Seguici

Calcio Lecco 1912

Quanto ci manchi, “Sci&ugraver Mario”

Condividi questo articolo sui Social
Tempo di lettura 4 minuti

La targa all’ingresso della tribuna. La foto sul tetto dei distinti. La passione della Curva Nord. Lui nello stadio cittadino c’è. E’ in ogni angolo, in ogni gradone, su ogni seggiolino dello splendido catino incastonato nel cuore di Castello. E’ dentro lo spogliatoio, in sede, sulle scale che scendono verso il campo.

Mario Ceppi da 30 anni esatti non è più su questa terra. Il 15 giugno del 1983 se ne andò, lasciando nella società calcistica che più di tutti ha contribuito a rendere famosa, nobile e storicamente d’élite, un vuoto che nessuno ha più colmato, neppure in minima parte.

Il suo carattere era di quelli d’altri tempi, forgiato dall’attività imprenditoriale, dagli anni duri del secondo conflitto mondiale e dalle vicende ad esso legate. La sua passione era una soltanto: il Lecco. Che guidò per più di trent’anni, dalla prima presidenza nel 1948 sino al passaggio formale in mani fidate, ma sempre con lui a controllare. Con Ceppi, Lecco divenne un tutt’uno con la squadra di calcio, portata dall’anonimato della terza serie sino ai fasti della Serie A, due volte raggiunta e una difesa negli spareggi, in quegli anni sessanta che sotto il Resegone sono coincisi con il boom economico e, nel nostro caso, anche e soprattutto sportivo.

In giro per l’Italia, il nome Lecco era sulle prime pagine dei giornali, veniva associato alla capacità di costruire, scegliere, valutare, ottimizzare non solo nell’ambito dell’industria e del mercato ma anche, conseguenza o effetto di ciò, in quello calcistico. Contro di noi persero l’Inter, il Napoli, la Fiorentina, il Bologna, il Palermo, pareggiarono due volte Juve e Milan. Non l’Aurora Seriate o le Officine Bra.

Che la morte di Ceppi sia arrivata subito dopo la retrocessione (prima nella storia) tra i dilettanti della “sua” squadra non è mai parso un caso. Semmai uno scherzo della storia, che ha voluto chiudere un cerchio dentro il quale si era mossa l’intera comunità lecchese e, allora sì, l’intero circondario. Non ancora provincia ma realmente univoco nel sostenere, amare e contraccambiare la passione sprigionata da quei due colori che ancora oggi continuiamo ad amare. Nonostante in questi 30 anni siano passati, tra gli altri, loschi figuri, omuncoli di poca dignità, gente che con l’amore per il Lecco non aveva nulla a che spartire e che ha fatto più danni della grandine.

Chissà quante volte il “sciur Mario”, da un aldilà a tinte blucelesti e con un occhio incazzoso sullo stadio che nel frattempo era stato (anche) a lui dedicato (nonostante l’ostracismo di chi ai meriti sportivi anteponeva logiche di bottega politica) avrà preso in mano il bastone agitandolo nei confronti della città e della squadra. Chissà che tristezza gli avrà pervaso il cuore nel vedere bistrattato e calpestato l’onore di una maglia che lui aveva reso nota in ogni angolo dello stivale, forte delle sue capacità nello scegliere persone e uomini prima che dirigenti e giocatori. Chissà che desiderio di tornare giù a sistemare lui le cose, col suo decisionismo e il suo smisurato amore per il Lecco.

Quello che in questi trent’anni siamo andati tutti cercando in chi di volta in volta ha tentato di prenderne l’eredità e che, purtroppo, non abbiamo mai trovato. O meglio, ancora trovato. Perché se il “oh sciur Mario, varda giò” non resterà una preghiera senza risposta, prima o poi un degno prosecutore del suo lavoro lo avremo pure noi.

Solo a quel punto il bastone tornerà a posarsi e Ceppi guarderà soddisfatto dal tetto dei distinti.

Ma fino ad allora, continuerà a mancarci tantissimo. Come è stato in questi trent’anni.

 

 

                                                                                                   Ul diretùr

Condividi questo articolo sui Social

LECCO CHANNEL NEWS TV

Lecco Channel Web Radio

SEGUICI SU FACEBOOK

Altre notizie in Calcio Lecco 1912