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Calcio Lecco, Gaburro ribadisce: «Un gruppo da aspettare, non è il mercato la soluzione»

Il tecnico bluceleste affida al suo blog il bilancio breve sul primo mese di gare ufficiali: «Siamo in linea con le aspettative, anche con quelle più rosee»

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Rispetto all’anno passato, negli ultimi mesi mister Marco Gaburro ha fatto più ricorso al suo blog personale. L’ha fatto per spiegare le ragioni che l’hanno spinto a scrivere il libro sull’emozionate cavalcata verso al Serie C, l’ha fatto poche ore prima del debutto di Arezzo ed è tornato a farlo poco fa per prendere le difese della sua squadra. Sconfitta meritatamente in Toscana e con evidenti colpe, ma talvolta messa nel tipico vortice del disfattismo della prima ora. Lungo lo scritto del tecnico bluceleste, che varia dall’analisi della prima gara («Bravi a non farla diventare una Caporetto»), passa per un bilancio breve («turno in Coppa passato e sconfitta ad Arezzo, non lontani dalle aspettative più rosee») e si chiude con una puntata sul calciomercato («Non mi appellerò subito a miracolose soluzioni provenienti da lì»)

Gaburro difende la sua squadra: «Inadeguati ad Arezzo, ma…»

Usciamo da Arezzo con un po’ di mal di testa e diverse indicazioni. La maggior parte di natura tattica, di come cambino gli spazi e la gestione degli stessi in questa categoria rispetto al valore dei singoli, di come per riuscire a fare determinate cose sia indispensabile partire da punti di campo diversi rispetto al posizionamento dei compagni. Tutte situazioni interessanti da sviscerare, che richiedono approfondimenti e aggiustamenti. Di sicuro una squadra di quella caratura tecnica e uno stadio così caldo hanno contribuito ad evidenziare certe inadeguatezze (ripeto, di interpretazione, tattiche) rispetto alle gare iniziali contro Giana e Albinoleffe – contro le quali la “fase difensiva” non aveva mostrato particolari scricchiolamenti, considerato che i gol sono arrivati su palla inattiva e su un errore individuale e le occasioni concesse sono state davvero poche. E così se le chiavi di lettura sono sbagliate finisce che corri a vuoto, male e magari risulti anche “molle” molto più di quanto tu stesso poi dentro ti senta.

Se poi pigli due gol in 9′ sui tuoi primi veri errori la gara diventa non solo in salita, ma proibitiva. E lì escono fuori altri fattori, di natura psicologica, che ancor di più ti fan capire come sia cambiato il vento. Quella voglia di “rimediare subito” alla frittata non sempre è sinonimo di successo. A volte, se non sei il più forte di tutti (tipo l’anno scorso) e non sai leggere bene il momento il rischio è che la frittata diventi ancor più grande. Ad Arezzo bisognava mantenere calma ed equilibrio, accettare il doppio svantaggio, far sfogare gli avversari offrendo magari una metà campo più densa e poi riorganizzarsi nell’intervallo per affrontare un secondo tempo ancora potenzialmente apribile.

Il terzo gol e la seconda metà del primo tempo, invece, rischiavano di dare il via a una vera e propria Caporetto, con conseguenti strascichi difficili da gestire. Bravi comunque i ragazzi a dare tutto nella ripresa, andandosi a prendere con dignità quel gol e quelle situazioni in grado se non di mutare il risultato finale (sconfitta meritatissima), di rimarcare come le proprie risorse siano diverse e maggiori di quelle che i primi quarantacinque minuti sono stati in grado di evidenziare. Una voglia di andare addosso all’avversario e di vincere i duelli che dovrà rimanere in vista della gara interna contro la Pro Vercelli di domenica. 

L’importante, però, è ricordare come la serie C sia tosta, alcuni campi in trasferta difficili da violare (Arezzo non perdeva in casa in campionato da moltissime partite) e inciampare non significhi assolutamente nulla rispetto a un obiettivo finale e a un percorso che inevitabilmente andranno incontro ad altri scivoloni. 

Il gruppo è stato costruito con attenzione, dando grande fiducia a un blocco che lo scorso anno si è mostrato ampiamente all’altezza (e non sarà di certo una partita a mutare la convinzione che abbia i valori per dire la sua anche in C), inserendo ragazzi che la categoria la conoscono già (e si vede) e più giovani con grandi potenzialità. 

Non si sono ancora visti tutti i singoli, alcuni hanno dei problemi conosciuti che ne stanno limitando il rendimento (ma problemi risolvibili a breve, quindi non preoccupanti), un minimo di scotto era preventivabile, l’infermeria ha ancora due difensori che stanno recuperando (infortuni nella media della categoria, non può mai diventare un alibi) eppure troppo spesso leggo e ascolto commenti più da bar che da campo da calcio. 

Una squadra di calcio non è un collage di prodotti statici, dove tu cambi, sostituisci, compri, vendi e alla fine ottieni un prodotto perfetto. I calciatori sono soggetti assolutamente dinamici, con pregi e difetti e molto spesso con margini di miglioramento e adattamento che da dentro si possono intuire, ma a volte con un briciolo di attenzione in più anche da fuori. 

Servono pazienza e fiducia, verso giocatori che hanno curriculum (in alcuni casi), o hanno già mostrato il proprio potenziale sul campo nella passata stagione (in altri casi). 

Il Lecco, a fine agosto ha passato il turno di Coppa Italia e ha perso ad Arezzo. Al momento non vedo cosa ci sia di strano rispetto alle aspettative anche più rosee. Certo, ha perso male, quindi dovrà leccarsi le ferite maggiormente e imparare in fretta, ma solo le prossime due o tre gare (belle toste, meglio) possono permettere di esprimersi anche solo parzialmente e timidamente sull’effettivo potenziale di singoli e squadra rispetto a una categoria così competitiva. 

Ricordando sempre che in alcuni casi c’è una differenza di valori (e di budget) evidente e che solo col lavoro si può pensare di colmarla. 

La confusione, la voglia di vedere tutto e subito, il divertimento nel mettere in discussione questo o quello solo perché così si è soliti fare (al bar, appunto) non sono modalità che mi appartengono. 

Nel mio piccolo, quindi, continuerò a lavorare cercando di predicare equilibrio e buon senso, aiutando in alcuni casi i singoli in difficoltà a migliorarsi, rigirando la rosa come un calzino per verificare ogni residua (alla prima giornata???) eventuale risorsa inesplorata piuttosto che appellarmi subito a chissà quali soluzioni miracolose provenienti dal calciomercato.

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