano, tra l’altro una in fila all’altra.

Quanto pesano gli errori!

Il 1-1 con l’Alcione di domenica è uno specchietto di questo bilancio. Le statistiche dei portali specializzati dicono 65% di possesso, 17 tiri a 13, 6 nello specchio contro 3, 4 grandi occasioni a zero, 32 palloni toccati nell’area avversaria contro 16. Ai punti, come in un incontro di pugilato, il Lecco avrebbe vinto; la superiorità, però, non è mai diventata dominio, e il gol dell’applaudito ex Giorgio Galli è nato dall’ennesimo pallone perso nella costruzione dal basso.

Valente rivendica l’idea di attirare il pressing avversario per poi colpire negli spazi. In Serie C, però, la lettura delle situazioni pesa più della tecnica pura, e domenica, con Matteo Arena alle prese con una borsite, davanti a Dalmasso il più esperto del reparto era Comi, classe 2005, al fianco di Rizzo (2006) e Bordoni, al debutto assoluto in una prima squadra. Ragazzi che tutto sommato hanno retto l’urto e che proprio per questo andrebbero aiutati: ogni tanto la palla si può alzare senza tradire un’idea. Al fischio finale sono arrivati fischi e un coro ironico («Sarebbe bello anche vincere»), segnale che la pazienza del “Rigamonti-Ceppi” non è un serbatoio infinito e che fa il paio con i recenti cori di contestazione al presidente Aliberti.

Le scelte che non tornano

Tema tecnico-tattico, ma declinato sulle scelte. Triacca, buon braccetto ed esterno di centrocampo, è sparito dalle rotazioni anche quando la situazione numerica era ai limiti della disperazionoe: dopo il subentro di Ospitaletto si è rivisto solo nella ripresa con la Pergolettese, per l’infortunio al gomito di Rizzo. Intanto la fascia destra è diventata un laboratorio: prima Anastasini, mezzapunta mancina di natura, poi domenica Bonaiti, centrocampista centrale, inserito da quinto forse per replicare il gol siglato agli orange qualche mese or sono. E Pellegrino, protagonista di un buon avvio, è sotto i suoi standard da tre partite dopo due mesi corsi a perdifiato. Chiesto a Valente se rifarebbe le stesse scelte, la risposta è stata quella, classica, del senno di poi. Ma i giocatori vanno messi in campo per caratteristiche, e una squadra giovane ha bisogno prima di tutto di certezze: la rosa è stata costruita abbastanza male e in tempi lunghissimi, ma anche a livello di gestione le pecche sono evidenti.

Il secondo bordo

Dopo Vercelli resteranno nove giornate prima della sosta, fino a Lecco-Renate del 20 dicembre. Il profilo degli avversari cambia: delle dieci gare che si aprono venerdì, sette sono contro squadre oggi alle spalle dei blucelesti o appaiate, Pro Vercelli, Folgore Caratese, Dolomiti Bellunesi, Juventus Next Gen, Novara, Carpi e Renate, mentre più in alto stanno solo Lumezzane, AlbinoLeffe e Ospitaletto. Finito il ciclo dei grandi esami, si apre quello in cui gli alibi del calendario non reggono più.

La stagione, da luglio, è nata senza entusiasmo e ha il fastidioso profilo della transizione: una rosa rifatta quasi per intero, un futuro societario ancora tutto da scrivere e immerso nel costante chiacchiericcio. Una transizione che assomiglia tanto a un’annata persa e passata tirando a campare. A Vercelli, contro una squadra partita con ben altre ambizioni e oggi un punto sotto, si vira. Il primo bilancio, come promesso, lo farà Valente, da cui – tra l’altro – attualmente passa tutta la comunicazione verbale: il secondo lo scriveranno le prossime nove uscite.

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