Un incontro casuale sul campo del Bione diventa l’occasione per un aggiornamento sui piani presenti e futuri in casa Calcio Lecco 1912. Il presidente Aniello Aliberti, dopo qualche mese di silenzio, ha risposto lunedì sera alle domande di LCN Sport sul momento della squadra, sugli arbitraggi e soprattutto sul futuro societario: il Lecco ha due trattative aperte con altrettanti fondi d’investimento, le indiscrezioni che lo accostano a capitali russi sono per lui prive di fondamento, e la sua permanenza in questo periodo non è in discussione.
«Non ho mai avuto dubbi su questa squadra»
Il bilancio parte dal campo, a pochi giorni dallo 0-5 del “Piola”: alla decima giornata i blucelesti sono a 13 punti, in zona playoff. Aliberti rivendica una sua fiducia mai venuta meno: «Io non ho mai avuto dubbi su questa squadra. Siamo partiti, purtroppo, con tutta la parte dell’attacco infortunata e quindi abbiamo sofferto, però la squadra ha sempre giocato bene». E alza l’asticella del giudizio: «Per quanto mi riguarda, io non ho visto altre squadre giocare come giochiamo noi».
Il presidente ricorda le tre gare in cui il Lecco ha incassato il gol «a dieci secondi, non dieci minuti, dieci secondi dalla fine», e indica la più amara: il 2-2 con l’Union Brescia del 4 ottobre. «Alla fine abbiamo perso due punti, però il calcio è così».
Arbitri e Fvs: «Con chi ci lamentiamo?»
Sugli episodi arbitrali contestati delle ultime settimane, Aliberti sceglie una linea più disillusa che battagliera. La sua lettura è quasi statistica: quando l’arbitro è lontano dall’azione il Fvs corregge, quando è vicino no. «Se l’arbitro è lì vicino e non ha dato la punizione, lo può rivedere mille volte, lui non torna su se stesso».
Da qui la scelta di non alzare la voce, che il presidente motiva con il rischio di sanzioni e con l’impossibilità di cambiare un risultato già scritto: «Ci lamentiamo. Con chi? […] La partita è finita, è chiusa». Il nodo, per Aliberti, è la qualità della direzione di gara più che lo strumento: «Mi dispiace che pur avendo messo a disposizione il supporto tecnologico, non lo si utilizzi come si deve» nonostante il potenziamento con le telecamere posizionate sui sedici metri.

La società: due fondi al tavolo
Il cuore dell’intervista è il futuro del club. Aliberti riavvolge il nastro fino al suo ingresso, quando l’iscrizione si giocò in una corsa contro il tempo: «Io intanto ho rilasciato una fideiussione nel giro di 24 ore, altrimenti si giocava in Eccellenza». Già allora, spiega, aveva messo in conto la ricerca di nuovi soci, perché sostenere il club da solo è «un costo molto alto per un solo presidente, per una sola persona». Un tema che aveva rilanciato anche nella conferenza di fine stagione del 26 maggio.
Oggi quella ricerca ha due interlocutori concreti. «Abbiamo due trattative in ballo, però sono sempre lunghe perché sono fondi di investimento», che vogliono capire «la conduzione della società, i costi, i ricavi e tutto il resto». Il primo tentativo, precisa, era stato rivolto al tessuto economico lecchese, senza esito: «La prima proposta è stata mossa verso gli imprenditori di Lecco ovviamente, però faranno altre cose». Resta il ringraziamento alle 30-40 persone, titolari d’azienda e non solo, che affiancano il club: «Li ringrazierò sempre per quello che fanno per la Calcio Lecco».
L’unico paletto riguarda la formula. Aliberti non cederebbe a chi pretendesse il 100% come condizione, ma accoglierebbe anche più soci di minoranza: «Se trovo altri soci, anche due o tre con quote piccole, io vado avanti perché è un progetto che mi piace».
La smentita sulle voci russe
Netta, invece, la risposta sulle indiscrezioni che accostano al Lecco il proprietario del Pafos, il club cipriota. Aliberti le ha smentite con forza, e con loro il presunto incontro recente in occasione di Atalanta-Pafos: «Io non lo conosco». Nessuna chiusura di principio, però, verso un eventuale interessamento: «Ci dovesse essere poi un interesse, ma ben venga, si faccia avanti».
La ristrutturazione delle giovanili
La chiusura torna al Bione e ai ragazzi, che Aliberti indica come la vera ragione per cui resta: «La passione che mi muove e che mi fa restare qui, credetemi, è principalmente legata a questi ragazzi, ai giovani». Dopo il terremoto estivo nel settore giovanile, la società ha affidato l’attività di base a Roberto Fumagalli e ha stretto un accordo con il Comune di Oggiono. «Abbiamo dovuto dare comunque un inquadramento professionale a quella che è anche l’attività di base», spiega Aliberti, che parla di «una persona altamente qualificata che sta lavorando benissimo» e di una riunione in corso proprio ieri sera per valutare le affiliate e le società del territorio. Nessuna critica al passato, ma una distanza da colmare: «Con questo non voglio dire che negli anni passati sia stato gestito male […] però la società era più lontana».












