Giudicare il risultato di una partita dai calci di rigore non ha, di per sè, troppo senso. È un’appendice che con i novanta minuti precedenti c’entra poco o nulla nulla con i puri valori espressi fino a quel momento. Il dato che resta è anche un altro: il Lecco non supera un turno di Coppa dal 2019. Sette anni davanti a una porta chiusa, per una competizione che mette in palio un trofeo e punti per la griglia playoff. Nel 2027, poi, cadranno i cinquant’anni dalla Coppa Italia Semiprofessionisti e dalla Coppa Anglo-Italiana del 1977, gli unici due trofei della storia bluceleste in campo nazionale e internazionale. Chiudere quel cerchio sarebbe stato bello e doppiamente significativo.
Quello che ha detto la partita con il Desenzano
Rispetto al test con l’Inter U23, per fare un raffronto, il progresso c’è stato. Il Lecco ha avuto le occasioni migliori — quella di Bonaiti al 9′ del primo tempo, quella enorme di Galeandro all’8′ della ripresa — e venti minuti di predominio iniziale riconosciuti anche da mister Marco Gaburro, tecnico del Desenzano che ora sfiderà il Trento. L’altra immagine da tenere è Urso, pungente su entrambi i lati del campo: l’occasione al 43′, la spazzata al 47′ a pochi metri dalla linea e una diagonale molto efficace su Biondi lanciato a rete. Tutto questo a un livello di condizione che stimiamo attorno al 30-35%, dopo settimane da fuori lista alla Reggiana. Salirà rapidamente, come già tra febbraio e marzo.

Un problema strutturale
Domenica sera il Lecco non aveva dal primo minuto Urso e Metlika, non aveva Kritta, non aveva nemmeno Mallamo, fermato all’ultimo da un virus intestinale. Quattro titolari, di fatto. Quando i primi due sono entrati, l’inerzia della partita è tornata dalla parte bluceleste, seppur per pochi minuti prima che il giusto rosso sventolato a Sinn ne cambiasse ancora la dinamica.
Il problema rimane strutturale. C’è quella fisica, perchè mancano centimetri come abbiamo già avuto modo di sottolineare: anche con Metlika, Kritta, Mallamo e Urso in campo non saremmo di fronte a giocatori di statura elevata, e in questa categoria il fattore fisico–muscolare pesa parecchio. C’è poi quella tipologia di struttura che non rientra nei parametri misurabili con metro e Gps, combaciando con carisma, personalità, esperienza: giocatori che si mettano in prima fila e rompano il vento che, prima o poi, in ogni stagione arriva in faccia, facendone arrivare il meno possibile ai più giovani del gruppo.

Carenze che ci sono in tutti i reparti. Nel reparto offensivo Furrer non è una prima punta, mentre Parker ha calciato malamente anche il rigore poi risultato decisivo, mentre Battimelli è un 2005 che rappresenta una scommessa. In mediana manca un leader assoluto — e chiaramente pesano le incertezze su Metlika, anche se il Bari ha preso Mendicino in quel reparto, così come su Kritta — per quanto i vari Pellegrino, Bonaiti e Moutassime abbiano avuto qualche lampo, mentre in difesa le lacune numeriche sono parecchie, al netto dell’impiego dei giovani. Tutti elementi che influiscono sull’umore di una piazza scottata dagli ultimi mesi: dopo la precedente buona annata, la speranza era quella di vedere un gruppo irrobustito con pochi acquisti mirati per provare a stare nel lotto — molto piccolo, per giunta — di coloro che vogliono dare l’assalto alla Serie B; al contrario, è arrivato uno smantellamento dell’ossatura dell’ultima rosa seguito da una lenta e faticosa ricostruzione dell’organico.
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Consigli per gli acquisti
Buttando l’occhio nella lista fornita da Transfermartk che tiene conto degli svincolati dopo gli ultimi campionati di Serie B e Serie C, la lista dei “consigli per gli acquisti” è la seguente.
In difesa qualcosa c’è. Nel solo girone A figurano diciotto svincolati, tra cui centrali di ruolo come Salvatore Boccia (25 anni), Riccardo Ori (22), Davide Bertoncini e Michele Rigione (35), oltre agli esterni Gabriele Ferrarini (26), Matteo Anzolin (25) e Guillaume Renault (24). Nella stessa lista, per inciso, compare anche Luca Marrone, il nome circolato una settimana fa e presente anche sul tavolo bluceleste.
