Il calcio italiano saluta Gianpietro Marchetti, morto oggi, giovedì 5 novembre, a 78 anni dopo una malattia. Il grande pubblico lo ricorda per i due scudetti con la Juventus e per il Piacenza portato dalla Serie C1 alla Serie A da direttore sportivo, con una squadra di soli italiani. A Lecco, però, c’è un capitolo che viene prima di tutto questo: la stagione 1968-69, quella in cui un ventenne arrivato dall’Atalanta non saltò nemmeno una partita di campionato.
La Calcio Lecco 1912 lo ha ricordato in una nota di cordoglio pubblicata sul sito ufficiale: un difensore che vestì la maglia bluceleste nella stagione 1968/69, con «38 presenze e 3 gol in Serie B». La società si è stretta ai familiari.
Una stagione, trentotto presenze
Nato a Rudiano, nel Bresciano, il 22 ottobre 1948, Marchetti era cresciuto nel vivaio atalantino e con i nerazzurri aveva esordito in Serie A il 28 maggio 1967, a 19 anni, sul campo del Foggia. Nell’estate del 1968 il passaggio al Lecco, in Serie B, con Renato Gei in panchina.
Il suo bilancio in bluceleste è di quelli che non ammettono repliche: 38 presenze e 3 reti, cioè tutte le gare del campionato. Terzino sinistro di ruolo ma impiegato anche da libero e da mediano, a Lecco trovò quella continuità che all’Atalanta gli era mancata.
Uno dei suoi tre gol porta la data del 12 gennaio 1969: a Cesena firmò l’unica rete bluceleste nella sconfitta per 2-1, con il Lecco schierato così: Meraviglia, Bravi, Sacchi, Noletti, Bacher, Marchetti, Gavinelli, Azzimonti, Innocenti, Calloni, Canzi. Due settimane più tardi, il 26 gennaio, era in campo al Rigamonti nell’1-2 contro la Lazio, che con quel successo agganciò il Brescia in vetta.
L’annata amara del Lecco
La costanza del ragazzo bresciano fu una delle poche note liete di un’annata che si rivelò una lenta discesa. Il Lecco chiuse il girone d’andata con 17 punti, a metà classifica, poi nel ritorno raccolse appena 6 punti in 19 partite. L’8 giugno 1969, alla terz’ultima giornata, il 3-0 subito all’Olimpico regalò alla Lazio la promozione aritmetica in Serie A.
Il verdetto finale fu il diciannovesimo posto con 30 punti e la retrocessione in Serie C, insieme a Spal e Padova. Eppure l’estate era cominciata con un Rigamonti da circa diecimila spettatori per l’1-1 con l’Inter in Coppa Italia, in un girone poi vinto proprio dall’Atalanta.
Fu il paradosso di quella stagione: mentre la squadra scivolava in terza serie, il suo terzino si guadagnava la Juventus, che lo acquistò dopo l’esperienza in riva al lago. L’esordio in bianconero arrivò il 16 novembre 1969, a Cagliari.
Dalla Juventus al Piacenza
In bianconero Marchetti collezionò 102 presenze e 6 reti, vinse gli scudetti del 1972 e del 1973 con Čestmír Vycpálek e disputò la finale di Coppa dei Campioni persa con l’Ajax a Belgrado. In azzurro esordì il 17 giugno 1972 a Bucarest contro la Romania, alternativa a Giacinto Facchetti: cinque le presenze in Nazionale maggiore tra il 1972 e il 1973.
Nel 1974 tornò all’Atalanta come contropartita tecnica nell’operazione che portò Gaetano Scirea a Torino, poi chiuse la carriera nel Catanzaro, in Serie A, nel 1979-80.
Dietro la scrivania costruì la seconda vita: direttore sportivo della Triestina dal 1982 al 1988, quindi del Piacenza dal 1988 al 2001. In Emilia, al fianco del presidente Leonardo Garilli e con Gigi Cagni in panchina, mise in fila quattro promozioni, una in Serie B e tre in Serie A, e tenne la squadra nella massima categoria per sei stagioni puntando su soli giocatori italiani. Seguirono alcuni mesi al Napoli, fino alle dimissioni del dicembre 2002, e l’ultima esperienza al Modena.
Una carriera lunga oltre trent’anni, che aveva preso slancio da una sola stagione al Rigamonti.

















