Zanellato per Rizzo sulla destra, palla dentro dalla linea di fondo e tap-in facile facile di Sipos per il gol partita che permette al Lecco di sbancare il campo del Renate. È un’azione perfetta e codificata quella che lancia il Lecco allo stadio “Favini” di Meda, campo storicamente difficile e sul quale è andata in scena una partita vibrante, bella da vedere per il livello tecnico e agonistico espresso dalle due squadre: esce un successo bluceleste con il minimo scarto, se vogliamo troppo poco per le occasioni – potenziali e non solo – create dai gruppi di Valente e Foschi, messi in stand by per circa mezz’ora a causa del ko tecnico di un faro a causa (probabilmente) di un fusibile malfunzionante e poi sostituito.
Renate 0-1 Lecco, l’intervista di mister Federico Valente
Mister, una delle miglior performance esterne. Gestito bene il finale:
«Se finalizziamo le 2-3-4 ripartenze avute la chiudiamo prima, portarla 0-1 alla fine è sempre un pericolo come abbiamo visto con il Fvs alla fine. C’era da lottare e abbiamo dimostrato di averlo capito, facendolo insieme a chi c’era fuori a tifare».
Appresa la lezione di Verona?
«Sì, se riusciamo ad avere intensità in fase difensiva poi l’abbiamo sempre. La loro manovra è stata controllata, anche da chi è entrata; se hai tre centrali così forti con i colpi di testa ti danno una mano».
Lo spegnimento?
«Se hai luce da una parte, dall’altra vedi solo l’ombra. Se non si fosse riaccesa la luce non avremmo potuto giocare, con il nostro staff abbiamo tenuto la squadra in movimento e preparato i cambi con Pellegrino e Bonaiti. Abbiamo usato la pausa per spiegare come portarla a casa e indicare gli spazi delle ripartenze».
Al di là del modulo, più pericolosità:
«Possiamo riprendere il discorso estivo, se dico che ho massima fiducia in tutta la rosa non lo dico tanto per. Luca ha fatto un partitone, qualcuno sarà stato sorpreso di vederlo braccetto ma ha fatto benissimo, abbiamo fatto quanto preparato per fare male dalla seconda linea di attacco, se Leon si butta dentro così è perchè viene pensato a tavolino. Ripartiamo da zero».
Entrato bene Ndongue:
«Ho bisogno di tutti, a fine mercato sapevo di aver Ndongue e tutti gli altri in attacco, tutta gente che ci darà una mano. Se devi far gol a tutti i costi magari fai altre scelte, la partita decide i cambi. Lo conosco dal Sudtirol».
Zanellato e Frigerio bene:
«Io proteggo sempre i miei giocatori dalle critiche che arrivano da fuori, vedo cosa fanno e per questo scendono in campo. Mi aspetto questo dai giocatori. Frigerio sa fare tutto, penso sia arrivato il momento in cui sta meglio con la spalla: ha bisogno di fiducia, se dimostra in allenamento gioca come tutti. Sono sorpreso allo 0,0% della sua prestazione».
Renate 0-1 Lecco, l’intervista di Marco Frigerio
Marco, bella partita in un ruolo che forse è il più giusto:
«Abbiamo fatto una grande partita su un campo difficile, anche dopo la sosta. Io gioco dove mi dice il mister, sarà una frase fatta ma è così. Ne ho fatti tanti».
La tua miglior prova:
«L’inizio di campionato è stato particolare per tanti motivi, tutore compreso. Da una settimana mi sento fisicamente bene e questo certamente aiuta».
Pronto a ritagliarti un posto in trequarti?
«Certo, do il massimo in allenamento e il mister non ha undici giocatori predefiniti. Devo farmi trovare pronto: la concorrenza è alta, ci sono grandissimi giocatori e tutti possiamo scendere in campo».
Valente ha detto che puoi fare tutto:
«Obiettivamente nasco mezzala a livello di ruolo, poi mi adatto e cerco di essere il più versatile possibile».
