Inevitabile ripensare al 27 maggio 2012, quando il Lecco retrocesse a Mantova e abbandonò il professionismo.
Fu il punto più basso di una stagione tormentata, culminata nella discesa tra i dilettanti dopo il triplice cambio di guida tecnica (Delpiano/Magni-Pellegrino-Modica), nel duplice di direttore sportivo (Seeber-Lamazza) e di una rosa arrivata a toccare i trentasei elementi complessivi. Un’annata sicuramente emozionante nella parte finale, con il miracoloso recupero sul Montichiari quart’ultimo (a +15 dopo lo scontro diretto d’inizio marzo) vanificato dall’incrocio con i virgiliani. La sfida d’andata viene ricordata, più che per le reti di Cavagna e Franchi, per la sceneggiata di Mirko Bellodi, appena reintegrato e poi squalificato per lo scandalo calcioscommese (due anni di squalifica dopo il patteggiamento) e capace di fingere dopo lo scoppio di un petardo; al ritorno, nella splendida cornice di pubblico del “Martelli”, un primo tempo orribile, forse derivato dallo spogliatoio pieno di ammoniaca che accolse i blucelesti, come denunciò mister Giacomo Modica nel post gara, e una direzione arbitrale discutibile misero fine ai sogni di gloria del Lecco.
Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, da entrambe le parti, ma il tempo non ha lenito nè il dolore della ferita nè le frizioni tra le opposte tifoserie. Mettiamoci, nel calderone, anche la possibilità, per i blucelesti, di raggiungere nuovamente gli Ottavi di finale per la prima volta dal novembre 2013 (Lecco 1-5 Inveruno), le alte ambizioni delle due compagini e la voglia di fare strada in un torneo ambito dalla piazza. Ecco perchè, aldilà del penalizzante orario (ore 15), quella tra Lecco e Mantova non può essere considerata “solo” una sfida di Coppa Italia.














