Evaristo Beccalossi è morto nella notte tra martedì e mercoledì. Il decesso è avvenuto alla clinica Poliambulanza di Brescia, dov’era ricoverato da oltre un anno dopo un malore accusato a gennaio 2025 e un lungo periodo di coma: avrebbe compiuto settant’anni il prossimo 12 maggio. Per il mondo del calcio va via un fantasista irripetibile, che a Lecco aveva vissuto la propria sfida dirigenziale vestendo i panni del presidente durante la breve era Bizzozero.
La Calcio Lecco 1912 ha diffuso una nota e si è stretta «nel cordoglio per la scomparsa di Evaristo Beccalossi, presidente della società tra il 2014 e il 2016, che ha rappresentato con orgoglio e passione i colori blucelesti. Il presidente Aniello Aliberti e tutta la società esprimono vicinanza nel dolore ai suoi cari porgendo alla famiglia le più sentite condoglianze». Prima della partita Lecco-Giana Erminio di mercoledì sera verrà osservato un minuto di raccoglimento.
Il malore
Le condizioni di Beccalossi, come detto, si erano aggravate nel gennaio 2025 a causa di un’emorragia cerebrale che lo aveva colpito improvvisamente. Dopo i primi sintomi confusi, era stato portato d’urgenza alla Poliambulanza di Brescia: la situazione era precipitata in poche ore, con un lungo ricovero in terapia intensiva. Nei mesi successivi era arrivato il risveglio e una parziale ripresa, che tuttavia non era bastata a evitare l’epilogo di questa notte.
Chi era il “Becca”
Da giocatore Beccalossi era un fantasista mancino, molto dotato tecnicamente ma discontinuo nel rendimento: la sua presenza in campo risultava tanto efficace nelle giornate di grazia quanto infruttuosa nei momenti di scarsa vena, al punto da indurre alcuni compagni a dire scherzosamente, prima delle partite, «oggi giochiamo in dieci o in dodici».
Con la maglia dell’Inter raggiunse in totale 216 partecipazioni tra campionati e coppe, firmando 37 reti. Il capitolo più bello porta la data del 28 ottobre 1979: una doppietta nel derby contro il Milan nell’anno dello scudetto. Vinse il titolo di Serie A nella stagione 1979/80 e una Coppa Italia. Non fu convocato per il vittorioso Mondiale 1982, una ferita rimasta aperta.

L’arrivo a Lecco: «Una piazza importante»
Finita la carriera da calciatore, dopo anni nel marketing della Sony e una lunga collaborazione con l’Inter come consulente, nel luglio 2014 diventò supervisore del Lecco; l’11 settembre successivo ne assunse la carica di presidente per volontà del patron Daniele Bizzozero. Beccalossi, come documentammo all’epoca, si presentò con queste parole: «Sono orgoglioso di essere arrivato in una piazza importante come Lecco, che ora deve tornare ad essere la capostipite in provincia. I genitori devono essere stimolati nel portare da noi i loro ragazzini, farli crescere magari con l’obiettivo di arrivare un domani alla prima squadra».
Il biennio bluceleste
Nel campionato di Serie D 2014-2015 la squadra lottò nelle posizioni di vertice, chiudendo amaramente il proprio girone al secondo posto, alle spalle del Castiglione. Analogo risultato venne ottenuto nella Serie D 2015-2016, ove i blucelesti si piazzarono secondi nel proprio girone dietro al solo Piacenza, accedendo ai playoff poi vinti. Beccalossi si dimise nel 2016, dopo un’estate di trambusto che venne seguita dal fallimento decretato dal Tribunale di Lecco, per entrare nei quadri societari del Brera di Milano.
Dopo Lecco: le nazionali giovanili, il libro, la malattia
Nel biennio 2017-2018 fu capo delegazione della nazionale italiana Under 20, rientrandovi nel 2020. Dall’estate del 2018 svolse lo stesso ruolo per l’Under 19. Aveva anche scritto la propria storia, nel libro autobiografico “La mia vita da numero 10”, con la prefazione di Enrico Ruggeri, che a Beccalossi aveva dedicato il brano “Il fantasista” insieme a Meroni, Best e Maradona.
Valsecchi: «Rattristato»
A ricordarlo anche Corrado Valsecchi, tifoso nerazzurro e bluceleste: «La scomparsa di Evaristo Beccalossi mi ha rattristato profondamente. Per me, che sugli spalti di San Siro gridavo insieme a tutti i tifosi presenti allo stadio “Evaristo” mentre assistevo alle gesta sportive di un vero fantasista, un grande talento del calcio Italiano. Poi, un giorno me lo trovo alla Calcio Lecco e iniziamo a sentirci, prima per le sorti della squadra, poi come assessore ai lavori pubblici per lo stadio “Rigamonti-Ceppi”. Abbiamo continuato a sentirci e vederci più volte a Milano: era entusiasta che la squadra di Lecco avesse fatto un percorso di crescita e nell’anno della salita in Lega Pro facemmo un video assieme e lo mandammo a Paolo Di Nunno. Era orgoglioso del Calcio Lecco in Serie B: per lui, amante del bel calcio, l’occasione di vedere la squadra competere in una categoria che apparteneva ad una piazza sportiva che se la meritava. Tuttavia, nonostante il rapporto avuto con lui, l’immagine che ho ferma nella memoria di ragazzo è quella di una partita a San Siro: Evaristo era infortunato e volle assistere alla partita dal vecchio ingresso dei calciatori in campo. Non giocava, ma nello stadio si gridava solo il suo nome: “Evaristo”. Riposa in pace campione!».












