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Addio a Beppe Savoldi, il leggendario Mister Due Miliardi che portò il grande calcio a Lecco

Scomparso a Ponteranica il leggendario “mister due miliardi”: lui e il figlio Gianluca hanno lasciato un segno tangibile nell’ultracentenaria storia bluceleste

Giuseppe "Beppe" Savoldi
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Tempo di lettura 6 minuti

Il mondo del calcio italiano subisce un brutto colpo. Giuseppe “Beppe” Savoldi, l’uomo che per primo abbatté la barriera psicologica e finanziaria dei due miliardi di lire, si è spento all’età di settantotto anni a Ponteranica, vicino alla sua Bergamo, circondato dall’affetto della famiglia e dei suoi cari. Per la città di Lecco la figura di Savoldi non rappresenta solo un’icona del calcio che fu, ma il simbolo di una rinascita tecnica che, nei primi anni novanta, portò i tifosi blucelesti a sognare una promozione in Serie C1 sfiorata con una squadra ricordata ancora oggi con affetto. La sua dipartita è stata annunciata dal figlio Gianluca attraverso un toccante messaggio sui social network.

Dalle origini a Ponteranica al basket come segreto del successo

La storia di Giuseppe Savoldi, per tutti Beppe, inizia in un’Italia che cercava di ricostruirsi nel secondo dopoguerra. Nato a Ponteranica, ha sempre mantenuto un legame viscerale con la sua terra bergamasca, pur diventando un cittadino del mondo grazie al calcio. Tuttavia, il segreto della sua incredibile capacità di svettare sopra i difensori avversari risiede in un altro sport: la pallacanestro. Savoldi praticò il basket ad alti livelli nell’Alpe Bergamo parallelamente all’attività calcistica, abbandonando il parquet solo dopo il suo primo anno in prima squadra all’Atalanta. Un’eredità portata anche sul campo da calcio vista l’abilità nel gioco aereo.

L’esordio nell’Atalanta nel 1965 a soli diciotto anni segnò l’inizio di una ascesa inarrestabile. In quel triennio iniziale con la maglia della Dea, Savoldi collezionò 57 presenze e 17 reti, segnando il suo primo gol in Serie A contro la Lazio nell’ottobre del 1966. Queste prestazioni attirarono l’attenzione del Bologna, che nel 1968 decise di puntare su di lui per sostituire icone del passato e costruire un nuovo ciclo vincente sotto le Due Torri. Fu proprio a Bologna che Savoldi divenne una leggenda, vincendo la classifica marcatori della Serie A nella stagione 1972-1973 con 17 reti e conquistando due edizioni della Coppa Italia.

Mister Due Miliardi

Il trasferimento di Savoldi dal Bologna al Napoli nel luglio del 1975 rimane uno dei momenti spartiacque della storia del costume italiano, oltre che del calcio. La cifra totale dell’operazione, stimata in due miliardi di lire, comprendeva un miliardo e quattrocento milioni in contanti più le cessioni del “nostro” amato Gringo Sergio Clerici e della metà di Rosario Rampanti. In un periodo di grave recessione economica e di austerity, tale esborso scatenò accese polemiche sociali. I sindacati dei netturbini di Napoli, che lottavano per il pagamento degli stipendi arretrati, usarono la cifra spesa per Savoldi come simbolo di una sperequazione inaccettabile, sostenendo che con metà di quei soldi si sarebbero potuti risolvere i problemi salariali della categoria.

Tuttavia, la passione viscerale della città di Napoli per il calcio ebbe la meglio sulle istanze di protesta. L’entusiasmo per l’acquisto di quello che era considerato il miglior centravanti italiano portò alla sottoscrizione di ben settantacinquemila abbonamenti entro la fine di agosto, garantendo alla società un incasso di tre miliardi di lire, che di fatto ammortizzò l’investimento in pochissimo tempo. Savoldi onorò la maglia azzurra segnando 55 reti in campionato in quattro stagioni, ma il soprannome di Mister Due Miliardi gli rimase incollato per sempre.