A centrocampo l’offerta si assottiglia. Tra i profili più quotati del girone A c’è Marco Moscati, 33 anni, che il Lecco segue da tempo; dietro di lui una manciata di under 25 senza esperienza consolidata e qualche over 30 in cerca di ultima corsa. Allargando ai gironi B e C i nomi salgono di livello — Petermann, Luperini, Baldassin, Antonucci, Żurkowski — ma salgono anche gli ingaggi, e diventano nomi da squadre di vertice. Matteo Ricci, invece, è diretto a Catania.
In attacco, c’è complessivamente poco. Nel girone A tra gli attaccanti senza contratto c’è anche Anas Alaoui, cioè la punta che il Lecco ha appena liberato; gli altri sono Tommy Maistrello (33 anni), Sebastiano Svidercoschi (27), Yves Baraye (34) e Lorenzo Catania (27). Allargando la ricerca a tutta la Serie C il quadro restituisce: Cedric Gondo (29), Stefano Okaka (37), Tim Väyrynen (33), Roberto Inglese (34), Christian Gytkjaer (36), l’ex Giacomo Beretta (34). Quasi tutti over trenta, tanti verosimilmente fuori portata per la fascia di ingaggi sostenibile in via don Pozzi.
Una punta di comprovato valore è stata promessa dal presidente Aliberti, in ogni caso, è in questo elenco non sono chiaramente compresi coloro che sono in uscita dalle rispettive società. Un nome facile? Alex Rolfini del Catania, già preso in considerazione a gennaio così come nella campagna invernale del 2025. Mancano giocatori e mancano anche due settimane per chiudere tutte le operazioni.
Due acquisti in arrivo e le uscite “green”
Qualcosa, però, si muove. Da quanto raccolto in esclusiva da lcnsport.it, il club conta di annunciare due nuovi acquisti in breve tempo: tutto subordinato al completamento delle visite mediche, chiaramente. Valente aveva definito quella appena iniziata una settimana importante per il mercato: ogni promessa è debito.
Sul fronte opposto restano da formalizzare le uscite dei giovani Daniele Papotti, verso il Brusaporto in Serie D, e di Federico Arena, atteso alla Primavera del Bologna: domenica il secondo era comunque in tribuna e vestito con la divisa di rappresentanza.
Il nodo abbonamenti
Chiudiamo con quello che sta succedendo fuori dal campo, perché è un tema sentito e ha un risvolto verso il debutto di sabato sera con l’Arzignano Valchiampo.
Partiamo da domenica sera. Al nostro arrivo allo stadio, verso le 20.20, la coda fuori dalla biglietteria Nord c’era già, e l’abbiamo inizialmente data per fisiologica. Poi il problema alla stampante ha generato attese, tensione, nervosismo, e qualcuno se n’è andato: svariate le segnalazioni che abbiamo raccolto da parte di tifosi scontenti. Si può obiettare che l’online esista — ma con chiusura della finestra alle 20 — e si possa sfruttare proprio per evitare code, ed è anche vero. Ma il servizio fisico allo stadio rimane imprescindibile e dev’essere per forza di cose efficiente: ogni biglietto perso rappresenta un’occasione mancata.
C’è poi il capitolo abbonamenti, e qui le segnalazioni sono numerose e diffuse: da Calolzio a Villa d’Adda, dalla Brianza alla Valtellina, diversi tifosi che hanno rinnovato — alcuni il giorno stesso dell’apertura della campagna —, ma non hanno ancora ricevuto nulla a casa.
Su questo la posizione della società, che abbiamo contattato, è chiara e da conoscere: tutti coloro che hanno sottoscritto l’abbonamento hanno già ricevuto il titolo di accesso in formato digitale, via e-mail e disponibile sul proprio profilo Vivaticket, ed è quel titolo — valido per l’intera stagione — a consentire l’ingresso allo stadio. La fidelity card «arriverà», ma trattandosi di spedizioni effettuate dalla stessa Vivaticket il club non è in grado di indicare una tempistica; seguiranno informazioni sul tema, come sui dati finali della campagna abbonamenti.












