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Lascia o raddoppia?

Permane una coltre di silenzio tra via Don Pozzi e Cormano, i due snodi dell’attività bluceleste. Sul tavolo del patron Di Nunno non sono arrivati i soldi richiesti, ma non si può aspettare troppo

Paolo Leonardo Di Nunno, patron della Calcio Lecco 1912 BONACINA/LCN SPORT
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Continua a filtrare poco, pochissimo, dalle parti di via Don Pozzi e Cormano, i due centri nevralgici della Calcio Lecco 1912. Quel poco spiega che nel Milanese ci si sia presi del tempo per capire cosa fare della società bluceleste: tenere, vendere o aspettare l’ingresso di nuovi soci. Lasciare o raddoppiare, anche perché l’ultimo risultato sportivo ha avuto le sfaccettature dell’impresa sportiva per come si era messa la situazione in inverno. L’attività lavorativa dell’Elettronica Videogames, azienda madre della famiglia Di Nunno nonché cassaforte all’interno della quale è inserita la società dell’Aquila, è ripresa a viaggiare su ritmi migliori rispetto a quelli di qualche settimana fa, come da affermazione pubblica fatta dal vicepresidente Gino Di Nunno nei giorni scorsi e questo rafforza un concetto che abbiamo sovente espresso: l’apertura alla cessione c’è, il valore stimato della società è di due milioni di euro trattabili, ma questo passaggio non avverrà a ogni costo.

Vero è che i guai di salute del patron Paolo Leonardo Di Nunno hanno definitivamente spalancato una porta rimasta socchiusa per cinque anni, ma anche che non sarebbe ancora entrato un interlocutore desideroso di mettere sul tavolo i danari richiesti. E anche che l’unico passo un po’ più concreto, con tanto di “accesso agli atti”, è stato fatto dall’impresa italoamericano svariate settimane fa, mentre con il patron della Tritium Marco Foglia il dialogo si sarebbe svolto in maniera informale. In entrambi i casi non si è andati oltre, almeno per ora.

Doppio taglio

Che la proprietà abbia interesse a prendere tempo è lecito, dal suo punto di vista. Ma è un atteggiamento che, inevitabilmente, crea tensione. La crea nei tifosi, ovviamente, ma anche a chi ha lavorato in questi mesi nelle stanze e sul campo del “Rigamonti-Ceppi”: sono tutti in attesa di capirne di più, di certo gli addii di Domenico Fracchiolla, che si era preso dieci giorni di tempo dopo la risoluzione contrattuale avvenuta il 2 maggio, e mister Luciano De Paola non hanno aiutato a sedare. Oggi il Lecco è senza il dirigente che ha organizzato il lavoro in via Don Pozzi, senza l’allenatore che ha risollevato la squadra nel momento di maggior difficoltà e con un lungo elenco di dipendenti in scadenza di contratto. Diciamo dipendenti in senso generale perché, oltre ai giocatori, c’è tutto l’argomento staff e settore giovanile da tenere in grande considerazione. E tutto fa pensare che oltre la fine di maggio non si possa proprio andare prima di poter sciogliere ogni riserva. Sempre che non sia già troppo tardi: chi avrà delle proposte interessanti nei prossimi giorni, giustamente le valuterà a fondo.

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