Alla fine è giusto che vada così. Due partite da «titolare inamovibile», tre tiri e tre gol. È quello che Simone Andrea Ganz ha fatto per tutta la vita: attaccante di razza abilissimo nel trovare lo spazio giusto in cui collocarsi o la profondità da attaccare per buttarla dentro con una costanza invidiabile. Poi, e si sapeva, fare il lavoro sporco non è esattamente nelle sue corde, anche se talvolta s’è adattato a farlo nei momenti di necessità. Ma basta dare uno sguardo rapido ai numeri della sua carriera per capire che “El segna semper lu” è etichetta applicabile a lui come si faceva con papà Maurizio, raggiante sulla tribuna del “Mario Sandrini” di Legnago. Movenze e fiuto li accomunano, in più ogni palla messa in fondo alla rete è una piccola-grande rivincita contro il patron Paolo Leonardo Di Nunno e quel «mezzo ciuccio» proferito ingiustamente a favore di telecamera a ottobre. L’esultanza è lì da guardare, del resto. E fa parte del giusto ordine delle cose, perché è la risposta di un attaccante che ha sempre saputo fare il proprio mestiere.

Simone Andrea Ganz: la carriera
Sottovalutati, in partenza, decisivi
Il mercato, si sa, avrebbe potuto portarsi via Ganz e non solo. Il Lecco in estate ha ritrovato Luca Giudici e, soprattutto, l’ha ritrovato nella sua forma migliore. Strappi, qualità, assist e gol: 5 per la prima voce e 3 per la seconda, con il rigore procurato a Legnago grazie a velocità e malizia. Tante volte ti dimentichi anche che sia un titolare della squadra: eppure sono 48% minuti giocati, 52% di gare disputate da titolare, 28% di partecipazione ai gol; mica male per uno che convive con qualche noia muscolare sin dal ritiro. Possiamo poi parlare di Filippo Lora, che nel suo Veneto ha preso per mano Kraja, fino a quel momento spaesato, e il resto della squadra, scaricando in campo qualità, temperamento e la giusta dose di rabbia: del resto spesso ci si dimentica di una partenza di stagione ottima e di una carriera frenata da tre-crociati-tre rotti ai tempi di Cittadella, quando gli era stato cucito addosso il vestito del predestinato. Lui con Ganz ha condiviso varie annate nelle giovanili del Milan, fino a diventare i perni di una Primavera dal tasso tecnico elevatissimo: entrambi avrebbero dovuto salutare a gennaio, invece nessun discorso in uscita ha mai preso piede e ora mister Luciano De Paola può godersi due giocatori rimasti sul pezzo nonostante la posizione in bilico.
C’è, comunque, tutto un battaglione di over rivitalizzati: Battistini, al netto dell’errore commesso a Salò, ha recuperato lo smalto dei tempi piacentini, Marzorati, se sta bene dal punto di vista fisico, è insostituibile, Merli Sala nel gioco fisico difficilmente perde un duello, Celjak è tornato a brillare con due assist negli ultimi 180′, Pissardo ha iniziato il 2022 con livelli di rendimento da categoria superiore. Per tutti, tra Triestina e Legnago, è tornato il momento di applausi e lodi. Arriverà anche il tempo di Morosini, che nei piedi e in testa ha tutta la qualità necessaria per prendere il posto di Iocolano ma deve ancora trovare continuità e fiducia nelle giocate che può proporre. Peccato per Zambataro, che si dovrebbe rivedere in primavera.
Il Lecco viene sempre citato per la grande qualità della fazione under della rosa, probabilmente la migliore di tutto il girone “A”, ma la partita di Legnago ha detto che gli over sono quelli giusti per aiutare i ragazzi a fare un ulteriore salto di qualità. E se i blucelesti diventassero gli outsider del girone di ritorno? Del resto qualche caratteristica in comune con l’Albinoleffe ammirato durante la scorsa primavera c’è. Il segreto sarà quello di ragionare partita per partita, senza mettere inutile pressione addosso a un gruppo che deve vivere di entusiasmo per rendere al 100%. E in riva al lago più di una volta ha tirato aria di sorpresa quando meno era preventivabile.












