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Calcio

Non è tanto una questione di soldi

Dal 1 maggio, giorno di Lecco-Pro Patria, la storia bluceleste è entrata in stand-by: salutati Fracchiolla e De Paola, il Lecco rischia di perdere anche altri senatori in vari campi

Il Lecco esce dal campo dopo la sconfitta con la Pro Patria nei play off BONACINA/LCN SPORT
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Serata del 18 maggio 2022. Alla fine, dopo tante voci in senso contrario, la Calcio Lecco 1912 è ancora nelle mani della famiglia Di Nunno, patron Paolo Leonardo in testa al gruppo. Due milioni trattabili, questa la richiesta per arrivare ad acquisire la maggioranza della società di via Don Pozzi, oggi orfana di direttore sportivo, passato alla Virtus Francavilla, allenatore, ambito da tre realtà di terza serie come da anticipazione comparsa su queste colonne virtuali, e con tante situazioni da definire tra staff (tecnico-medico-dirigenziale) e pure settore giovanile, dov’è partita la ricerca di nuovi da dirigenti da affiancare a una struttura che ha saputo lavorare più che bene con il budget messo a disposizione ma dev’essere potenziata. Non sono troppe le certezze per una società chiamata a dar vita a un nuovo ciclo sportivo, che ha nove giocatori sotto contratto, oltre al giovane Longo in arrivo dall’Arconatese, ma di fatto non sa ancora chi dovrà assemblare un gruppo che rischia di perdere tanti dei senatori del recente passato. «L’orizzonte non è nero», ha detto il vicepresidente Gino Di Nunno a “La Provincia di Lecco” in settimana, ma ai più sono dichiarazioni interlocutorie, anche per prendere un po’ di tempo. Quel prendere tempo che ha portato alla fuoriuscita degli elementi di spicco di cui sopra.

Nove giocatori per ripartire

Allo stato attuale, tra giocatori in scadenza e coloro che rientreranno dai vari prestiti, la prossima rosa bluceleste ripartirebbe da una base di partenza abbastanza scarna: Marco Pissardo (24), Matteo Battistini (28), Vedran Celljak (30), Patrick Enrici (21), Erald Lakti (22), Gian Marco Nesta (22), Ermes Purro (22), Mattia Tordini (19) e Nicolò Buso (22). E poi è cosa nota la chiusura con l’ex Monza Stefano Longo (20), 9 gol e 2 assist in 31 presenze con la maglia dell’Arconatese. Dieci elementi, al netto dei ritorni dai prestiti dei vari FerraraBiaMalinverno e via dicendo, dai quali ripartire. Sempre che qualcuno di questi non torni all’ombra del Resegone con la voglia di chiedere la cessione, fattore di cui si parla troppo poco ma che potrebbe anche tramutarsi in realtà. Tante volte è stato detto e tante volte lo ripeteremo, anche a rischio di diventare ridontanti: chi prenderà in mano le redini della situazione? Per la prima volta in cinque anni di gestione Di Nunno, infatti, ci si affaccia alla nuova stagione senza saperlo: a metà maggio, magari, non c’erano contratti firmati, ma la ridda intorno alla società bluceleste era notevole. Oggi c’è solo un gran silenzio, dalle parti di via Don Pozzi.

«Ma il Lecco cosa fa?»

Ed è quel tipo di silenzio che tende ad agitare una piazza già un scottata dagli addii degli elementi cardine: basta percorrere le vie della città per percepire una certa attenzione (e tensione) per le attuali vicende blucelesti, che sono controllate, a una distanza un po’ eccessiva, anche dall’amministrazione comunale. «Ma il Lecco cosa fa?» è la domanda che quotidianamente ci viene rivolta dagli affezionati, ma pure dagli addetti ai lavori di altre società sportive. Il rischio, concreto, è quello di veder partire anche gente come Andrea Malgrati, Ivan Merli Sala, difatti i due hanno messo pubblicamente in dubbio la loro permanenza, e Simone Andrea Ganz, per dire tre elementi che in modi diversi hanno segnato la storia recente dell’ultracentenaria società bluceleste, che si affaccia al 110° anniversario di vita, il centesimo dello stadio “Rigamonti-Ceppi”.

Sicuramente quella economica è (e sarà sempre) una componente fondamentale per una società professionistica, ma oggi le richieste della piazza sono legate alla necessità di sapere «di che morte dobbiamo morire»: si prospetta una stagione di lacrime e sangue? Va bene, non è la prima volta che da queste parti bisogna lottare su ogni centimetro di campo per guadagnarsi la salvezza, del resto la capacità di sofferenza fa parte del dna lecchese dalla notte dei tempi e i libri sulla storia bluceleste sono pieni di esempi in tal senso. Il tiro e molla del «vendiamo, ma forse no» potrebbe anche protrarsi fino alla fine del mese, ma questa volta non basterà una chiamata all’amico Fracchiolla per recuperare il tempo perso: l’uomo delle imprese, perché questo è stato a Lecco, ha traslocato altrove e non farà più parte della gestione quotidiana di un ambiente che spesso è stato una polveriera, non esploso anche grazie a un gruppo che è stato in grado di sopravvivere al fuoco amico. Poi, le due premature uscite dalla corsa play off hanno buttato dell’ombra su un lavoro che, preso nella sua complessità, è stato svolto in modo ottimale e difatti ha prodotto risultati sotto tanti punti di vista. E poi si fa il nome di mister Alessio Tacchinardi, che torna ciclicamente sulle cronache sportive ogni qualvolta in cui panchina bluceleste è vacante, anche se va detto che un anno fa, giusto di questi tempi, fu veramente vicino a tornare in sella. Non è tanto una questione di soldi, ma d’idee e programmi che oggi non si vedono all’orizzonte.

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