È arrivato in ritiro passando appena da Lecco. Nicola Fasan, seconda punta o trequartista classe 1998, tesserato a titolo definitivo lunedì 20 luglio con contratto fino al 2028 e maglia numero 30, ha conosciuto i nuovi compagni direttamente a Pergine Valsugana. Reduce da una positiva stagione al Latina — 37 presenze, 4 gol e 6 assist agli ordini di Gennaro Volpe, che a Lecco è passato da allenatore — a 28 anni si trova a essere uno dei più esperti di un gruppo che sta cambiando pelle. Nella prima uscita con l’Anaune Val di Non, giovedì, ha risposto con un gol all’esordio.
La prima intervista a Nicola Fasan
Nicola, la tua è stata una trattativa di cui si è iniziato a parlare con anticipo rispetto a quando si è concretizzata, con l’ufficializzazione arrivata a ritiro già cominciato.
«Tutto è iniziato circa dieci giorni fa parlando col direttore. Da lì le cose hanno iniziato a delinearsi, con il passare dei giorni la trattativa si è mossa, si è migliorata, abbiamo parlato di più cose e poi c’è stata la fumata bianca. Sono contento di essere qui».
Sei nato a Montebelluna e hai legato quasi tutta la carriera alla tua terra. La prima esperienza lontano da casa è arrivata solo l’anno scorso, in età matura: scelta personale o mancanza di occasioni?
«Ho iniziato a nove anni a Montebelluna, ho fatto tutto il settore giovanile, a sedici ho esordito in prima squadra e lì sono rimasto otto anni, con una parentesi a Venezia. Poi sono andato a Caldiero Terme: abbiamo vinto la Serie D, mentre l’anno in C purtroppo non è andata nel migliore dei modi dal punto di vista della squadra. A quel punto c’è stata la possibilità di sperimentare, di andare oltre il Veneto: era la cosa di cui avevo bisogno in quel momento, per avere altri stimoli e farmi conoscere anche altrove. Credo che a Latina sia andata bene: individualmente potevamo fare di più, ma la doppia finale di Coppa Italia è stata molto emozionante, il risultato di una stagione altalenante che però ci ha portato a un traguardo che ci siamo meritati».
Ti ricordiamo titolare in un Caldiero-Lecco giocato con il 3-4-2-1, un assetto che quest’anno potresti ritrovare. Cosa vi siete detti con mister Valente prima della firma?
«Abbiamo parlato, ma prima dei moduli e di cose del genere ci sono i concetti di gioco, ed è su quelli che stiamo lavorando. Sono arrivato da tre giorni, stiamo capendo cosa vuole il mister. Che sia 3-5-2 o 3-4-2-1 alla fine cambia poco: l’importante sono i concetti, i movimenti, l’idea di squadra. È la base di tutto».
Entri in un gruppo che sta cambiando i suoi riferimenti, dopo gli addii di Furlan e Battistini. Cosa ti senti di poter portare?
«Guardando i compagni, al momento sono uno dei più vecchi. Quello che posso portare è il mio piccolo bagaglio di esperienza: anche l’anno scorso è stato molto formativo, perché andare a giocare lontano, in un girone nuovo, ti fortifica. Credo di poter dare una mano in campo, ma anche a livello verbale e di tranquillità».
Quali sono le tue caratteristiche? Cosa dobbiamo aspettarci?
«Mi reputo un giocatore tra le linee, oppure esterno d’attacco, o comunque dietro la punta. In carriera ho variato tra gol e assist, un po’ meno gol e un po’ più assist, a essere sincero. Mi piace fare la giocata quando arriva il momento giusto, ma ci saranno anche i momenti in cui battagliare: la mia altezza e il mio fisico non lo permettono troppo, però do tutto anche in quelle fasi lì. L’obiettivo alla fine è vincere da squadra, quello rimane».
Presidente e allenatore hanno fissato il traguardo nelle prime cinque posizioni. Cosa serve a questa squadra per avvicinarsi alle più attrezzate?
«Ribadisco anch’io che l’obiettivo è quello, andare tra i primi cinque, e poi tutto quello che viene in più è benaccetto. Secondo me ci vogliono tranquillità, coraggio e personalità per giocare in quei piani alti: sono le tre parole che per me contano di più».
Un pensiero sull’ambiente: hai già conosciuto lo stadio da avversario.
«L’anno scorso a Latina ho fatto uno step in più a livello di pressione. Avendo giocato contro il Lecco due anni fa avevo già visto il clima e l’atmosfera che si vivono allo stadio con i tifosi: ci ho messo poco a convincermi di venire qui. Il campo devo ancora calpestarlo, perché sono arrivato direttamente in ritiro, ma mi hanno detto che è ottimo. Credo che con le nostre potenzialità potremo fare grandi cose».