Il contratto un po’ ti ha condizionato?
«L’anno scorso è successo maggiormente, quest’anno sono stato più concentrato sul campo e meno sul mercato. Il mister è stato bravo».
Renate 0-1 Lecco, l’intervista di mister Luciano Foschi
Mister, la miglior prestazione finora?
«La gara mi lascia la prestazione, abbiamo fatto le cose preparate per non farli giocare pur nella consapevolezza di potergli lasciare qualcosa visto che sono secondi. Gli errori si pagano, in tante situazioni non abbiamo sfruttato le occasioni per pareggiare. Dobbiamo ragionare come sempre quando si gioca bene e si perde: abbiamo regalato gol su un lancio di 60 metri, l’attenzione dev’essere sempre altissima».
Decisiva la differenza nella linea degli attaccanti? Tradotto: vi manca uno stoccatore
«Per un mese non abbiamo avuto un giocatore importante come Karlsson, Spalluto era alla terza in otto giorni e non era al massimo».
Perchè hai sostituito Kolaj?
«SI stava intestardendo nel dribbling, quando si salta l’uomo bisogna giocare con i compagni. Non ha ancora i 90′ nelle gambe, Anelli è entrato bene».
Sul Fvs finale:
«Accetto la decisione, il giocatore del Lecco l’ha presa di mano ma la distanza tra lui e il mio giocatore era troppo breve per dare rigore».
Sulla scelta tattica iniziale:
«Le società e gli allenatori devono dire in che direzione andare. Il Lecco vince anche non meritando di vincere, ma se lo fai 4-5 volte diventa un pregio e non è un caso. Sono sempre curioso di capire cosa significa giocare bene. L’anno scorso la mia squadra difendeva molto bene stando bassa, quest’anno siamo più propositivi e creiamo di più: se crei dieci occasioni devi segnare, ma probabilmente la crescita passa anche dalla qualità nelle tante piccole cose che si fanno. L’identità è ben precisa, quest’anno i ragazzi sono convinti e consapevoli delle prestazioni; credo che il livello delle squadre si sia alzato, non ti viene permesso un errore perché vieni punito. Per come la vedo io, il campionato di Serie C è quello che ha fatto il Renate l’anno scorso e sta facendo il Lecco quest’anno: la ricerca del risultato viene prima della bellezza».
Dove può arrivare il Lecco?
«Secondo me è una squadra forte, lo dicevo già quest’estate. Al di là di questo, l’anno scorso è arrivato un allenatore che ha capito che tipo di calcio si può fare e cosa vogliono i tifosi, capendo l’esigenza principale della città. Allenare a Lecco non è uguale che farlo altrove, ogni tifoseria ha bisogno di un certo tipo di calcio: più volte ho detto – e le partite le vedo tutte – che ho visto il mio Lecco andato in Serie B e questa è una forza; non c’è solo il singolo, sudano per la maglia e giocano con i loro tifosi. Questa cosa l’ha capita Valente e mi sento di fargli i complimenti perché non è facile; a volte sono meno belli e sporchi, ma pratici e non prendendo gol poi possono trovare il gol. I giocatori presi anche dalla Svizzera magari hanno anche quel tipo di carattere».
Che aria respiri in città?
«Mi fa bene all’autostima (ride, ndr). Nella storia della mia carriera da allenatore portare una squadra in Serie B dopo 50 anni non mi capiterà mai più: l’abbiamo fatto grazie ai ragazzi e anche alla presidenza, tutti hanno fatto il loro fatto bene. Non è un caso che io prenda casa in affitto a Lecco pur allenando a Renate, cammino per una città che sento quasi mia: c’è una generazione che ha sognato e questa cosa ce la portiamo dietro. Mi emoziono ogni volta che vengo allo stadio e quando mi fanno il coro alla partita: il calcio è passione ed emozione».