Il rapporto con la Nazionale

Nonostante una prolificità che lo vede oggi al quindicesimo posto nella classifica marcatori all-time della Serie A con 168 gol complessivi, Savoldi non ebbe mai un rapporto fortunato con la maglia azzurra della nazionale maggiore. Le sue presenze si fermarono a quattro, con una sola rete realizzata su rigore contro la Grecia nel 1975. Lo stesso Savoldi, in anni successivi, spiegò questa anomalia statistica con la politica dei clan che dominava le convocazioni dei commissari tecnici dell’epoca. Secondo il bomber, gli allenatori preferivano convocare blocchi di giocatori provenienti dalle grandi squadre come Juventus, Torino o Lazio per mantenere gli equilibri dello spogliatoio, penalizzando chi, come lui, giocava in piazze importanti ma non centrali nelle dinamiche politiche federali. Questa esclusione dai grandi palcoscenici mondiali rimase uno dei pochi rimpianti di una carriera altrimenti straordinaria, ma non scalfì minimamente la stima che l’intero mondo del calcio nutriva nei suoi confronti.

L’arrivo a Lecco e la stagione 1992-1993

Per tutti i tifosi blucelesti il nome di Beppe Savoldi è indissolubilmente legato alla stagione 1992-1993. In quell’anno, la presidenza di Lorenzo Cariboni decise di affidare la panchina a un uomo di grande carisma e competenza tecnica. Savoldi non deluse le aspettative, costruendo una squadra offensiva: il gioco del Lecco sotto la sua guida era moderno, basato su cross continui dalle fasce, con uno scattante Pasino sulle fasce, che cercavano sistematicamente la torre Enrico Sambo.

La squadra era solida e ambiziosa, costruita con sapienza da Claudio Gentile. Nelle prime dieci giornate di quel campionato di Serie C2 il Lecco rimase imbattuto, dimostrando una superiorità tattica che faceva presagire un traguardo storico. La prima sconfitta arrivò solo a Cento, in una partita maledetta e ancora oggi parecchio citata durante la quale i blucelesti, rimasti in nove uomini, subirono due reti nel tempo di recupero che ribaltarono il punteggio finale sul 3 a 2. Nonostante questo episodio, il girone di andata si chiuse con un secondo posto carico di promesse, con 22 punti conquistati e la vetta occupata dal Mantova a sole sei lunghezze di distanza.

Purtroppo, il girone di ritorno non mantenne lo stesso ritmo di quello di andata. Con soli 17 punti raccolti nella seconda parte della stagione, il Lecco scivolò lentamente fuori dalla zona promozione. Il quinto posto finale con 39 punti lasciò un sapore agrodolce: da una parte la consapevolezza di aver espresso un calcio tra i migliori della categoria, dall’altra il rammarico per aver sfiorato una promozione che, con un briciolo di incisività in più nelle partite chiave, sarebbe stata ampiamente alla portata. Anche il percorso in Coppa Italia Serie C fu degno di nota, con il Lecco capace di eliminare Leffe e Aosta prima di arrendersi nel terzo turno al Como, al termine di due derby intensi e combattuti.

La Calcio Lecco 1912 «esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Giuseppe Savoldi, allenatore del Club nella stagione 1992/93, e si stringe alla famiglia in questo momento di dolore».

Gianluca Savoldi e la promozione in Serie C1

La storia della famiglia Savoldi con il Lecco non si è chiusa con l’esperienza di Beppe in panchina. Anni dopo, tra il 2007 e il 2009, il figlio Gianluca Savoldi ha vestito la maglia bluceleste come attaccante, portando nuovamente quel cognome prestigioso a risuonare tra le mura dello stadio “Rigamonti-Ceppi”. Gianluca arrivò a Lecco con un bagaglio di esperienza notevole, avendo giocato in Serie A con la Reggina e in Serie B con Napoli, Cosenza e Avellino. Dopo aver ottenuto la promozione dalla Serie C2 segnando anche il gol nella finale d’andata dei play off disputata a Crema, anche in Serie C1 Gianluca fu il miglior marcatore della squadra, ma i suoi gol non bastarono per evitare l’immediata retrocessione dopo i play out persi con la Paganese, risultato poi sanato dal ripescaggio.

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